16 Maggio 2026
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Viva l’Italia, una e divisa

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Definizione di tifoso? Quante volte ce lo siamo chiesti. La parola viene dal greco e a che fare con la malattia infettiva detta tifo. Nel calcio questo termine medico ci arriva molto dopo e sta a significare che una persona si lascia condizionare dalla propria squadra ovvero l’entusiasmo che ci invasa durante una partita di calcio.
Il tifoso è uno che ama profondamente i propri colori e per la squadra del cuore lo vedi piangere e gioire a seconda del risultato del campo. Però non sapevamo del tifo contro. Ovvero gioire per la sconfitta della compagine nemica per antonomasia. Tanto meno sapevamo che bisognava tenere solo e per forza per la squadra della propria città, sarebbe auspicabile ma non è di certo un dogma. E poi se una città ne ha più di una? Tipo Londra, Madrid, Bucarest, Belgrado, Milano o la stessa Torino? Certo é che la scelta per motivi geo-politici, in un certo senso, é la più plausibile ma non per questo obbligatoria. In Italia s’è tifato per il Cagliari di Riva, il Milan di Rivera o per l’Inter di Mazzola. Tutto normale o quasi ma non c’era il tifo contro.
La finale di Champions League ha mostrato il volto di una nazione mai unita, da una parte gli juventini e dall’altra i sostenitori della squadra più forte al mondo. Sinceramente pensavamo che fosse legato solo ad un ambito nazionale e che per la gara contro gli spagnoli i detrattori avrebbero fatto una eccezione astenendosi da festeggiamenti a volte anche esagerati.
Tregua? Ma manco per sogno. Passi l’indifferenza per la compagine bianconera, la più ‘odiata’ dagli italiani, ma esultare per la vittoria dei catalani è davvero il colmo. Se la finale fosse stata giocata da due club stranieri avrebbo assistito ai fuochi d’artificio sparati al termine della gara ?
Abbiamo letto un sostanzioso numero di articoli sulle ragioni di una scelta, cercato di capirne i motivi che vanno dal ‘furto’ perpetrato ai danni dei Borboni sino alle presunte ruberia di una società che detta legge da oltre cent’anni.
Ammesso che siano valide motivazioni, però, a nostro modesto avviso, si incrociano in un circolo vizioso con una sostanziosa dose di invidia calcistica. C’è chi parla di frustrazione, parola grossa, ma chi ha gioito per la sconfitta di Pirlo e compagni di certo non è un vero sportivo.Comprensibile, anzi sotto certo aspetti anche logico, tifare per qualsiasi squadra italiana pur di veder perdere i bianconeri che da quattro anni dominano senza avversari il massimo campionato del Belpaese ma e lo ripetiamo con forza in campo internazionale è un’altra cosa.
Ci piace mutuare una frase, seppur solo in parte, del Maestro Montanelli: “Turiamo iil naso ed in campo internazionale tifiamo per le nostre squadre”.
Cercare di farlo capire è rischioso, come minimo ci appioppiano, indebitamente, il titolo di sostenitori della compagine torinese.
Ci limitiamo a far notare che essere indifferenti è sintomo di onestà, tifare contro è sinonimo di ben altro sentimento.

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Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta. Una passione malcelata per la Formula Uno.

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