16 Maggio 2026
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Di padre in figlio, l’amore per il calcio di Pasquale e Gennaro Borrelli

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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata

Storie che possono insegnare tanto, sia quella di Gennaro Borrelli che del padre Pasquale. Quest’ultimo, quando è diventato papà di Gennaro, era un giovanissimo ragazzo che aveva due sogni nel cassetto: vivere grandi emozioni da giocatore e diventare uno stimato fisioterapista. Ma come fare con un bimbo da crescere? Il suo portafogli era vuoto, un altro al suo posto si sarebbe disperato, lui ha puntato su se stesso andando poi oltre se stesso, anche aiutato dalla forza della Fede. Sapeva che, per essere sorretto da un aiuto divino, avrebbe dovuto metterci del suo, altrimenti sarebbe rimasto impantanato in quella situazione finendo col diventare un papà frustrato. Invece, col passare degli anni e con tanti sacrifici, diventava uno dei migliori difensori centrali in circolazione. Giocava a Campobasso quando nacque Gennaro, poi si sarebbe preso tante soddisfazioni da giocatore. Ha sempre avuto il piglio del leader al centro del pacchetto arretrato, ha giocato in piazze calorose in cui si è fatto apprezzare, era il capitano di quel Gladiator che ha fatto tanto parlare di sé attirando le attenzioni dei media nazionali per il record di imbattibilità durato per ben 27 partite.

Quel Gladiator allenato da mister Gigi Squillante, dal quale già carpiva qualcosa per realizzare il sogno che gli bruciava nel cuore: diventare allenatore. Ma si sentiva ancora in forma per dire la sua sul rettangolo di gioco, mentre il figlio Gennaro si divertiva molto nella scuola calcio anche se era troppo piccolino per pensare al futuro, doveva continuare a divertirsi. La vita di Pasquale Borrelli non è stata solo pallone, perché ha allargato la famiglia con la sua secondogenita, Claudia, e non ha mai trascurato gli studi arrivando a specializzarsi in fisioterapia aprendosi uno studio all’avanguardia in quel di Volla. Nessuno gli ha regalato alcunché, quelle soddisfazioni personali e professionali erano il frutto di sacrificio, tenacia e caparbietà. Si era costruito da solo quella solidità che gli mancava quando diventava papà di Gennaro e si era ripromesso di essere sempre un punto di riferimento per il figlio, seguirne la crescita e assecondarne i sogni. I suoi li aveva realizzati, avrebbe fatto di tutto per trasformare in realtà anche quelli del figlio, che intanto continuava a promettere bene da baby attaccante. E se facesse qualche provino? E se si misurasse in contesti agonisticamente più competitivi?

Pasquale intanto aveva deciso di chiudere una gratificante carriera a Portici, sempre da leader, sempre con la fascia al braccio, ma ormai studiava da allenatore. Proprio la società vesuviana gli ha proposto di cimentarsi nel nuovo ruolo, quello di allenatore, in un campionato di Eccellenza. Non se l’è fatto ripetere due volte, si è messo in discussione, e molti di quelli che erano stati suoi compagni di squadra l’anno successivo erano i giocatori che aveva a disposizione. Aveva deciso di puntare su un gruppo giovane, che non avesse grandi pretese ma che potesse comunque ambire ad un campionato dignitoso. “Ci dobbiamo divertire”, rispondeva a chi gli chiedeva qualcosa circa le ambizioni del suo Portici, ma poi ci teneva a precisare: “Voglio mentalità e aggressività”. Il carisma che aveva in campo non l’aveva affatto perso da timoniere e, ad ogni partita, suo figlio Gennaro era sempre presente sugli spalti per incitare il padre. O meglio, volendo essere precisi, c’erano due Gennaro Borrelli a seguire mister Pasquale, il di lui padre e il di lui figlio, nonno e nipote.

Il Borrelli junior era entrato a far parte delle giovanili del Pescara di cui si metteva in mostra in ogni partita segnando una miriade di gol, una prolificità degna di un predestinato. Con grande educazione e rispetto, sedeva vicino al nonno a sostenere il padre, entrambi con grande compostezza, mai una parola fuori posto. Quel giovane Portici di Pasquale Borrelli viaggiava con il vento in poppa, addirittura contendendo la leadership a quell’Herculaneum, costruito per stravincere, allenato da chi? Da Gigi Squillante, il mister che forse più di tutti gli ha lasciato il segno nella sua carriera da calciatore. Quel Portici viaggiava a velocità così alte da andare a vincere in casa del Savoia in un “Giraud” strapieno e lì gli assaliva un po’ di nostalgia del suo recente passato: “Queste erano le partite che piacevano a me, se avessi potuto sarei scesi in campo anch’io”. Non poteva farlo, perché ora era un giovane allenatore che aveva la responsabilità di tenere unito un gruppo che, a fine anno, arrivò a centrare l’obiettivo dei play off. L’anno successivo iniziavano a cambiare le cose per lui: confermato alla guida del Portici, la società gli chiedeva la vittoria del campionato.

Non aveva affatto paura di quella sfida, nella consapevolezza che un vincente deve avere prima la cultura della sconfitta: “La cosa più importante nella vita sono le sconfitte, dalle sconfitte si inizia a vincere, senza le sconfitte la vita è troppo facile, più ci sono le difficoltà e più mi esalto”. Quel Portici voleva essere competitivo sia in campionato ma anche in coppa. Contro l’Isola di Procida si era messa bene all’andata vincendo 1-3 in trasferta. Al ritorno, le cose si complicarono: dopo il vantaggio, sembrò tutto fatto ma i biancorossi ebbero la forza di segnare tre gol. Dalla panchina mister Borrelli invitava i suoi a non mollare, a crederci sempre e, al 97’, arrivava il gol qualificazione. Arrivò in finale quel Portici, gara secca a Sarno contro l’Ebolitana. Mancavano pochi minuti alla fine e, con il Portici in vantaggio 2-1, gli eburini trovavano il pari. Dalla panchina, rimbombava fragorosa la voce di mister Borrelli che invitava ad andare avanti alla ricerca del gol vittoria, che giungeva quando ormai sembravano inevitabili i supplementari. Primo trofeo per il Portici. In campionato c’era da fare i conti soprattutto con l’Afragolese, nello scontro diretto in casa dei rossoblu sembrava la classica gara che avrebbe consegnato il primato agli avversari. Padroni di casa prima sul 2-0 e nel secondo tempo sul 3-1. Che fare? Il solito grido di mister Borrelli era quello di non mollare, di crederci fino alla fine, non era ancora finita. 3-4 il risultato finale, mister Borrelli steso a terra per la gioia.

Era un campionato complicato, ancora l’Isola di Procida a dare fastidio. Vincevano 3-1 gli isolani quando l’arbitro assegnò sei minuti di recupero. Sempre il solito grido dalla panchina: “Ragazzi, crediamoci, non è finita, non è finita…”. 3-3, un cuore immenso. Il Portici festeggiava l’accoppiata campionato-coppa a fine anno, anche da allenatore Pasquale Borrelli si confermava un trascinatore dalla grande personalità. E come tutti coloro che hanno una personalità forte sono amati ma nello stesso tempo osteggiati. Succederà sempre così, soprattutto nel mondo del calcio dove ciascuno vuole essere migliore dell’altro e, se non ci riesce, scredita chi ci riesce. Gennaro Borrelli, intanto, era diventato il fiore all’occhiello della Primavera del Pescara, i suoi gol – 18 in 22 partite – permettevano ai ragazzi di Zauri di vincere il campionato. Troppo forte quel giovanissimo cannibale d’area di rigore per non diventare l’oggetto del desiderio di altri club, ma il club abruzzese lo blindava. E mentre papà Borrelli viveva esperienze ad Afragola, ad Ercolano e a Santa Maria Capua Vetere, alla guida di quel Gladiator di cui era stato capitano e con il quale si misurava in serie D nei panni del condottiero, Borrelli junior faceva il suo esordio in serie B con la maglia del Pescara.

Mister Zauri, promosso in prima squadra, ha sempre creduto in lui spalancandogli le porte della cadetteria, ora al timone della squadra si è insediato Legrottaglie. Che emozione per bomber Gennaro segnare il suo primo gol da professionista contro il Pisa. Chissà quanti ne segnerà ancora questo 20enne che vive per il gol, ma non solo, perché da persona matura e responsabile mette lo studio in cima alle sue priorità. Tra i suoi obiettivi rientra sicuramente la laurea in Scienze Motorie, per riuscire ad abbinare calcio e studio ha un grande esempio in famiglia: papà Pasquale. Il quale, segue la crescita del figlio con discrezione, senza mettergli alcuna pressione, è orgoglioso del figlio ma non lo sbandiera ai quattro venti, non se ne gloria come farebbe qualcun altro che esalta continuamente i talenti dei propri figli. Su Gennaro si sono posati gli occhi di grandi club, piace tantissimo alla Juventus che ha fatto più di un sondaggio per lui, sono diverse le società di A che se ne vorrebbero assicurare le prestazioni. Per Gennaro Borrelli adesso conta solo il Pescara, un passo alla volta, al futuro non ci pensa, è dall’impegno che ci mette oggi che potrà costruirsi un grande domani.

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di www.footballweb.it

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