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DI STEFANO SICA
A come…avanti un altro! Il San Giorgio farà i sacrosanti scongiuri, ma facciamo un po’ i conti: nove vittorie consecutive di cui cinque in casa, con 21 gol fatti e appena due subiti. L’uomo della provvidenza esiste e si chiama Roberto Carannante. Dall’Afragolese alla Frattese: due mesi di silenziosa ascesa che hanno proiettato il Pomigliano in zona play-off. Chi fermerà questo gruppo inossidabile? Alla squadra di Ignudi serve un grosso in bocca al lupo…
B come Bacio Terracino – Il suo arrivo nel mercato di riparazione ha testimoniato plasticamente la volontà del club di iniziare un nuovo corso. Dialoga con Barone Lumaga e chiude in rete una trama da urlo, anche a dir il vero nel sonno profondo di una difesa nerostellata imbambolata. A volte “istruisce” a dovere il 2001 Riverso, con cui condivide la catena di sinistra. Uno come Salvatore, del resto, bisogna sempre ascoltarlo. I sigilli in granata sono già cinque, ma mai mettere limiti alla Provvidenza…
C come Carannante – Dal giorno del suo esordio in panchina a inizio dicembre, il Pomigliano ha cambiato volto e non può essere solo un caso. Superata alla grande la prova del 9 (come già detto, doppiamente probante per un fatto statistico e per il valore della Frattese), per il condottiero granata si aprono scenari inediti e tutti da esplorare. I tifosi rivogliono la D e lo hanno manifestato con un coro a fine partita al momento dell’abbraccio con la squadra. Carannante è uomo giusto per l’impresa anche per la grinta che ha saputo trasmettere ai suoi ragazzi, al netto dei suoi principi tattici. E con la Frattese si è visto. Squadra e tecnico sono ormai un corpo unico. Il merito di Carannante è stato anche quello di sapersi rimettere in discussione da una categoria inferiore dopo l’annata di Torre del Greco. Città dove ha lasciato in ogni caso ottimi ricordi tra i tifosi. Ma si sa che anche a Foggia ed Avellino gli vogliono bene. Anche questo non è un caso. Evidentemente ci sono delle qualità morali e umane alla base…

D come declino – La Frattese la sua classifica se l’era costruita soprattutto in casa nel girone di andata. Cinque punti persi allo Ianniello al 90′ (e dintorni) in tre gare sono troppi. Ora anche fuori casa si toppa. Va da sé che di questo passo non è solo a rischio il terzo posto, ma la disputa stessa dei play-off. Se si stecca ancora, e la Puteolana continua a stare perlomeno in media inglese, è il destino che aspetta i nerostellati. La Frattese vista domenica fa preoccupare in tal senso. Un mese dopo il suo insediamento, Grimaldi la quadra l’aveva trovata. Si vedeva una squadra sicura di se stessa e con meccanismi ben oliati soprattutto intorno ad un 3-5-2 di base. Sebbene, pur cambiando sistemi, questa Frattese pareva avere ugualmente un proprio indirizzo anche per le caratteristiche dei singoli. Forse c’è principalmente una questione di testa. Questo gruppo, sfumata la promozione diretta, deve tornare a lottare psicologicamente per un obiettivo (proprio come fa il Pomigliano): se si crede che gli spareggi gli siano “dovuti”, è l’inizio della fine.
E come Esposito – Per la precisione Pasqualino. Sguardo pulito ma determinazione da combattente e poca attitudine a mollare. A Pomigliano ci è arrivato da svincolato, lui che è un perno oramai dell’Equipe Campania anche perché non bisogna mai chiedergli di restare fermo quando finiscono le vacanze. E guarda caso l’ex Aversa Normanna una squadra prima o poi la trova sempre. La sua inzuccata sblocca la contesa anche se Viglietti ed Evangelista, per motivi diversi, ci mettono del loro. Ma ha il merito di trovarsi là e di crederci. Finalmente è arrivato anche per lui il battesimo del gol in granata.
F come frammentazione – C’erano una volta unità e coesione in casa Frattese. Quella nerostellata era una famiglia in cui tutte le componenti remavano nella stessa direzione. C’era una dirigenza giovane e neofita, che dava il via ad un nuovo progetto, e con essa un gruppo di tifosi non tanto nutrito ma che, a differenza dei fanatici delle “grandi firme”, aveva sostenuto sin dagli esordi questa avventura. Ora questa magia sembra svanita. E l’entusiasmo di Castellammare, a difesa di una bandiera e di un’idea, evaporato. Occorre che tutti adesso facciano un passo indietro per farne due avanti perché è evidente che un contesto del genere può portare solo al collasso definitivo. Deve farlo la società, che spesso ha “comunicato” male ed in modo equivoco, e devono farlo i tifosi del Club Nerostellato in nome di un bene superiore. Questi dissapori fratricidi non fanno bene a nessuno. Ci si incontri e ci si dicano le cose in faccia, anche in maniera cruda se serve.
G come Gobbato – Un colpo d’occhio formidabile. Il nuovo Gobbato vestito a festa è stato uno spettacolo davvero bello da vedere. Tribuna stracolma ed entusiasmo alle stelle: alle 11 non c’era posto neanche per uno spillo. E poi tanta correttezza da parte dei tifosi granata. Quella che spesso gli appassionati nerostellati si trovano loro malgrado a non riscontrare fuori da Frattamaggiore. Anche il presidente del Club Nerostellato, Orazio Vitale, ha voluto rimarcarlo: “Complimenti al Pomigliano Calcio, al presidente Pipola, ai suoi collaboratori e alla città. Che correttezza!”.

I come indice di gradimento – Oggi quello dei tifosi granata è molto alto verso la loro squadra del cuore. Andare a vedere il Pomigliano è l’esercizio di un atto di passione e di fede. Che questo entusiasmo possa essere stato alimentato anche dal ritorno al Gobbato, è un fatto. Ma è chiaro che oggi i granata divertono, esercitano appeal, fanno godere e sognare. Poche settimane a volte possono cambiare il corso degli eventi, se è vero come è vero che soltanto a dicembre sui social la furia dei tifosi pomiglianesi poteva contenersi a fatica. In effetti, almeno ad inizio stagione, i progetti erano quelli di lottare per i play-off e non certo di trovarsi relegati nella lotta per non retrocedere.
L come lezione – Quella che la squadra di Carannante ha rifilato ai colleghi nerostellati, in partita solo per metà del primo tempo. Il 4-3-3 del trainer bacolese, con Bacio Terracino e il 2000 Catalano a fare da supporto a Pastore, non ha lasciato scampo agli avversari. Con la classe di Foti (il quale ha ispirato la prima rete), la generosità quasi compulsiva di Vitiello (uomo ovunque) e la solidità del duo Pasqualino Esposito-Rega, il cerchio si è chiuso. La Frattese non ci ha capito davvero nulla, pur avendo reclamato un penalty per un mani in area abbastanza visibile dopo pochi minuti. Poi il buio.
M come mano tesa – E’ quella che il calendario ora stende alla Frattese. Tre partite per uscire dalla crisi, Nuova Napoli Nord e Sibilla in trasferta, San Giorgio in casa. Nove punti (possibili) per non staccarsi dal secondo posto e arrivare allo scontro diretto con la Puteolana con un benefit di autostima ed entusiasmo. Non ci sono più giustificazioni. Adesso è il momento dei guerrieri. E questa Frattese ha tanto da farsi perdonare in tal senso…
N come nostalgia – Se ne respirava tanta, domenica mattina, per Angela Pipola, scomparsa sette mesi fa. La figlia del patron granata è stata ricordata con un commovente lancio di palloncini ad opera di alcuni ragazzini della scuola calcio granata. Ci hanno pensato poi i ragazzi di Carannante, sul campo, ad onorarne la memoria. Fosse ancora tra noi, ne sarebbe stata orgogliosa…

O come Oliva – In una settimana difficile per la Frattese, è arrivata almeno la soddisfazione della convocazione del giovane centrale di Grimaldi nella Rappresentativa U19 di Carlo Sanchez. Unico del roster a ritagliarsi questo traguardo. Domani lo vedremo all’opera contro i parietà del Nola allo Sporting Club. Ormai è pronto per una categoria superiore. In bocca al lupo, lo merita.
P come Pipola – Il Presidente per antonomasia perché è uno che la sua creatura l’ama per davvero. Nella festa dei giocatori a fine gara si ascolta anche un “c’è solo un presidente”. Lui per la verità si stava già preoccupando di congedarsi dall’entourage nerostellato sincerandosi che fosse andato tutto a posto. P come P2. Non come la tristemente famosa loggia massonica, ma come Pierino Pastore. Alla soglia dei 40 anni corre ancora come un ragazzino. Esce a una manciata di minuti dalla fine dopo aver dato di tutto e di più. “E col sintetico nuovo non era facile. E’ stata una fatica…”, confessa. Una volta rodata l’erbetta come si deve, immaginiamo che il bomber granata sarà pronto per la maratona di Roma del prossimo marzo…
Q come quadra – E’ quella che hanno trovato società e sindaco cittadino, Raffaele Russo. Una partnership fiduciaria che ha portato ad una convenzione decennale che il Pomigliano potrà esercitare con tutti i benefici del caso. Era presente anche Russo al trionfo con i nerostellati. Quando una Amministrazione è amica, e si lascia travolgere dal senso di appartenenza verso la squadra della propria città, per un club è oro. Nell’anno del centenario non si poteva chiedere di più.
R come rigori – Nel primo tempo il napoletano Maresca non ne vede almeno due. C’è un mani solare di Pasqualino Esposito dopo pochi secondi, successivamente un possibile atterramento di Vitiello ad opera di Fontanarosa in area nerostellata. Magari a recriminare di più può essere la Frattese visto che si stava sullo 0-0. Ma guai a cercare alibi per una prestazione insufficiente.
S come scelte – Fuori Tommasini e Spavone per squalifica, e capitan Costanzo per uno stiramento, mister Grimaldi deve rivedere qualcosa nell’undici iniziale. Si parte col 4-3-1-2 con Arario dietro Grezio e Sperandeo, ma a sinistra c’è il 2000 Vincenzo Varriale, con Balzano a destra. Il risultato è che la Frattese – per le caratteristiche specifiche dei due esterni – perde spinta e pericolosità su entrambe le fasce, venendo relegata così ad uno stato di perenne sofferenza. Nel corso della ripresa, l’assetto riprende una fisionomia base con Sparano a destra e Pappacoda in mediana a chiudere il cerchio under (farà coppia con Fontanarosa in quanto Grimaldi era già passato ad un quadrifoglio offensivo con l’innesto di Umberto Varriale per Auriemma). E il primo si fa subito sentire sulla sua corsia. Ci saranno stati dei motivi per non partire così? Chissà.
T come tredici – E’, questo, dopo il centro di Pasqualino Esposito, il numero dei giocatori attualmente in rosa andati a segno col Pomigliano in tutta la stagione. Nell’ordine: Bacio Terracino, Pastore, Foti, Vitiello, Vincenzo e Domenico Pisani, Grieco, Rega, Labriola, Catalano, Vitale e Barone Lumaga, senza ovviamente contare gli elementi andati via nel corso del torneo, ovvero Gioielli, Raffaele Russo, Emma, Conte e Calabrese.
U come under – Sulla corsia destra del Pomigliano il duello tra Catalano e Vincenzo Varriale l’ha vinto il giovane granata. Gara positiva per Gagliardi e Riverso, mentre, sull’altro versante, decisivo è stato l’errore di Evangelista sul gol del vantaggio e lo stesso Oliva ha spesso sofferto – come tutta la retroguardia – gli attacchi pressanti dei giocatori di Carannante.
V come veleno – E’ quello che è mancato alla Frattese anche quando il Pomigliano, dopo il raddoppio, ha abbassato la propria intensità provando a gestire le operazioni. Poco “veleno”, poca cattiveria, una sudditanza psicologica preoccupante e avvilente dopo aver testato furia e ardore dei granata. Qualche occasione è arrivata, ma più per inerzia che per convinzione. Eppure Pappacoda e Grezio un paio di palle buone per riaprire il match le avevano avute. Ma sono mancati, appunto, fede e cinismo. E’ mancata in sostanza quella determinazione rabbiosa che oggi distingue il Pomigliano dagli altri.
Z come zolle – Sono quelle del nuovo sintetico del Gobbato, al suo “esordio” dopo il match col Marcianise del 28 settembre a cui era seguito un lungo esilio. Un tappeto luccicante bellissimo da vedere. Col manto di ultima generazione, che rimpiazza la storica erbetta naturale, sono state progettate nuove panchine oltre ad altri lavori di restyling che hanno resto l’impianto un vero e proprio gioiello. La riscossa del Pomigliano parte dalla sua casa e, come detto, da una piacevole sinergia tra club e politica locale. E Pipola rilancia: “Vedremo con l’Amministrazione se ci sarà altro da fare. Questo è un gioiellino che si può migliorare ancora…”. Quando si guarda sempre avanti…

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