16 Maggio 2026
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Salernitana in Serie B: la voce dei protagonisti

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E’accaduto ciò che nessuno si aspettava, ma in cuor suo però lo sperava tanto. Era tanta la voglia di festeggiare, di appendere le bandiere ai balconi e stappare lo spumante che era stato già messo al fresco del frigo. Il Benevento del nuovo duo tecnico Cinelli-Landaida, collassa quasi a sorpresa in casa al cospetto di un Messina battagliero e coriaceo guidato in campo da tanti ex granata, ed in panchina sapientemente dal campano d’adozione Nello Di Costanzo. Proprio un ex Salernitana da il la per l’inizio dei festeggiamenti all’Arechi. Correva il minuto 70’, quando dai tanti smartphone presenti sulle gradinate dell’Arechi giungeva la notizia che nessuno si aspettava, ma nella quale tutti speravano, un bolide di Nigro aveva battuto Piscitelli e riportava in parità la partita che andava in scena al Santa Colomba. Un boato manco avesse segnato Calil o Gabionetta ha invaso lo stadio e la provincia tutta, dando cosi ufficialmente il via al countdown dell’inizio ufficiale della festa. Un salernitano, ha fatto festeggiare la Salernitana ed i tifosi salernitani, un gioco di parole, un segno del destino. La voglia di festeggiare era cosi tanta, e l’attenzione era ormai rivolta al Santa Colomba per capire quando sarebbe finita. Con il passare dei minuti, si percepiva che ormai la festa era prossima, le misure di sicurezza raddoppiate per l’occasione con sfilza di steward a bordo campo per evitare le invasioni di campo che al triplice fischio riescono comunque a raggiungere il terreno di gioco. Inizia la festa sotto la Curva Sud, dove si intonano i cori che hanno accompagnato questa cavalcata, fiocanno i selfie tra i giocatori. Anche il presidente Lotito con il suo inseparabile cappotto color cammello partecipa alla festa, concedendosi il rituale giro di campo con la squadra a precederlo. Lacrime di gioia per il team manager Avallone confortato dal direttore Fabiani anche lui visibilmente commosso, ed ovazione anche per il più riservato co-patron Mezzaroma. Bello il gesto, che dimostra la forza e l’unità del gruppo, quando il bomber Calil va a prendere con la forza Menichini che osservava le festa in disparte, per portarlo nel vivo dei e rendergli gli onori che merita. Dopo il giro di campo, la festa si sposta al centro del campo, dove sono portati in trionfo sia Lotito che Fabiani, autori di una stagione emozionante conclusasi nel migliore dei modi. Mogli e figli dei calciatori in campo poi, in un tripudio di cori, bandiere e sfottò ai rivali giallorossi. La festa è iniziata e c’è da giurarci che continuerà in casa con i falchetti rossoblu.

Ha vinto l’allenatore che non piace. L’allenatore che per molti è stato salvato dal bistrattato Cristea. Quando al 95’, all’ultimo assalto, l’oggetto misterioso rumeno, segnò il goal del successo in terra calabra, dando serenità a tutto l’ambiente. Il toscanaccio di Ponsacco, giunto ad agosto al posto dell’esonerato idolo Mario Somma, ci ha messo da subito la faccia. Nei primi allenamenti non si è mai nascosto, anzi ha cercato il confronto con i tifosi che volevano chiarezza sulla situazione. Si è confrontato in maniera schietta e sincera. Ha fatto ciò che sa fare, ha lavorato a testa bassa, sofferto ed incassato critiche, quando era a 4 punti dal Benevento capolista. Infine ha gioito, in maniera composta come da costume del personaggio. E’ toccato al carioca Caetano Calil trascinarlo quasi di forza sotto il covo della passione granata, per godersi i meritati festeggiamenti, con relativi onori.“Ho prrrovato una grande soddisfazione, il coronamento d’una stagione in cui abbiamo sofferto molto ed avuto tante problematiche ma come ho sempre detto con l’entusiasmo e la voglia di cercare sempre soluzioni nuove siamo riusciti a fare 79 punti che ci permettono a due giornate dalla fine di avere la matematica certezza della B. Ora si può festeggiare, il risultato è acquisito. Durante le settimane precedenti ho sempre predicato umiltà, oggi siamo andati sotto e poteva succedere di tutto. Dedico questa vittoria a mia moglie che mi sopporta da 35 anni, ai miei figli, a mio padre ed a mia mamma che non c’è più e gioisce da lassù. La dedico alle persone che mi vogliono bene, anche a Salerno ce ne sono tante. Vincere significa rimanere nella storia, sarò per sempre ricordato da questa città. Dopo il gol del 3-1 ho capito che ce l’avremmo fatta, sentivamo che il Benevento pareggiava. Nel calcio bisogna avere concretezza, ho cambiato più moduli sacrificando anche qualcosa sotto il profilo dello spettacolo. Credo che sia stato un merito, anche se talvolta mi si è rivoltato contro. L’avversario talvolta non sapeva come giocavamo e non sapeva come preparare le partite“. Catenaccio sul discorso prossima stagione: “Non parlo assolutamente di futuro in questo momento, ci godiamo questa vittoria questa sera non è il caso di parlare di questi argomenti”. Menichini, poi, si toglie qualche sassolino dalle scarpe: “La critica fa parte del gioco, se non vuoi essere criticato non fai l’allenatore e soprattutto non lo fai a Salerno. Allenatori molto più famosi del sottoscritto se perdono qualche partita finiscono sulla graticola, è tutto normale. Io mi sono sempre isolato, ho letto sempre il meno possibile, con tante voci e molte diverse l’una dall’altra potevo fare confusione, ma mi sono isolato e ho pensato esclusivamente al bene della squadra”.

E’il più riservato della strana coppia. Parla poco, ma quando lo fa lascia il segno, e scalda la piazza. Soddisfatto, felice, quasi incredulo. Il co-patron Marco Mezzaroma non è neanche in grado di esprimere tutta la gioia che sente, tanta è stata la sofferenza in quegli ultimi, palpitanti, minuti finali: “Sono stanchissimo”. E’ questo il primo commento del co-patron dei granata al termine del match con il Barletta che ha sancito la vittoria aritmetica del campionato per la Salernitana. “Questo è il primo campionato vinto con tanta sofferenza – aggiunge – Con questo pathos finale, nell’ aspettare il risultato finale del Benevento mentre doveva ancora finire la nostra partita, sono stanchissimo. E ovviamente felicissimo, la cosa che veramente più mi inorgoglisce è il fatto di aver costatato che c’è enorme passione verso la squadra, al di là dei risultati sportivi c’è entusiasmo, mi riempie il cuore. Al triplice fischio ho provato una sensazione strana, di sospensione, ero quasi uno che non ci credeva in quell’esatto momento, poi ho realizzato. Ho il cuore pieno di orgoglio, provo una grandissima gioia, ringrazio tutti quanti coloro hanno lavorato con noi, anche e soprattutto i tifosi, questo è un successo della città, mi piace pensare così. Questa vittoria è il coronamento dei quattro anni, partendo da Budoni e da piccoli centri sardo-laziali con i quali abbiamo iniziato, e con una società con altri colori e con un altro nome, fino a oggi con questa grande passione, merito di tutti. I salernitani sono persone splendide, sono contento di aver vinto con loro”. Dalla D alla Serie B il passo non è stato breve, anzi, ma per Mezzaroma è durato solo “quattro” anni: “Avevamo messo in preventivo di salire in B in 5 anni, siamo ampiamente nei termini, non credevo ci riuscissimo così presto ma il merito è di tutti se abbiamo raggiunto questo risultato con un anno di anticipo. Ora godiamoci qualche giorno di festa, ce lo siamo meritati tutto, la B è diversa, gli impegni saranno diversi, soprattutto a livello economico, perché è un campionato dai ricavi molto diversi. Dobbiamo cercare di migliorare tutte le componenti, sia quella tecnica che quella ambientalistica”.

Angelo Fabiani vince e ringrazia la sua ex squadra, il Messina, che ha condotto anche nella massima serie durante la gestione Franza. Lui ha sempre dichiarato che non sarebbe stato il sabato giusto. Non credeva nel crollo del Benevento. Ed invece la Salernitana è in Serie B: “Obiettivamente non mi aspettavo di vincere oggi il campionato – ha detto il Direttore Sportivo dei granata – Ma in questo campionato le piccole possono essere difficili da affrontare e la differenze con le prime della classe sono ridotte. Adesso ci siamo, sono soddisfatto, provo grande emozione, vincere a Salerno è sempre straordinario è importante. C’è una pressione durante l’anno non indifferente, bisogna fare cose impopolari e attirare su di te tante critiche, però un dirigente questo lo deve fare a prescindere, per far funzionare una macchina come quella della Salernitana. Sono contento, ringrazio i tifosi, ringrazio Luca, l’ombra di Lotito. Ora svelo un segreto, Luca è colui il quale mi ha messo in contatto con Lotito e Mezzaroma, questa vittoria la dedico a lui. Poi ringrazio la mia famiglia, i ragazzi sono stati stupendi, così come la famiglia Salernitana, a partire da tutti gli impiegati, sono loro che stabiliscono un qualcosa di importante durante l’anno, ho la fortuna di lavorare con collaboratori che fanno sentire il loro apporto e la loro presenza”.

Per molti è il sosia del compianto Kurt Cobain, ex leader dei Nirvana ed ora anche per questo motivo, deve mantenere la promessa fatta. Dichiarò che in caso di promozione avrebbe cantato all’Arechi, quindi per il dopo gara con i falchetti, tutti ora si aspettano un mini concerto. In campo non canta, ma è un vero gladiatore come dimostrato anche contro il Barletta, senza far rimpiangere l’assenza di Pestrin. Davide Moro, giunto con la giusta umiltà dalla massima serie, ha dato un grande aiuto verso la promozione nonostante si sia aggregato al gruppo solamente a gennaio. L’esperienza dell’ex Empoli si è fatta sentire in mezzo al campo e ha contribuito a raggiungere il traguardo della B. “Ha vinto la squadra che ha tenuto botta meglio mentalmente rispetto alle altre. Siamo rimasti sempre sul pezzo, anche prima dello scontro diretto col Benevento quando sapevamo che se non avessimo vinto sarebbero stati guai. Abbiamo gestito meglio la tensione, trasformandola in slancio ed entusiasmo. Quando s’è trovato a +5 il Benevento ha mollato, è crollato. La difficoltà per noi è stata doppia, perché la squadra era stata costruita per vincere e queste continue tensioni alla lunga rischiano di sfinirti. Adesso è una liberazione: devo dormire dodici ore a notte. Stanotte, invece, non prendevo sonno, avrò dormito si e no tre ore. Vincere in C1 non è facile, soprattutto in questo girone. Mi sono rimesso in gioco, la C1 era la categoria ma la Salernitana e Salerno sono di una spanna in più. Credevo in me stesso ed ho accettato il granata. Mi sono rimesso in gioco. La dedica è per i miei genitori, a mio figlio, alla mia compagna, a tutte le persone che mi sono state vicino in momenti difficili che non sono mancati”.

 

Le promesse annunciate nella famosa conferenza di presentazione a Palazzo di Città nel lontano agosto 2011 sono state mantenute. La cavalcata dalla D alla B, si è compiuta, cosi come il ritorno delle maglie granata con annesso logo storico del cavalluccio, e l’abbandono del blaugrana che tanto piaceva a Vincenzo De Luca (amante dichiarato di Barcellona come città) La B appena conquistata è anche la vittoria della programmazione partita da lontano e sapientemente portata avanti, anche mettendosi contro la tifoseria, specie in estate, quando in sede di calciomercato gli obiettivi che erano nel mirino granata, venivano scippati dalle offerte al rialzo dal Benevento, e si virava su altri obiettivi. Nelle interviste post gara il debutto è stato “Con Lotito risultato garantito, qui non si vendono sogni ma solide realtà. – affermava raggiante tra una telefonata e l’altra –Abbiamo coronato un sogno, godiamoci questa vittoria e questo risultato meritato, combattuto e condiviso con tutti. Siamo tornati nel calcio che conta, la società ha mantenuto gli impegni assunti. Vorrei che con la Casertana ci fosse tutta la città di Salerno perché è una vittoria che investe tutto il territorio salernitano e voglio festeggiare tutti insieme. Aspettiamo i 40mila di cui mi hanno sempre parlato, sarebbe un ulteriore segnale nei nostri confronti. L’appetito vien mangiando, le aspettative non finiscono mai. Ho iniziato proiettato dalla Serie A, ho fatto il percorso contrario, dall’alto in basso. Le tematiche più complicate dal punto di vista organizzativo le avevo vissute già con la Lazio, che aveva difficoltà, a differenza della Salernitana sono andato alla Lazio che era una società già organizzata che aveva 550 milioni di debiti, e io ho portato una società ai bilanci tra i migliori in Italia. Ora con la Salernitana siamo già in Serie B ma non voglio fermarmi. Adesso vogliamo vincere la Supercoppa, in un altro girone avremmo brindato già da diverse settimane. E’ una squadra forte che ha creato un rapporto empatico, s’è creato un bel gruppo cementato, proiettato tutto al raggiungimento dell’obiettivo. Menichini? Con il mister c’è un rapporto di grande rispetto e stima reciproca, io sono un Presidente presente che non ha bisogno di consigli. Su alcuni calciatori che volevano andare via a gennaio io li ho trattenuti, non conta il nome, ognuno rappresenta una realtà all’interno del sistema. Il confronto tra me e il mister è stato sempre sereno, non ho mai messo in dubbio i ruoli. Non nascondo che a ridosso delle partite ci siamo sentiti, ma il mister fa le sue scelte io faccio le mie, la gestione tecnica è del mister”. Lotito ha ricevuto i complimenti da parte di Andrea Abodi, presidente della Lega di Serie B, successivamente i complimenti dell’ex Sindaco Vincenzo De Luca. “Mancano ancora due partite per ultimare il torneo di Lega Pro, non ci siamo ancora preoccupati di quello che sarà il campionato futuro. Non saremo i primi, ma neppure gli ultimi. Fabiani? E’ un’aziendalista, ha lavorato bene ed andiamo d’amore e d’accordo. Non ci saranno problemi per la conduzione in Serie B”, conclude Lotito blindando la posizione del diesse granata.

Raffaele Cioffi

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