16 Maggio 2026
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Isidoro Izzo: “Papà spero che tu possa essere fiero di me”

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La tigre di Torre del Greco si confessa in esclusiva per Footballweb

Secondo quanto riportato da illustri medici pare che almeno mille siano i sogni fatti ogni anno da un soggetto adulto e che quasi tutti siano dimenticati. Nel caso di Isidoro Izzo non è propriamente così in quanto, almeno uno, alberga in lui sin da quando era piccino. Un sogno diventato poi felicemente realtà. Da grande voleva diventare un calciatore: sacrifici e sofferenza ma anche grandi soddisfazioni. Due cugini come lui, una famiglia innamorata del pallone. Isidoro ha le idee chiare ed un solo obiettivo, poter calcare il manto erboso di in un campo di calcio. Una storia lunga, meglio iniziare. Seguiteci e non ve ne pentirete. Akira Kurosawa diceva che l’uomo è un genio quando sogna, Isidoro, sin dall’età di tre anni, ha già smesso e pensa come affermarsi. Ha addosso la sua prima maglia di calcio, quella della rinascita di Torre del Greco. Il suo più grande estimatore ? Il padre Ciro che stravedeva per il suo piccolo campioncino.

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Nove anni nella sua città natale poi il grande salto. Destinazione Napoli, il sogno che si avvera. Venti milioni il costo del trasferimento all’ombra del Vesuvio. Con il Napoli fino agli allievi nazionali, poi nel duemila viene acquistato dalla Salernitana, ha addosso la maglia granata della primavera con mister Provenza. Tra i classe 1982 e 1983, Isidoro era tra i più piccoli del gruppo. A casa tutti sono contenti. Giusto così. In agguato ci sono sempre gli imprevisti e quelli sia nel calcio che nella vita di tutti i giorni non mancano mai. Papà Ciro si ammala e deve fare il primo trapianto di midollo. Isidoro si sente crollare il mondo addosso, il calcio è importante ma mai quanto la famiglia. Segue il padre da vicino e per sei masi lascia gli allenamenti. La mente non è sgombra, il dolore la pervade e non lascia spazio ad altri sentimenti. Mister Provenza cerca di aiutare Isidoro e gli propone di seguirlo ad Angri. Si cerca una strada per dimenticare ma non è facile. Giunge nella nuova destinazione dopo il trapianto del midollo del padre. Con la testa altrove e sovrappeso. Papà Ciro e Mamma Concetta stanno a Genova, Isidoro vive da solo e da solo deve scegliere il suo futuro. Con i grigiorossi sei presenze presenze ma mister Provenza lo restituì al calcio mettendolo in condizione di rientrare in gioco e riportandolo di nuovo in forma fisica. Il padre, la sua fonte di ispirazione, sarà, gioco forza, anche determinante per la sua carriera. Nel 2004 Ciro Izzo lascia la vita terrena. Isidoro ha un vuoto incolmabile e cerca di riempirlo con il calcio ma non sarà più la stessa cosa. Ciro Izzo era un uomo di calcio che per vent’anni è stato presidente di una scuola per campioncini in erba tra le più importanti con cinquecento iscritti ogni anno. Perchè il calcio e non un’altro sport? “Ho scelto di fare il calciatore per la passione trasferitami da mio padre Ciro Izzo presidente della gloriosa Rinascita TDG che ha lanciato tanti calciatori tra cui Luigi Sepe e numerosi altri”.

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A chi devi dire grazie e a chi no? “Devo ringraziare in primis mio padre e mia madre per i valori umani e sportivi e per gli enormi sacrifici fatti per permettermi di seguire il mio sogno. A mia moglie che ha seguito ogni mia scelta giusta o sbagliata, mentre calcisticamente devo dire grazie a chi in questi tanti anni è riuscito ad aumentare il mio bagaglio tecnico e professionale”. La tua migliore stagione e la tua peggiore? “Tra le migliori, se dovessi scegliere, senza dubbio il biennio all’Acerrana dove ho fatto tanti gol pur essendo un centrocampista, ma la cosa che più mi è rimasta dentro è la passione di una tifoseria stupenda. La mia peggiore sicuramente è l’anno della morte di mio padre, dove ho subito un vero blocco mentale superato grazie all’amore di mia moglie Maria Michela”. Il tifo più caldo in Campania? “Beh, domanda difficile. Tra quelle che ho giocato direi Afragolese, piazza pazzesca che va oltre le categorie. L’Acerrana con il suo cuore toro e poi secondo me come Turris e Savoia non ce ne sono, lì la squadra del cuore è ragione di vita”. La squadra dove hai giocato e te ne penti, quella dove non hai giocato e avresti voluto? “Non mi pento di nessuna scelta, forse tornando indietro e in situazioni diverse avrei pensato più a tenere la categoria, avrei voluto difendere i colori e indossare la maglia della mia città la Turris”. Il calciatore più forte che hai incontrato? “Ne ho incontrati moltissimi forti ma credo che Tommaso Manzo, Pietro Serino e Nuccio Barone rappresentino il top, quelli che più mi hanno impressionato. L’allenatore che ti ha insegnato tanto? “Ho avuto molti allenatori bravi, quello che mi ha dato di più sicuramente Raffaele Di Pasquale un vero maestro e il suo 4-3-3 a mio avviso è il modulo ideale per fare un grande calcio. Poi rientra tra i miei preferiti il grande mister Nicola Provenza, persona eccezionale e un top allenatore e voglio ricordare anche mister Pasquino, un vero maestro di calcio e tra quelli che faranno bene in futuro. Scommetterei su Aldo Papa, Ivan De Michele, Giovanni Masecchia e Enzo Nutolo, persone serie, capaci che avranno un grande futuro. Perchè non giochi in categorie superiori, colpa tua o di chi? “Sicuramente colpa mia e di avvenimenti che hanno turbato non poco la mia vita e la mia carriera, ma non rinnego nulla ho sempre sbagliato con la mia testa e ogni volta mi sono sempre messo in discussione vincendo ogni sfida che si presentava”. Quando smetterai cosa farai? “Beh per adesso non ci penso ma mi affascina molto il ruolo dell’allenatore perchè difficile e pieno di responsabilità”. Società importanti in Campania? “La Campania per me rappresenta la patria del calcio italiano, ma c’è un problema grave, oggi tutti fanno i direttori e procuratori, c’è tanta speculazione. Troppa. Ecco perchè ci sono sempre meno soldi e le società gloriose muoiono”. Il tuo sogno nel cassetto? “Indossare la maglia della mia città, ci sono riuscito con quella del Napoli per 6 anni nel settore giovanile, mi manca quella della Turris”. Chi ti somiglia dei grandi campioni che avresti voluto essere? “Sono un centrocampista che riesce a fare le due fasi e ogni tanto segna qualche gol forse giocatori come Lampard, Gerrard, Vidal sono quelli che mi piacciono di più”. Ci sono più i dirigenti di una volta? “Sono davvero pochi. Oggi l’incoerenza regna sovrana sul mondo del calcio, non c’è meritocrazia è un calcio di parole non mantenute e di improvvisazione. Un dirigente che voglio mensionare è Antonio Trovato, responsabile dell A.I.C Campania, ragazzo umile intelligente e di spessore”. A chi devi dire grazie per quello che sei? “Io credo invece che devo chiedere scusa per non esserlo stato, prima se avessi ascoltato i consigli di mio padre forse sarebbe andato tutto diversamente, ma spero sia comunque fiero di me”. Infine tua moglie che con te divide gioie e dolori. “Se oggi sono qui in un campo di calcio e per i due gioielli che mi ha donato ovvero Sarah di 4 anni e Ciro di 21 mesi Esaudendo il sogno di papà che desiderava un nipote con il suo nome”. Siamo alla fine come vuoi chiudere ? “Certo che rileggendo ho i brividi, quante ne ho passate e la vita è stata davvero dura con me ma oggi ho due bellissimi figli e una famiglia stupenda, quindi fiero di tutto e senza rimpianti”. Signori questo è Isidoro Izzo. Un campione dentro e fuori dal campo.

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About Michele Pisani 3088 Articoli
Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta. Una passione malcelata per la Formula Uno.

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