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E’ stato per anni uno dei campi più temuti dalle big del calcio italiano, per violarlo bisognava battagliare, sudare settecamicie. Anche l’Inter di Mourinho, quella del Triplete, fu vittima del Massimino, di quel clamoroso che, dalle parti dell’Etna, si materializza spesso e volentieri. Ora ci si ritrova a dover lottare per non retrocedere in Lega Pro, chi pensava che il Catania potesse stazionare tra i vertici ritornando subito da dove era venuto, non può restare indifferente vedendo i rossoazzurri impantanati nella bassa classifica. Quindi, non è stato un problema di approccio con la nuova categoria, ci sono problemi strutturali e intrinseci che bloccano questa squadra. Si è provato in ogni modo a dare una scossa, cambiando guida tecnica, innestando forze nuove a gennaio, alcuni abituati ad eccellere tra i cadetti, ma non c’è stato verso di scrollarsi di dosso limiti e inquietudini. Il Catania barcolla costantemente, il 2-0 subito a Chiavari è stata un’ulteriore batosta per un’autostima che, oltre a vacillare, potrebbe inabissarsi ancora. Come cambiano le cose di calcio, in quello stadio in cui tremavano grandi campioni, possono sentirsi protagonisti ragazzini alle prime esperienze tra i professionisti. Chissà cosa succederà all’Avellino, una squadra che si esalta nelle grandi occasioni, in cui tiene testa o addirittura prevale contro quelle di vertice, per poi arenarsi sul più bello. È successo anche nell’ultimo periodo, bisognerà vedere con che atteggiamento ci si presenterà al Massimino.
Per fare il punto della situazione in casa etnea, i nostri microfoni si accendono per racogliere le dichiarazioni di Marco Platania, coordinatore editoriale di VocidiSport.it, un sito che può vantare una collaborazione con la Lega di serie B. Non solo grande ricchezza di contenuti, ma anche crescita e autorevolezza connotano questa testata online. Comunque, al collega etneo chiediamo subito i motivi di tutti questi stenti del Catania: “Il campionato è iniziato con alcuni problemi che poi si sono acuiti quando la società ha individuato nel mercato di gennaio la panacea per ogni male. Dall’argentinizzazione si è passati all’italianizzazione, se possiamo parlare in questi termini ma se, dopo il 3-0 di Lanciano, c’erano stati progressi e i nuovi elementi stavano riuscendo a dare un buon apporto, i disagi sono riaffiorati nuovamente. Anche perché si aveva la certezza di non averli sradicati visto che, al di là di qualche vittoria in casa, il tabù trasferta non era stato sfatato. Una squadra che non riesce ad imporsi lontano dal proprio campo per così tanto tempo, non può sperare di risalire la china, è passato quasi un anno dall’ultima vittoria fuori casa dei rossoazzurri, datata 11 maggio, in quel blitz a Bologna. Questo è sicuramente uno dei problemi, la soggezione quando si gioca lontani dal Massimino. Poi è stata sbagliata anche la preparazione atletica all’inizio, si pensava che fosse l’unico problema e che, dando il benservito a Ventrone per ingaggiare Neri, si sarebbe risolto. Invece, ci si è resi conto che non era solo quello il problema. Perché manca anche la mentalità vincente, anche per questo non si vince in trasferta, per una questione mentale. Manca ancora altro: come una figura carismatica all’interno della società, una che ricalchi lo stile di Lo Monaco per capirci, qualcuno in grado anche di affiancare l’allenatore. E mister Marcolin non è che sia esente da questo marasma perché, premettendo che non debba essere processato più degli altri, ma ormai recita sempre lo stesso copione, ha dei cambi prestabiliti e non incarna quello spirito di leadership che occorrerebbe alla squadra”. Ma cosa bisogna fare per risalire? Con Marco Platania andiamo a scoprire in che modo la compagine di Marcolin potrà tirarsi fuori dalle secchie di una classifica che rischia davvero di risucchiare il Catania sempre più in basso: “Vincere in trasferta diventa fondamentale. Anche se le vinci tutte in casa ma stecchi fuori, ti ritrovi lo stesso in Lega Pro. Ed è una prospettiva angosciante perché sarebbe una sconfitta per il calcio del Sud e uno smacco terribile per una tifoseria che, dopo aver visto tremare le grandi del massimo campionato, si ritrova a sorbirsi quest’onta calcistica. Per vincere in trasferta serve la giusta mentalità, quella che è mancata anche quando si è stati vicini dal violare uno stadio. Penso alla gara di Bari, a cinque minuti dalla fine, un gol del giovane Rossetti faceva pregustare la vittoria ma stesso la paura di vincere ha fatto sì che, al 90′, si subisse il gol del pari. Un copione simile è andato in scena a Crotone, ciò denota qualcosa che non va e se non si pone rimedio adesso, c’è il serio rischio di precipitare in un’altra categoria ancora”.
Se vincere in trasferta diventa fondamentale, in casa non si può proprio sbagliare. È avvisato l’Avellino che deve temere oltremodo questa trasferta, ma prima di andare a scoprire cosa realmente bisogna paventare di questa sfida, chiediamo al collega cosa si aspetti dal rettangolo di gioco: “Prevedo una partita ricca di gol, il Catania ha la necessità di ritornare al successo, magari un 3-2 ci starebbe bene. Se da una parte c’è un cecchino come Castaldo, in casa etnea c’è una prima linea di altissimo lignaggio se annoveriamo i vari Rosina, Calaiò e Maniero. Ecco, il fatto di non sfruttare questo potenziale è fonte di rammarico. Per quanto riguarda la formazione, nel 4-3-1-2 di Marcolin, in porta ci sarà Terracciano visto che Gillet è stato convocazione con la nazionale belga. In difesa, ci sarà Del Prete a destra e Mazzotta a sinistra, con al centro Ceccarelli e Sauro data la squalifica di Schiavi. In mediana, sarà riproposto il giovane ghanese, Odjer, su cui si punta tantissimo e a ragion veduta, poi spazio ad uno che fa la differenza come Rinaudo e Sciaudone a cui la grande tecnica non basta se manca la continuità di rendimento. In attacco, Rosina agirà dietro Calaiò e Maniero”. Entrambe le squadre hanno bisogno dei punti. Certo il Catania ha l’impellenza di conquistarli perché deve conservare la categoria, mentre gli irpini di Rastelli vogliono ritornare a toccare il podio. Ma la trasferta è delicatissima sebbene le difficoltà del Catania, di cui vediamo cosa dover temere particolarmente: “La coreografia! La tifoseria etnea, nonostante tutto, vuole stare vicina alla squadra e non la abbandona. È successo un po’ di tutto, dagli attriti alle minacce, ma i veri tifosi del Catania sono quelli che vanno allo stadio ad incitare la squadra e sono sicuramente da encomiare. Contro l’Avellino, il contesto sarà focoso e vulcanico, il 2-0 di Chiavari va cancellato è un’ulteriore macchia di un’annata decisamente storta ma che si spera abbia un epilogo positivo salvando la categoria cadetta”. Per completare l’opera, non potevamo non chiedere al vulcanico e preparato collega di commentarci un po’ il campionato, magari, puntando lo zoom solo in alto: “Sarei quasi scontato se parlassi del Carpi che, oltre al primato, sta battendo quasi tutti i record. I complimenti vanno attributi soprattutto a mister Castori, artefice di un vero miracolo calcistico. C’è tanto merito dell’allenatore su questa bellissima favola emiliana, credo che il Bologna sarà l’altra promossa direttamente, sebbene bisogna guardarsi dall’insidia Vicenza, la vera outsider del campionato. Ecco, dopo Carpi e Bologna, i veneti hanno qualcosa in più anche sotto il profilo dell’entusiasmo visto come si trovano in questa posizione, le prime tre della classe hanno qualcosa in più senza nulla togliere alle varie Avellino, Frosinone, Spezia, Livorno che, fino in fondo, diranno la loro per i play off”.


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