16 Maggio 2026
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Gli ex del calcio: Ciro Muro

Gli ex del calcio: Ciro Muro

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Ciro Muro è stato uno di quei calciatori, che pur disponendo di ottimi mezzi tecnici, non sono riusciti ad imporsi del tutto nel grande calcio, pur essendo riuscito a vincere lo storico scudetto col Napoli di Maradona nel 1986-87 e la conseguente Coppa Italia, nella stessa stagione. Muro realizzò anche il goal del 2-0, nella finale d’andata al “San Paolo” contro l’Atalanta. La gara terminò con il risultato di 3-0 per i partenopei, che poi si aggiudicarono l’ambito trofeo, battendo i bergamaschi anche in casa loro per 1-0.

Muro aveva una tecnica sopraffina, e un ottima visione di gioco, ma la necessaria e storica presenza di Maradona, in campo, dava poco spazio, ovviamente, all’estro del talentuoso giocatore napoletano, che dopo un anno ricco comunque di successi, e tanta panchina, fu ceduto poi alla Lazio. Nel Napoli, Ciro Muro, disputò per intero o subentrando dalla panchina 11 gare con due reti. Nella Lazio, invece, in due anni, stagioni 1987-89 realizzò 4 reti in 61 partite.

Ciro Muro (Napoli, 9 marzo 1964) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista.

In una sua recente intervista ha dichiarato: “Il mio sogno, a dir la verità, era diventare il capitano del Napoli” confessa senza timore Ciro Muro, rivelando quel sogno che accompagna tutti bambini napoletani al primo calcio al pallone. Ma lui c’era arrivato vicino ma in quella squadra, in quel momento, nel suo ruolo, c’era il più Grande di tutti. “Quando sono ritornato a Napoli mi sono detto: ‘Questo sarà il mio anno, ho fatto le mie esperienze fuori, sono tornato nella mia città e ora voglio essere come Juliano!’, poi purtroppo non è successo. Il mio debutto con il Napoli è stato un momento bellissimo. Era il 1983, sono passati tanti e tanti anni. Io stavo partendo con la Primavera, il mister mi chiamò dicendo: ‘Tu non parti con noi, resti con la prima squadra’. Il giorno dopo debuttai in Serie A contro la Roma e da napoletano fu una grande gioia. L’anno dopo sono andato via, a Monopoli a farmi un po’ le ossa in C1. Dopo sono tornato in A con il Pisa giocando 29 partite e poi sono tornato a Napoli. Mi chiamò Allodi per fare il vice di Maradona e quell’anno vinsi lo scudetto e la Coppa Italia”.

Cosa ricorda di quello spogliatoio dell’anno del primo scudetto del Napoli?
“All’inizio pensavamo di poter arrivare nei primi quattro posti. Man mano che il campionato andava avanti ci rendevamo conto della nostra forza e abbiamo creduto che potevamo vincere questo scudetto. Poi in squadra avevamo il più forte di tutti, il Dio del calcio.

La partita che mi è rimasta di più nel cuore è quella giocata contro la Juventus. Vincemmo in casa loro 3 a 1. Fu una gioia immensa anche perché vincere a Torino non era facile e da lì cambiò la nostra mentalità. Capimmo che potevamo fare qualcosa di importante”.

Si sente più fortunato ad aver fatto il vice di Maradona oppure pensa che senza di lui la sua carriera azzurra sarebbe stata diversa?
“Io ho fatto anche la fortuna di Zola. L’anno dopo lo scudetto ho cercato di andare via, non per Maradona ma perché era evidente che avevo poco spazio, avanti a me avevo il calciatore più grande del mondo. Ero giovane e volevo giocare. Se ci fosse stata un’altra persona probabilmente me la sarei giocata alla pari ma avendo lui davanti…giù il cappello. Decisi di cambiare, dopo arrivò Zola e fu la sua fortuna”.

Un aneddoto su Maradona?
“Maradona faceva alcuni giochetti col pallone. Celestini gli parlava spesso di me e gli diceva: “Guarda c’è un ragazzo napoletano, ora sta giocando altrove, che è in grado di emularli”. Quando tornai a Napoli, Diego mi raccontò che aveva sentito tanto parlare di me, Celestini gli aveva riempito la testa col mio nome. Maradona stravedeva per me, rivedeva lo scugnizzo che era in lui. Percepiva che io ero un ragazzo che voleva arrivare, che aveva fame di calcio. Lui è stato un grande amico per me. Devo dire la verità, vederlo giocare era impressionante”.

Fonte stralcio intervista: www.gonfialarete.com

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