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DI STEFANO SICA
Non poteva essere per lui una gara come tutte le altre. Con la Frattese Raffaele Russo ha scritto una delle pagine più belle della sua carriera professionale e della storia stessa nerostellata, che nel 2012 si rimetteva in moto in Promozione dopo un lungo periodo di black out. “Palla a Russo e ci abbracciamo”, diventò questo più di un semplice mantra da recitare, perché l’esterno offensivo ex Terracina concluse la propria stagione con 18 gol all’attivo trascinando i nerostellati in Eccellenza. Era lui l’indiscusso beniamino di tutto l’ambiente, voluto fortemente da quel Teore Grimaldi che ne aveva assaggiato le qualità negli Allievi Nazionali del Napoli, club con cui il ragazzo aveva svolto tutta la trafila fino ad arrivare alla Primavera di Ernesto Apuzzo. Un afragolese a Frattamaggiore, a dimostrazione, semmai ce ne fosse bisogno, che i due popoli possono convivere e contaminarsi, se vogliono. Quella di Russo è una storia di tenacia, di passione, di forza interiore. E forse anche di un pizzico di cattiva sorte perché uno come lui avrebbe meritato un percorso diverso. Più autorevole. Russo chiude il cerchio unendosi alla squadra della sua città, ma senza rinnegare il passato e tutti quelli che gli hanno voluto bene. “Era la seconda volta che giocavo contro la Frattese, dopo il mio addio – ricorda ai nostri microfoni -. Mi era capitato solo quest’anno col Pomigliano. Ma l’emozione è sempre la stessa. Ancora oggi sento tanti amici e percepisco che anche per loro è un piacere rivedermi. E’ stato un anno fantastico, indimenticabile. Quei mesi li porterò per sempre nel cuore”.
Hai avuto anche la possibilità di marcare il classico gol dell’ex.
“Sì, l’episodio c’è stato con quel tiro che è passato tra le gambe del portiere e poi è scivolato fuori. Ma non è stato facile già recuperare un pallone quasi uscito, peraltro ero defilato. Sto da quasi due settimane qui e il primo bilancio direi che è soddisfacente. Ho fatto 40 minuti con la Puteolana, partendo poi titolare con la Frattese. Ma per me è un orgoglio poter giocare in una squadra simile, composta da giocatori fortissimi. Chiunque scenda in campo, contribuisce a tenere questo gruppo sempre competitivo”.
Buona Afragolese nel primo tempo. Nella ripresa molto meglio la Frattese. E avete rischiato.
“Hanno avuto più possesso palla nel secondo tempo, ma come occasioni ricordo solo quella di Rizzo nel finale con una bella parata del nostro portiere. Nel primo tempo siamo stati noi ad avere qualche chance limpida. Siamo scesi in campo per vincere, come sempre. E credo si sia visto. Poi nel corso di una partita bisogna essere anche bravi a capire il momento e a non sbagliare l’interpretazione. Quando non si può vincere, bisogna fare di tutto per non perdere”.

“Le belle anime vengono sempre premiate”: lo hai scritto sul tuo profilo Facebook prima della firma con l’Afragolese…
“Però posso assicurare che non c’era alcun riferimento al calcio, ma solo ad una bella vicenda privata. Poi è arrivata la chiamata dell’Afragolese per concludere e, quindi, quella mia frase ha assunto involontariamente un duplice significato. Evidentemente è un momento molto positivo per me… Gioco nella mia città, lo faccio in una squadra che è in corsa per campionato e Coppa Dilettanti, sono felice anche a livello personale, cosa potrei pretendere di più ora dalla vita?”.
Come è maturata la scelta Afragolese?
“Ci fu già un approccio in estate col Direttore Romano, peraltro mio compagno di squadra ai tempi di Barletta. Ci salutammo cordialmente e gli feci l’in bocca al lupo per la sua nuova avventura. Poi rimase tutto in stand-by fin quando non diedi la parola al Pomigliano. Una nuova chiacchierata c’è stata poi dopo la partita di Coppa tra Pomigliano e Afragolese, anche qui solo interlocutoria. Il giorno prima del match tra Afragolese e Puteolana sono stato chiamato e abbiamo chiuso tutto la sera”.
Tuttavia molti si chiederanno perché hai deciso di lasciare Pomigliano.
“La scelta in realtà l’avevo maturata da tempo per via di alcune situazioni che sono accadute. Ringrazio comunque la famiglia Pipola per l’opportunità che mi è stata concessa. Conoscerli è stato un onore. Sono dei gran signori”.

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