16 Maggio 2026
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Ajax la squadra del ghetto

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Vi vogliamo raccontare un Ajax diverso, non prettamente la squadra che ha dominato in Europa o quella che sforna talenti come un panificio pane. Oggi vi raccontiamo quello che ha sofferto e combattuto durante il secondo conflitto mondiale. Il 25 Febbraio è una data storica per Amsterdam. In questo giorno, nel 1941, ci fu il Februaristaking, lo sciopero di febbraio generale, per contestare le misure antisemite e contro l’occupazione nazista che colpì non solo una popolazione, ma anche il calcio, in particolare la squadra più rappresentativa: l’Ajax. Se vi trovate, infatti, a vedere una partita dell’Ajax in Tv o alla loro Arena, vi sorprenderete a vedere vessilli che raffigurano la bandiera di Israele o solo la Stella di David. Il tifo europeo è quasi tutto destrorso e spesso nei meandri della tifoseria si nascondono neonazisti della prima ora, è quindi inusuale vedere certe cose in uno stadio, ed in effetti in soli due impianti succede, in Olanda, ed in Inghilterra, nella sua capitale: il White Hart Lane, casa  del Tottenham Hotspur. I tifosi del Tottenham si definiscono addirittura Yid, ovvero yiddish, perché il quartiere degli Spurs è nella zona della comunità ebraica, a differenza di quanto avvenuto in casa Ajax, squadra di tutta Amsterdam. Durante la seconda guerra mondiale, l’Olanda è stata falcidiata dai nazisti tant’è che tre quarti degli ebrei olandesi sparirono nei campi di concentramento. In un recente libro dello storico dello sport Simon Kuper, “Ajax, la squadra del ghetto “, si racconta di come il calcio sia stato “il luogo dove l’Olocausto e la vita quotidiana si sono incontrati “e di come l’Ajax fosse popolare ai tempi dell’occupazione perché il tram che portava i venditori di stoffe e i mercanti di diamanti allo stadio passava direttamente nel ghetto ebraico. In quel tempo il mito era un  newyorkese di nome Eddie Hamel, un’ala destra che poi morì ad Auschwitz insieme ai suoi tifosi il 30 aprile del 1943. Il radiocronista dell’Ajax, il primo del Paese, era Han Hollander. Anche lui ebreo, anche lui deportato, anche lui ucciso nei campi di concentramento. Moltissimi sono i nomi dei calciatori dell’Ajax nelle tabelle naziste che figuravano come ebrei, altrettanti sono quelli che simpatizzavano per il partito nazista e che andavano alle porte di quegli stessi tifosi che li osannavano ogni domenica, ma lo facevano per prendere tutti i beni e deportarli, in un misto di sangue, dolore e shock. Immaginate la scena, la tragedia. Ti bussa alla porta uno dei tuoi idoli. Ti dice che devi lasciare il Paese, la famiglia, i tuoi sogni, per andare in un luogo sconosciuto e gli devi dare anche tutti i tuoi beni. Alla fine della guerra, più o meno tutti in Olanda erano legati alla morte di qualche persona cara durante il conflitto, non andavano esclusi dunque i dirigenti dell’Ajax, oggi come allora per di più facoltosi banchieri. Il presidente divenne Jaap Van Raag, un negoziante di dischi ebreo che si era nascosto per due anni nel retrobottega di un minuscolo negozio di fotografie. Tra i dirigenti vi era anche Maup Caransa, ebreo salvatosi durante la guerra dal fatto che fosse sposato con una potente donna cattolica, e di mestiere faceva il petroliere. Non solo personaggi positivi, altri due importanti dirigenti erano Wim e Freed Van Der Mejiden, due imprenditori che costruirono i bunker per i nazisti, che furono processati dopo la liberazione del Paese. Ancora oggi ci si chiede in che modo riuscirono a convincere Van Raag che diventerà il più grande presidente dei Lancieri, ad entrare in società. Alla fine scrive Kuper nel libro che Una squadra di calcio è come una famiglia e questo è particolarmente vero per coloro che non ne hanno una propria. Non erano rimaste molte famiglie ebree dopo l’olocausto “. Lo stesso Johann Cruijff aveva perso il padre e fu adottato dall’Ajax e da tutta la comunità ebraica. 

La squadra di Cruijff, forse tra le più forti della storia, era forgiata dalla guerra: il padre di un suo compagno di squadra, Ruud Krol, difensore straordinario che ha giocato anche al Napoli, era Kuki Krol. Kuki è stata una delle figure di spicco della resistenza olandese, della quale ha fatto parte anche Leo Horn, l’arbitro olandese che nel 1963 diresse la partita nella quale l’Ungheria umiliò l’Inghilterra col risultato di 6-3. L’Ajax “post bellico”, quello dopo la seconda guerra mondiale, è nato da un dato di sofferenza della storia olandese, in questa curiosa e oscura contraddizione che ha messo insieme imprenditori ebrei con imprenditori nazisti. Quella dell’Ajax e dell’ebraismo è una storia particolare perché nonostante il progresso che spesso mostra nelle proprie leggi, l’Olanda è ancora fortemente antisemita. I più acerrimi rivali dell’Ajax, i tifosi del Feyenoord, spesso intonano cori contro gli ebrei. Un atteggiamento subdolo degli ultras, come di tutte le istituzioni dei Paesi Bassi durante l’invasione tedesca e durante i rastrellamenti nazisti. Le istituzioni olandesi hanno affrontato con atteggiamenti sinistri la forte presenza di ebrei sul territorio nazionale, da una parte mostrando evidenti segnali di tolleranza, dall’altra delegittimandone la piena partecipazione alle vicende civili, economiche e politiche. L’Ajax resta la squadra del ghetto, è solo passata dall’essere la squadra della borghesia aristocratica olandese, all’essere la squadra di tutti i cittadini di Amsterdam, che hanno dimenticato le proprie vicissitudini e contraddizioni e si sono unite sotto un’unica grande, gloriosa bandiera, quella che raffigura la testa di Aiace Telamonio. 

 

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