16 Maggio 2026
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Datemi due guantoni e vi farò sognare

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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata

Tra le tante storie raccontate, ne abbiamo rinverdita anche una piuttosto curiosa, tra l’altro molto recente, come se fosse stata la trasposizione del copione di un noto sceneggiatore. Il Benevento cercava ancora il primo punto in serie A, a dicembre, con il campionato iniziato ad agosto. Una maledizione, anche perché in alcune partite i giallorossi non avrebbero meritato sempre la stessa sorte che li vedeva soccombere. Anche contro il Milan ci si stava ormai rassegnando alla quindicesima sconfitta consecutiva quando, sugli sviluppi di un calcio piazzato, il portiere Brignoli ha regalato il primo punto ai sanniti. Bisognava aspettare la prodezza del portiere per conquistare il primo punto in A della storia del Benevento, un evento storico nella sua singolarità. Magari, ad inizio anno, i tifosi si chiedevano chi avrebbe regalato la prima gioia alla Strega, neanche un folle si sarebbe spinto a prevedere quanto successo. Ci prendete per pazzi se diciamo che, così come un portiere può trasformarsi in un bomber, un difensore può rivelarsi un para-rigori?

Allora andiamo con la mente al campionato 1999-2000, un anno di per sé pazzo con il pantano di Perugia all’ultima giornata e quella rete di Calori che condannò la Juventus incoronando la Lazio. Proprio la squadra biancoceleste, l’anno prima, aveva perso uno scudetto già vinto, ne approfittò il Milan di Zaccheroni che si aggiudicò quel campionato. La compagine rossonera, una vera e propria corazzata, sembrò diventare formidabile quando annunciò l’acquisto di Shevchenko, che ebbe un impatto devastante con il campionato italiano. Iniziò subito a segnare gol a grappoli confermando le ottime referenze sul suo conto, ci si trovava dinanzi ad un fuoriclasse assoluto con un innato fiuto del gol. Il Milan non bissò la vittoria del campionato, ma si poté consolare vantando il capocannoniere di quel campionato: l’ucraino Shevchenko, appunto. Però, proprio il caterpillar giunto dalla Dinamo Kiev, che fu un cecchino al cospetto dei portieri avversari, si rese (suo malgrado) protagonista di un episodio che, per la sua originalità, era destinato a passare alla storia. Il Milan, nonostante qualche difficoltà di troppo, riuscì a scardinare il fortino del Venezia portandosi sul 2-0.

Andarono in gol Bierhoff e Weah (basta fare questi nomi per capire quanto fosse forte quel Milan), ma anche Sheva voleva apporre il suo sigillo, ormai lui e il gol erano una cosa sola. Ci andò vicinissimo prima di essere steso in area da Casazza, il portiere dei lagunari. Un intervento che costò il rosso all’estremo difensore con la squadra veneta che non aveva più cambi da effettuare, per continuare la gara bisognava che un giocatore infilasse i guantoni e si improvvisasse guardiano dei pali. Come “battesimo” non ci poteva essere scenario peggiore, quasi una condanna anticipata. Rigore contro il Milan, a San Siro, con Shevchenko pronto dagli undici metri. Fu il brasiliano Bilica ad immolarsi, un rude difensore pronto a raccogliere la palla dalla rete assistendo al terzo boato del pubblico rossonero. Sheva prese la rincorsa preparandosi ad esultare ma Bilica, con uno scatto felino, respinse la palla lasciando tutti inebetiti. Che fosse nata una stella? Il brasiliano si oppose anche alla respinta e poi, siccome i difensori arancioverdi andarono in vacanza, alla terza ribattuta dovette capitolare, ma restò comunque il miracolo di aver neutralizzato Sheva dal dischetto.

Un episodio che non dimenticherà facilmente, potrà sempre mettersi i nipotini sulle gambe davanti al fuoco scoppiettante di un camino e raccontargli di quel pomeriggio in cui, da un momento all’altro, indossò i guantoni e parò il rigore ad un campione che avrebbe chiuso il campionato in testa alla classifica cannonieri. Un portiere che segna già fa notizia, ma un difensore che para un rigore entra di diritto negli annali del calcio. Tra l’altro sempre con il Milan nel ruolo di “vittima”. Quel Venezia di Bilica retrocesse a fine anno, stessa sorte che toccò al Benevento di Brignoli nel 2018, ma a volte succede proprio che chi retrocede finisca con il regalare dei colpi di scena clamorosi, quelli che fanno amare ulteriormente il calcio. Eh sì, perché era impensabile che un portiere entrasse nella storia segnando il gol del primo punto in serie A del Benevento. Così come era impensabile che un difensore neutralizzasse dal dischetto un giocatore che qualche anno dopo, sempre dagli undici metri, avrebbe regalato al suo Milan la Champions League nella finale tutta italiana contro la Juventus. A questo punto, porsi la domanda diventa inevitabile: e se quella notte all’Old Trafford di Manchester ci fosse stato Bilica al posto di Buffon?

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di www.footballweb.it

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