
Views: 89
Questa è l’opinione di Mauro Simoncini che opera al Tennis Bonacossa di Milano come maestro dove segue sia giovani che senior sia in campo maschile che femminile.Mauro oltre a svolgere la sopra citata mansione, è responsabile presso la rivista IL TENNIS ITALIANO dei test sui materiali in particolar modo alle racchette. Il Tennis per Mauro era cominciato come un lavoro per mantenersi ed ora è diventato un lavoro full time variegato su più fronti. Mauro partecipa anche all’organizzazione della Next Gen ormai arrivata, se la faranno, alla quarta edizione.
– Come hai scoperto il tennis?
Storia lunga, lunghissima direi. I miei genitori erano e sono tuttora grandi appassionati; dopo qualche ora con loro e delle lezioni private ho poi cominciato la Scuola Tennis vicino casa, proprio li dove ora insegno da quasi 20 anni, al Tennis Club Milano “Alberto Bonacossa”. Dopo i 14 anni ho proseguito facendo agonismo seguendo il mio primo maestro in un paio di Club milanesi, rallentando però i ritmi causa studio. Poi più avanti, per pagarmi gli studi universitari dopo un cambio di facoltà (da economia a comunicazione) l’unico modo per pagarmi il cambio era qualche ora da istruttore, per due pomeriggi a settimana. Sono rientrato così al Tennis Club Milano facendo dapprima parte dello staff della Scuola Tennis per qualche stagione. Qualche anno dopo sono diventato poi uno dei maestri del Gruppo Tecnico (agonistico) del Circolo con Matteo Cecchetti come responsabile, insieme a un team di amici prima ancora che di colleghi; tutti cresciuti proprio come me al Tcm. Una situazione lavorativa che ci fa lavorare al meglio; e i risultati si vedono.
– Come hai capito potesse diventare una professione?
Quando ho cominciato a lavorare facendo qualche ora con i bambini, all’aperto, mi è piaciuto subito tanto. E dopo aver provato a lavorare per quello che stavo studiando (comunicazione) davanti a un pc, a una scrivania, dentro un ufficio, ho capito che forse non era più solo un ripiego o un modo di finanziarsi gli studi, anzi. Poter lavorare coltivando una passione è una situazione da privilegiati, ancora di più se lo si fa in una specie di “seconda casa”, circondato da amici/e.
Con il tempo poi ho anche potuto continuare a fare “comunicazione”, collaborando e scrivendo prima con Tennis Italiano poi con SuperTennis, magazine e poi Tv. Credo di essere proprio fortunato in questo senso; da un lato trasmettere la propria passione ai più piccoli, sempre in movimento e per metà stagione anche all’aperto; dall’altro scrivere e parlare di tennis, specializzato oramai da anni in tutta la sezione materiali e attrezzature.
– Sappiamo che lavori al Bonacossa di Milano. Segui qualche giocatore in particolare?
Nel Gruppo Tecnico (agonistico) del Tennis Club Milano ci sono 55-60 giocatori, da alcuni professionisti full time fino a qualche piccolissimo allievo classe 2012. Un gruppo eterogeneo in quanto a età e livelli; ci piace selezionare e poter far crescere i piccoli che si distinguono nella nostra Scuola Tennis fino a diventare dei buoni giocatori di Seconda Categoria. Come è successo proprio a noi Maestri nello stesso Club; poi ovviamente chi ne ha avrà la possibilità e le risorse diventerà anche più forte. Abbiamo moltissimi Under 14 che sono già Terza Categoria, tre-quattro Under 15 nei primi 10 d’Italia etc.etc. Fino ad arrivare a Simone Roncalli (che gravita intorno al 600 Atp) seguito da Matteo Cecchetti o a Martina Caregaro (best ranking 254 Wta) e Susan Bandecchi (attualmente al best ranking 285 Wta) seguite da Tina Brianti, un’altra (ora maestra) mia coetanea che allenandosi proprio al Tcm ha raggiunto nel 2011 la sua miglior classifica al n°55 Wta. Io lavoro più spesso con i gruppi Under dei più piccoli e quasi sempre di pomeriggio; il mattino mi divido tra l’altro mio lavoro (di cui parliamo dopo) e le lezioni individuali ai Soci del Club). Nel 2019 dieci under si sono qualificati ai campionati italiani e tre squadre under alle fasi di microarea.
– Lavori per il Tennis Italiano, raccontaci questa esperienza.
Proprio negli anni in cui ho cominciato a insegnare tennis ho conosciuto Max Migliorati, ideatore prima di un forum (Stratennis) poi di un progetto editoriale (0-15 Tennis Magazine) che mi ha “formato” e aiutato molto. Tanto che mi ha fatto in qualche modo conoscere allo staff della storica rivista “Il Tennis Italiano”, che cercava qualcuno che entrasse nel team dei “tester”; per me un’occasione unica per coniugare in qualche modo comunicazione e scrittura e tennis. Da lì è iniziata una lunga collaborazione di quasi dieci anni, davvero bella sia a livello professionale sia personale. Piano piano mi sono specializzato sempre di più nei test delle racchette, ma anche di corde e scarpe. E dopo l’altra lunga parentesi con SuperTennis, a gennaio di quest’anno sono tornato a Tennis Italiano, con il team di redazione con cui lavoravo anni fa e la nuova direzione di Semeraro. Nuovi stimoli ma vecchie mansioni per me: test di tutte le racchette, articoli e ovviamente anche recensioni video e sui canali social; i tempi sono cambiati.
– Poi sei passato a SuperTennis TV.
Si esatto. Già negli ultimi anni di Tennis Italiano collaboravamo con il magazine della Federazione, SuperTennis Magazine, distribuito nei Club e pubblicato anche online. Quando poi è arrivato anche il canale televisivo l’ex direttore di Tennis Italiano (Enzo Anderloni) mi ha portato con lui a SuperTennis dove abbiamo cercato di confezionare un prodotto televisivo (Tennis Magazine) in cui si parlava anche di materiali (test racchette, scarpe etc.etc.). Un’esperienza interessante e unica, imparando settimana dopo settimana anche a fare in qualche modo “televisione”; tempi delle riprese, terminologie magari differenti etc.etc. Ci siamo spesso molto divertiti. Non è per niente facile registrare anche solo 90 secondi di test racchette e imparare a dire quello che prima ero abituato a scrivere, e addirittura dopo dirlo in diretta, mentre giocavo. Per niente facile.
– Regole NextGen: cosa ti piace e cosa no.
Come se mi mancasse qualcosa da fare da quando a Milano si stanno organizzando le NextGen Atp Finals, con il mio Club siamo stati scelti dalla Fit come responsabili dei raccattapalle, della selezione e della scuola per i ballboys dell’evento. Ho potuto partecipare quindi in prima persona all’organizzazione e allo svolgimento di un torneo comunque unico, mai svolto prima.
Personalmente credo che siano sicuramente di più gli aspetti positivi dal punto di vista regolamentare; innanzitutto direi la riduzione dei tempi morti e delle pause, grazie allo shot clock. Per quanto appassionati di tennis con onestà bisogna ammettere che certi momenti del gioco sono poco spettacolari o addirittura fermi, e televisivamente la cosa non rende. Ma anche e soprattutto il format del punteggio lascia più spazio a rimonte e a capovolgimenti di fronte, rendendo lo spettacolo più avvincente e televisivo. I giovani campioni che si sono visti a Milano ci hanno messo davvero pochissimo ad abituarsi, chissà che in futuro non diventi la “normalità”.
– Lavori a Milano. Come mai non si riesce ad organizzare un torneo Atp 250?
Non ho una risposta. Però come ho raccontato prima ho vissuto in prima persona già tre edizioni delle NextGen Atp Finals; e sinceramente il livello di tennis espresso dai questi giovani è stato decisamente alto, maggiore di quello che si vede in molti “anonimi” tornei Atp 250. Un anno Chung, l’anno dopo Tsitsipas e lo scorso Yannik Sinner, ma anche tutti gli altri che hanno partecipato hanno dato vita a match oltre che combattuti anche di livello alto. Riunire 7-8 tennisti nei primi 80-100 al mondo non è facile, e non so se un torneo Atp garantirebbe quarti di finale di quel livello. Per i milanesi con le NextGen Finals c’è stato anche un po’ lo sfizio di vedere in “anteprima” i campioni di domani. Certo da qualche parte bisognerebbe cominciare, ma credo che le risorse degli sponsor si siano concentrate per ora su quell’evento.
– Cosa ne pensi del nuovo format della Coppa Davis?.
Anche in questo caso se ne sono sentite di tutti i colori. Di sicuro credo che siamo stati tutti d’accordo sul fatto che purtroppo hanno avuto problemi sulla programmazione e gli orari dei match, finiti a notte fonda. Ma personalmente, per quanto si possa essere legati alla tradizione e ai format tennistici “classici”, a me questa soluzione non dispiace. C’è da trovare un intervallo della stagione adeguato, una location e degli orari adatti (anche alla trasmissione televisiva in tutto il mondo) etc.etc. Ma l’idea in sè di svolgere tutto in un’unica sede con tutte le squadre qualificate mi piace. Tipo Mondiali di calcio per intenderci; o simile all’Atp Cup che tanto è piaciuta, anche agli spettatori, come antipasto degli Australian Open. Pure i giocatori mi son sembrati parecchio coinvolti (al di là di motivazioni economiche). Sicuramente la Laver Cup di Roger Federer ha in qualche modo aperto un pò la strada ad eventi del genere.

Lascia un commento