16 Maggio 2026
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Anche le sconfitte possono aiutare a vincere

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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata


Una sconfitta può essere salutare? La domanda serpeggia nell’entourage del Napoli dopo la brutta scoppola rimediata a Genova. Si sapeva che sarebbe stata una gara delicata, che i blucerchiati avrebbero affrontato con intensità e agonismo, ma non ci si aspettava di restare alla loro mercé per quasi tutti i 90′ di gioco. La sosta dovrà aiutare Ancelotti a fare quadrato, ridare fiducia alla squadra e interrogarsi sulle cause del crollo. Il tecnico di Reggiolo, ad onta dello strapotere della corazzata Juventus, non ha mai ammantato di segretezza la parola scudetto sebbene in tantissimi, tra tifosi e addetti ai lavori, ci sia la consapevolezza che gli azzurri siano fuori dai giochi per quanto riguarda il tricolore. Però, la risposta alla domanda iniziale è sì, una sconfitta può essere salutare. Chi lo insegna? La stessa Juventus, che da sette anni sta cannibalizzando il campionato italiano. Non più tardi di un anno fa, la svolta per i bianconeri arrivò proprio al Marassi contro la Sampdoria. Soccombevano sotto di tre gol fino al 90′, poi nel recupero ne trovarono due che resero meno pesante il passivo ma la sconfitta fu nettissima e mai in discussione. 

L’anno prima, ancora al Ferraris, la Juve fu messa sotto, stavolta dalla sponda del Grifo. I rossoblu di Juric, trascinati da un grande Simeone, ne rifilarono tre alla Juventus, una sconfitta dalla quale la squadra di Allegri ripartì più forte di prima fino a stravincere il campionato con diverse giornate di anticipo. Ancora più clamoroso il ko nell’anno in cui la Juve di Conte superò addirittura i 100 punti. I bianconeri, al Franchi di Firenze, chiusero il primo tempo in vantaggio di due reti, ma nella ripresa ne subirono quattro, incassando ogni gol senza accennare ad una minima reazione, quasi con un senso di impotenza. Quella caduta rovinosa non pesò sul morale della squadra, anzi, ne vellicò l’orgoglio perché da lì in poi fu una cavalcata imperiosa fino a superare la soglia dei cento punti, un campionato letteralmente azzannato. Successe lo stesso anche alla Juve del ’94-’95, ci fu un cambio alla guida tecnica con Lippi che subentrò a Trapattoni. L’obiettivo era la vittoria dello scudetto che mancava da quasi un decennio, alla sesta giornata il 2-0 incassato a Foggia, che poi retrocesse, fu la spia rossa sulla quale si costruì una stagione trionfale che si chiuse con il tricolore, la Coppa Italia vinta ai danni del Parma e la Coppa Uefa persa proprio contro i ducali in una sfida infinita sia in territorio nazionale che europeo. 

Tanti esempi che fanno capire come non debba essere una sconfitta ad affettare (termine tanto caro ad Ancelotti) il morale di una squadra ambiziosa, anzi, spesso è proprio da una caduta che ci si può rialzare più forti. Del resto, è anche la storia di Ancelotti che ce lo insegna: alla guida del Chelsea, quando l’Inter eliminò i Blues dagli ottavi di Champions, strinse un patto con la squadra, da lì in poi avrebbero puntato a vincere Premier e FA Cup. Attualmente, quel Chelsea è l’ultima squadra inglese ad aver conquistato il Double. Un esempio, in conclusione, ce lo fornisce lo stesso Napoli di Sarri che l’anno scorso, dopo aver perso in casa proprio contro la Juventus che da un potenziale +7 si era ritrovata a -1, inanellava una serie di dieci vittorie consecutive. Se non è arrivato lo scudetto è per la mancanza di mentalità vincente nel finale e per alcuni guasti al Var, la speranza è che quest’anno siano stati riparati. 

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di www.footballweb.it

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