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Un test per sperimentare le proprie ambizioni di grandezza, per capire fino a che punto determinati capricci possono spingersi. Pochi minuti e l’Afro Napoli sarà di scena al Moccia di Afragola nella madre di tutte le partite della terza giornata del girone A di Eccellenza, insieme all’altro big match Gladiator-Albanova in programma nel pomeriggio al Piccirillo. Nella mattinata di ieri, il tecnico Sasà Ambrosino ha diretto a Mugnano la rifinitura puntando molto sulla tattica di base, con un confronto 10 contro 10 per testare la fase di non possesso. Mancheranno, tra squalifiche ed infortuni, Cittadini, Gentile, Tarasco, Marigliano e Manzoni. Grande applicazione nell’ultimo lavoro settimanale e motivazioni alle stelle per tutti. C’è la consapevolezza che con l’Afragolese non si potrà scherzare, che sarà una sfida stimolante e che metterà alla prova le velleità del gruppo. Alla gara con i rossoblù, i partenopei ci arrivano però forti di una striscia positiva e di un momento psicologico favorevole. La stessa Afragolese ne sa qualcosa avendo assaggiato malvolentieri in precampionato i morsi dei Leoni, capaci di eliminarli dalla Coppa Italia Dilettanti. Certo, oggi sarà altra storia perché il gruppo di Biagio Seno tiene la testa della classifica, ha volontà esplicità di vittoria del torneo e dispone di un potenziale offensivo da paura. I valori di partenza, insomma, restano superiori e incontendibili per tanti.

Da allora, la squadra multirazziale di patron Gargiulo, pur essendo caduta alla “prima” con l’Albanova solo per un quarto d’ora di black out totale che alla fine ha presentato un conto doloroso, si è gustata in rapida successione un trionfo col Gladiator e una bella passerella in Coppa col Volla (3-0), altro team rivelazione di questo inizio di campionato. E’ l’Afro Napoli di Dodò, golden boy di questa squadra sul quale persino la Cavese aveva fatto un pensierino in estate. Ma è anche la squadra di un nucleo di elementi che funzionano come un’orchestra dedita a sinfonie di alto profilo. Il 4-3-3 di Ambrosino è un mantra da ripetere all’infinito per stordire avversari spesso incapaci di trovare le contromisure adeguate. Anche perché è un sistema di gioco che il tecnico puteolano vuole che sia interpretato in ampiezza, con esterni offensivi che, pur essendo in grado di giocare su linee interne, siano però capaci di disporsi quanto più larghi possibile. Possesso palla estremo e sfiancamento del “nemico”, questo il must di Ambrosino. Il resto lo fanno l’imprevedibilità di Babù, la classe di Dodò e i colpi di Sogno, un attaccante che forse qualcosa da dire l’avrebbe anche in categorie superiori. Tutto ciò nel quadro di una organizzazione di gioco divertente, appassionante, ormai oliata e incoraggiata dalla brillante vittoria del recente campionato di Promozione.
Uno show che si è potuto ammirare otto giorni fa col Gladiator, il gigante ridotto ad agnellino dallo strapotere partenopeo. Poche idee ma confuse per i sammaritani, incapaci di rendersi pericolosi negli ultimi 20 metri e in costante affanno in mediana. A nulla è servito l’inserimento ad inizio ripresa di Cerrato col passaggio dal 4-3-3 al 4-2-4 e il contestuale spostamento di Spilabotte da sinistra al centro al fianco di Liccardi. Solo Di Paola ha provato ad illuminare le trame nerazzurre, quasi in solitudine e spesso con inefficaci iniziative personali. Proprio il “Toro” si è procurato un infortunio alla spalla durante il match di Coppa con l’Ottaviano, inducendo la società a sondare la disponibilità di Mimmo Girardi al trasferimento. Per ora non se ne farà nulla, ma i nerazzurri hanno in sè la forza, per la qualità dell’organico e la bravura dell’allenatore, di riscattarsi subito. Il vero Gladiator non è certo quello svogliato e senza gioco visto al Vallefuoco. E quale miglior test come quello con l’Albanova per mettersi subito in discussione. Spazio alle due sfide, ora. Per una domenica da emozioni forti.

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