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DI STEFANO SICA

Esami per agenti sportivi e nuovo regolamento per il settore. Il post deregulation innesca meccanismi e novità al passo con le mutate normative. Se UAFA (Union Agent Football Association) e IAFA (Italian Association of Football Agents) continuano a trovarsi su fronti opposti circa il destino da riservare agli operatori che si sono iscritti al Registro Agenti in seguito alla deregulation voluta dall’ex presidente FIFA, Sepp Blatter, entrambe le associazioni sono concordi nel criticare il neonato regolamento agenti. Ne abbiamo parlato col presidente della UAFA, Alessio Sundas.
La IAFA ha vinto la sua battaglia per abbattere il criterio della deregulation e ripristinare il quadro normativo precedente.
“In tanti nel 2014 erano pronti per sostenere l’esame di Agente Fifa in Figc, tra cui il sottoscritto stesso. Ci eravamo preparati su un piccolo compendio di diritto sportivo. Un dipendente della Figc, Sciascia, ora in pensione, ci disse che l’esame sarebbe stato cancellato. A quel punto sembrava normale che un libero professionista potesse investire capitali propri nell’attività, come ho fatto io. Ho preso due sedi assumendo nel contempo cinque dipendenti per vari incarichi (rapporti con gli sponsor, scouting e altro). Nel 2015 abbiamo messo in moto un certo meccanismo e questo ha stimolato tante persone che volevano iniziare a fare l’agente. Con i vecchi esami, si imparava il diritto sportivo tout court. Oggi si studia anche diritto amministrativo e privato, materie che nessuno mai utilizzerà. Bisogna capire una cosa fondamentale: il nostro è solo un lavoro di intermediazione e di valorizzazione della scheda tecnica di un calciatore. Noi siamo dei promotori e basta, altro è materia di avvocati (bonus, clausole e altro)”.
Tuttavia il rischio che questa attività finisse nelle mani di gruppi occulti, magari in un contesto di conflitti di interesse, era concreto.
“Non metto in dubbio questo, come sostiene anche la IAFA che rispetto moltissimo in tutti i suoi componenti e nel presidente Christian Bosco. Io stesso ho assistito a distorsioni varie messe in atto dal 2015 da qualche singolo che prometteva a destra e a manca e non curava la propria immagine come dovrebbe fare qualsiasi agente di calcio. Tanti non hanno svolto attività specifiche e non hanno neanche la partita IVA, tantissimi altri però sono dei veri e propri professionisti. Io vado oltre: se uno, in regime di deregulation, investe tutto su se stesso e sulla propria attività, fa semplicemente il proprio lavoro. Io ho depositato tantissime procure in Figc. Mai abbiamo avuto un procedimento disciplinare. Disonesti e personaggi poco presentabili si eliminano da soli. Ricordiamo anche un altro aspetto: solo in Italia e in Francia c’è un esame. In tutto il resto del mondo non sono previsti esami. E il regime è questo fin quando Infantino non deciderà di imporre l’esame obbligatorio per tutte le Federazioni, ma non sappiamo quando e se avverrà. Dopo la deregulation accade che molti operatori inizino a fare specifiche attività. La IAFA poi oppone il fatto che i vecchi agenti hanno studiato sostenendo anche un esame per avere l’abilitazione. L’esame, evidentemente, è stato reintrodotto: si va prima al Coni, con uno scritto e un orale, e poi in Figc”.
Quale può essere la via d’uscita per una ricomposizione dei due interessi?
“Ecco, il discorso che poniamo è che chiunque si sia iscritto al registro agenti dal 2015, non può essere lasciato improvvisamente a casa. Che colpa ne ha? Non si può togliere a queste persone tutto quello per cui hanno investito di tasca propria. Molti sarebbero costretti a chiudere la partita IVA con conseguente licenziamento dei dipendenti. In questo modo si danneggiano solo vite e percorsi professionali. E finisce che la torta se la spartiscono solo gli agenti pre deregulation. C’è un dato che viene sottovalutato da un punto di vista strettamente procedurale: io, per esempio, potrei far inserire tutti gli iscritti al registro agenti, oltre 500 persone, in un’altra Federcalcio europea. Se con questa Federazione ne uscisse un buon accordo, costoro potrebbero operare anche in Italia. Non potrebbe esserci alcun impedimento”.
Prossime iniziative?
“Porteremo avanti fino in fondo questa battaglia, a costo di arrivare anche a Strasburgo davanti alla Corte Europea dei diritti dell’uomo. Non accettiamo che gli iscritti al registro agenti in regime di deregulation debbano sostenere gli attuali esami in Coni e Figc. Se si parla di corsi di aggiornamento con crediti obbligatori, siamo aperti. Siamo, insomma, disponibili a trovare un accordo: per esempio, si può chiedere loro di seguire questi corsi per un triennio per poi essere iscritti subito all’Albo in caso di rispetto delle normative nelle frequenze e nel conseguimento dei crediti. Infine, ci sarebbe tanto da dire anche sul nuovo Regolamento Agenti, di cui non condividiamo molti punti, dall’età dei calciatori da rappresentare alla percentuale sul minimo sindacale. Chiediamo che il vecchio Regolamento sia ripristinato per tutti gli agenti, esclusi, qualora lo si ritenesse opportuno, quelli che prenderanno l’abilitazione con gli attuali esami”.

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