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Servizio di Michele Pisani@riproduzione riservata
Era nell’aria, lo si sapeva, ma non lo si ufficializzava. Ora è ufficiale, il cetarese Vincenzo Torrente è il nuovo allenatore della US Salernitana. Dopo tre anni, torna a sedersi un salernitano sulla panchina granata. Ed ora tutti a far gli scongiuri, perché nessun vuole che Torrente faccia la fine di Nanu Galderisi. Una differenza sostanziale tra i due c’è, Torrente non ha mai tagliato i ponti con le sue origini, cosa che invece ha fatto il frattese Galderisi. Con l’arrivo dell’allenatore, sembra che sull’uscio stia arrivando anche il primo rinforzo. Condizionale d’obbligo, perché a Salerno se non si ufficializza, nulla è mai sicuro. Definirlo pretoriano è addirittura riduttivo. Perché il percorso da allenatore di Vincenzo Torrente ha viaggiato di pari passo rispetto a quello di Martino Borghese da calciatore. Dopo l’addio al Bari, le strade del trainer cetarese e dello statuario difensore nato nel 1987 a Basilea si sono divise. Nell’ultima stagione Borghese è stato uno dei pochi a salvarsi dal disastro Varese, retrocesso in Lega Pro. Trenta presenze e cinque gol, 19 in totale tra i professionisti a dimostrazione di un naturale feeling con la porta avversaria. Sodalizio che si ricongiungerà a Salerno? Chissà. “Sto tornando da una settimana di vacanza e non ho avuto ancora modo di capire quale sarà il mio futuro. Parlerò col mio manager a breve, anche per capire le intenzioni dello Spezia cui sono ancora legato da un altro anno di contratto – ha spiegato a solosalerno.com – Ho letto dell’imminente approdo del mister Torrente a Salerno, sono felice per lui perché si merita questa grande opportunità”. Il trainer cetarese ha svezzato Borghese nelle giovanili del Genoa, rilanciato nei professionisti a Gubbio (dove vinsero la C a danno della Salernitana di Breda) ed affermato in cadetteria a Bari. “In realtà mi avrebbe voluto anche a Cremona, ma non me la sentii di abbandonare la B – scherza Borghese confermando un rapporto di stima viscerale col prossimo tecnico granata – Non posso che parlar bene di lui. E’ un meticoloso, prepara molto bene le partite sia dal punto di vista difensivo che della fase offensiva. Il suo più grande pregio è la voglia di vincere, riesce ad isolare la squadra da qualsiasi fattore esterno. Trasmette grande fame e cattiveria, in fondo dopo tanti con le scarpette ai piedi è rimasto ancora giocatore nell’indole. E’ un sanguigno ma ama dialogare, questo tipo di approccio ai calciatori piace molto. Se mi chiedesse di raggiungerlo a Salerno valuterei con grande attenzione la proposta. Salerno è una piazza molto calda e passionale, con un grande tifo. Somiglia per certi versi a Bari in cui ho giocato in passato. Conosco di fama praticamente tutti i giocatori della Salernitana. Ho incrociato Calil per qualche giorno quest’anno a Varese prima che venisse a Salerno, da avversario ho affrontato Trevisan, Franco e tanti altri. L’organico è già competitivo per la B, ma se dovesse servire un difensore…”.

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