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Secondo la legge di Murphy al peggio non c’è mai fine. Armi e bagagli abbiamo deciso di trascorrere un po’ di tempo lontano, una volta tanto, dalla nostra cara Italia. Telefono spento, lo stress alle spalle. Basterà? Manco a dirlo. Facebook non è’ utile come in altre occasioni e siamo raggiunti anche se cosi lontani. La pausa di riflessione è giusta e va considerata indispensabile ma l’affetto che nutriamo nei confronti del pubblico avellinese ci costringe a lavorare lo stesso. Onore e piacere, al nostro ego non si puo negare alcun, piccolo, strappo alla regola. Di buona lena ci siamo messi all’opera. Caccia ad un ex che ha vestito la mitica maglia biancoverde. Dopo alcuni tentativi, risultati vani, la nostra ricerca a raggiunto il suo obiettivo. Contatto avvenuto. Mariano Ferrante è amico di Franco Ipsaro Passione è l’indimenticato difensore siciliano e’ sempre molto disponibile con noi. Fa da tramite e Ferruccio si rende rimbalzo per una intervista. “E’ passato tanto tempo e mi fa piacere che ancora vi ricordiate della mia esperienza ad Avellino. Ho giocato pochissimo e c’è anche un motivo per il quale, in tutta sincerità, la mia stagione in maglia biancoverde non fu delle più positive”. Sono passati tanti anni ma il forte centrocampista romano non riesce a mandar giu’ il suo, parziale, insuccesso personale. “Era un periodo nel quale molti giocatori passavano tra Avellino e Pisa e viceversa. Era l’ultimo anno della massima seria per i lupi. Iniziai il campionato con allenatore Vinicio e giocai tutte le partite. Ci fu un doloroso avvicendamento in panchina e con l’arrivo di Bersellini non trovai piu’ spazio e fui messo da parte. Nel calcio succede anche questo ma in realta, pagai la fedelta nei confronti del trainer brasiliano”. Cosa ricorda con maggiore affetto di quell’esperienza in Irpinia? “Di sicuro porto nel cuore l’ affetto di numerosi tifosi avellinesi. Sono stati sempre corretti con il sottoscrito anche perche avvevano bene inteso i motivi. Il Partenio era uno stadio tabu’ per molte squadre. Chiunque veniva a giocare da noi sapeva bene che il piu’ delle volte poteva, al massimo, raccimolare un solo punto. Peccato che quell’anno ando’ male e ci fu la retrocessione. L’Avellino ha rappresentato una parte importante del calcio italiano. E la prova evidente sono i dieci anni di massima serie”. Di quegli anni si ricorda sempre di squadre come Avellino, Ascoli e Pisa. “Certo, il calcio delle cosidette provinciali era sano e grazie alle qualita’ indiscusse dei loro presidenti non si avvertiva la differenza di tasso tecnico con le grandi. Spesso si lottava ad armi pari. Come ho detto in precedenza la mia esperienza non e’ stata felicissima ma aver giocato con i lupi e’ stata comunque da considerarsi utile per la mia carriera. Era davvero commovente assistere all’uscita dagli spogliatoi del Partenio. Quel tifo infernale era unico ed i giocatori si caricavano a mille nel vedere quello spettacolo. Un affetto unico ma c’e’ da dire che quando si perdeva le contestazioni dei tifosi erano altrettanto forti. Sono stato sempre un calciatore di carattere e senza dubbio un tifo del genere ti aiuta a maturare. Ripeto, al di la’ di tutto e stata un’esperienza che mi mancava e sapere che a distanza di tanti anni vi ricordiate ancora de sottoscritto, la cosa mi riempie di gioia. Come ti ho detto io vivo a Fiumicino e quindi non sono lontano da voi, mi interesso sempre dell’Avellino e spero presto possa tornare nei campionati che merita. La Lega Pro va stretta ad un tifo che ha saputo, per anni, competere con le grandi piazze del calcio italiano. Chiudo augurando ogni fortuna a tutti tifosi avellinesi ed a quelli che mi hanno voluto bene, a presto rivederci”. Inutile dire che anche Mariani ha chiesto una copia del libro. Altro tassello di una lunga serie di interviste nella rubrica un tuffo nel passato. Ci congediamo e con affetto incondizionato non possiamo che augurarvi un sereno anno con la speranza che il lupo sia sempre piu’ forte.

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