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Servizio di Valerio Lauri @RIPRODUZIONE RISERVATA
Una domenica da jet lag. Non poteva essere altrimenti, col ritorno dell’ora legale.
La cosa curiosa è che questo “cambio d’orario” sia quasi coinciso con un ritorno al passato. Abbiamo messo un’ora avanti e ci ritroviamo, sportivamente parlando, indietro nel tempo di 10 anni.
Il rosso della Ferrari torna ad essere vivo ed acceso, come la passione dei suoi tifosi. Inutile girarci intorno: i ferraristi veri hanno atteso questa giornata da troppo tempo. E non erano abituati ad attendere così tanto per rivedere l’inno italiano suonare sul podio di un Gran Premio.
Protagonista meritevole un Vettel in versione “Tigre della Malesia”, che ha riportato alla memoria le gesta storiche di un altro tedesco del passato Ferrari come Schumacher. Di fatto, dedicandogli anche la vittoria.
Ma, quest’oggi, le note dell’inno di Mameli si sono sentite, chiare come non mai, anche in MotoGp. La gara d’apertura della classe regina delle moto ha presentato infatti un podio tutto italiano. Guido Meda (passato a Sky) non vedeva l’ora di poter tornare ad urlare quel “Rossi c’è”, ormai diventato storia.
Per il ’46’ più famoso dei motori, in sella alla Yamaha, non ci sono più aggettivi e scriverne è diventato quasi anacronistico. Sul podio di Losail (Qatar), però, sono saliti altri due italiani: Dovizioso e Iannone, i piloti chiamati a riportare in alto i colori della italianissima Ducati. Una tripletta italiana che mancava dal 2006. In una prima gara generosa di emozioni, vedere tre italiani “dar la paga” al resto della truppa non ha veramente prezzo.
L’Italia dei motori torna prepotentemente a spingere sul gas ed oggi c’è più gusto ad essere italiani. E meno male che una domeniche senza Serie A, come questa, doveva essere noiosa…
Twitter: @Val_CohenLauri

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