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Il Napoli vive un grande momento. Le tre vittorie consecutive e la conseguente flessione della Roma, hanno ridotto la forbice tra terzo e secondo posto con gli azzurri che possono mettere paura agli uomini di Garcia. Sono tanti i dati positivi, ma non manca qualche nota stonata, di questo e molto altro ne parliamo con Silver Mele, un grande ed esperto professionista che, però, conserva l’umiltà di un ragazzino. La sua affermazione nel mondo del giornalismo partenopeo è figlia di una competenza cui antepone la grande qualità umana di saper intrattenere proficui confronti anche con colleghi desiderosi di apprendere i segreti della professione. Sono tanti i temi che tocchiamo con il conduttore di ben due trasmissioni su Canale 8: in “Ne parliamo il lunedì” si commentano le gare del week end calcistico, mentre in “Tribuna Stampa”, in onda di venerdì sera sulla medesima rete televisiva, si fa il punto della settimana in vista degli imminenti impegni. Ora ci troviamo in una fase centrale di una settimana che ha visto il Napoli allungare sulle inseguitrici per il terzo posto e ridurre lo svantaggio dalla Roma, ma all’orizzonte c’è subito l’impegno infrasettimanale che vede gli azzurri ospitare al San Paolo l’Inter in coppa Italia, in una gara secca in cui c’è in gioco il passaggio alle semifinali contro la Lazio.
Ma, prima di tutto, chiediamo a Silver Mele di analizzarci, dal suo punto di vista, i dati che hanno visto il Napoli mettere in bacheca due trofei nel 2014 e aprire il nuovo anno totalizzando più punti rispetto a tutto le altre squadre: “E’ cambiato il trend perché è cambiata la fiducia e l’attenzione, e poi si percepisce la voglia di ottenere i risultati. E c’è un’altra caratteristica evidente: in questo Napoli si vede veramente la mano di Benitez, che ha fatto capire a tutto lo spogliatoio quanto sia importante la rotazione e come una sana competizione possa essere l’arma in più per acquistare la mentalità da grande squadra. È stato fatto un grande lavoro da Bilbao in poi. Dopo l’infausta notte del San Mames, alla ripresa degli allenamenti, Benitez ha chiamato i suoi a raccolta facendo un discorso chiaro e lineare sapendo che dal mercato non ci sarebbero state grosse novità, ha guardato tutti negli occhi dicendo: qui o reagiamo o sprofondiamo. E da lì è iniziato un lavoro per smaltire quegli strascichi psicologici, ci è voluto un po’ di tempo ma ora che si stanno raccogliendo quei frutti, possiamo dire che la semina è stata sapiente. Certo, i difetti endemici restano ma questo è un Napoli che piace”. C’è un’altra statistica lusinghiera: gli azzurri fanno la voce grossa in trasferta con 21 punti ottenuti lontano da Fuorigrotta, solo la Juve ha fatto meglio con tre punti in più: “Be’ diciamo che si sta provando a raddrizzare anche il trend casalingo, il successo contro il Genoa è stato importante e ora bisogna ripetersi contro l’Udinese. In trasferta, indubbiamente, ci si esprime meglio perché si aspetta l’avversaria per poi ripartire di slancio in contropiede, ecco questa è un’altra caratteristica di questo Napoli 2.0 di Benitez. Anche l’impiego di De Guzman ha dato più equilibrio tra i reparti, il tecnico spagnolo si è un po’ italianizzato e le ultime partite lo stanno dimostrando: bada più a non prenderle consapevole che, con quella batteria di campioni che si ritrova in attacco, prima o poi il gol arriva. Ha capito che, nel campionato italiano, la tattica del coprirsi per essere letali in ripartenza può fare le fortune di una squadra”.
Dalle note positive passiamo a quelle stonate. Ci si chiede se ci siano responsabilità di Benitez sulla deficitaria fase difensiva e sui disagi contro le medio-piccole, con la conseguente emorragia di punti: “Continuo a vedere errori marchiani dei singoli. A Verona ne abbiamo avuto l’esempio, il Napoli come ha subito gol? Con un’uscita avventata di Rafael e la scarsa reattività di Britos, per il resto si è subito poco e si è rischiato solo per errori dei giocatori, come quando Albiol, nella ripresa, ha offerto un’occasione ai clivensi per una sua avventatezza in fase di disimpegno. Sono convinto che questo Napoli, con un grande difensore e un centrocampista che sappia abbinare quantità e qualità, abbia tutto per giocarsi le sue carte per lo scudetto. Il livello è già altissimo ma, basterebbero queste due pedine, per completare l’organico”. Mai come dopo il blitz al Bentegodi è tornato d’attualità parlare di secondo posto. Il discorso sembrava chiuso con Juve e Roma che parevano disputare un campionato a parte, stanti i continui passi falsi degli azzurri, invece, ora sono i giallorossi ad inciampare con una certa frequenza. Con la forbice ridottasi a quattro lunghezze, è legittimo che il Napoli provi a contendere la seconda piazza alla Roma, ma cosa bisogna fare per tenere il discorso sempre aperto? “Prima di tutto non interrompere la continuità di risultati e dimostrare di saper soffrire tutti insieme, ecco questa è un’altra novità che si sta rivelando preziosa. Certo la Roma, pur vivendo un momento particolare, in qualche modo ripartirà ma sono fiducioso perché l’inerzia è azzurra, quindi, ci sono tutti i presupposti per andare all’assalto della seconda piazza. Il Napoli è in lotta su tre fronti: può insidiare la squadra di Garcia, punta ad andare avanti in coppa Italia e non si pone limiti anche in Europa League. Questo la dice lunga sul grande lavoro che si sta portando avanti”. Incombe la gara di coppa Italia contro l’Inter: il Napoli ha il vantaggio di giocare davanti al proprio pubblico, ma bisogna prestare molta attenzione ad una squadra, come quella nerazzurra, che vorrà reagire alle mortificazioni che le sta riservando il campionato ad onta di un mercato invernale di buon profilo: “Innanzitutto bisogna diffidare di quest’Inter la cui crisi può spingerla ad una partita di cuore e orgoglio. Anche Benitez, in conferenza stampa, ha messo in guardia la squadra dai rischi insiti in questa partita. La gara è considerata importante nell’entourage azzurro, non è un caso che verrà schierata la squadra migliore a dimostrazione di quanto sia forte l’obiettivo di proseguire il cammino in tale competizione. E poi il tecnico azzurro sa come dosare le forze dei suoi giocatori anche in vista degli altri impegni”. La chiusura la lasciamo ai singoli. Chiediamo a Silver Mele un parere personale su alcuni calciatori tracciandone dei profili tra cui l’elemento più carismatico a disposizione di Benitez, i giocatori più funzionali e quelli da cui si aspetta standard di rendimento più alti: “Il vero leader è Higuain, lo dico anche per come l’ho visto a Verona. Non fa la differenza solo dal punto di vista tecnico ma anche per la sua disposizione tattica, un campione in assoluto. E poi vorrei fare un elogio dei gregari: Gargano e David Lopez stanno dando tantissimo per impegno e diligenza e sono dotati di quelle caratteristiche che servivano per conferire ulteriore equilibrio alla squadra, non avranno piedi educatissimi ma possono contare su quattro polmoni in due. Vedo un Hamsik in crescita rispetto al giocatore opaco che abbiamo visto in più circostanze, Mertens ha bisogno di maggiore spazio per poter deflagrare, mentre in difesa Britos continua a non garantire affidabilità e Albiol va troppo a corrente alternata. Su Rafael dico che è un buon portiere con grandi margini di crescita e su cui si fa bene a puntare, ma se lo si paragona a Reina, allora è normale notare la differenza perché lo spagnolo era garanzia di un bel po’ di punti in classifica”.


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