16 Maggio 2026
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Un tifoso non dovrebbe mai vedere fallire la propria squadra del cuore

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Provo  a buttare giù due righe, prendo spunto dalla nuova piattaforma del sito che mi suggerisce: “scrivi la tua storia“. La mia storia? Io non ho storie da raccontare se non di aver vissuto quella di una grande squadra. La Juventus, il Milan o l’Inter? No, io parlo dell’Avellino che prendeva  a pallonate le più grandi del panorama nazionale. Mi considero, rispetto ai più giovani,  un miracolato. Ho iniziato a seguire i Lupi in serie B nell’anno della promozione. Tengo a precisare che non era come oggi, io avevo solo dodici anni, a quell’epoca non c’era che il giornale il lunedì mattina per conoscere le gesta dei miei beniamini. Ho avuto, dicevo, la fortuna di vivere la promozione in A e quei, magnifici, dieci anni di massima serie. Ero orgoglioso di tifare per i colori bianco e verde. Lo ero e maggiormente, forse, perché non frequentavo altri tifosi dell’Avellino, vivendo a Napoli. Mi nutrivo della stima e del rispetto dei tifosi partenopei (altri tempi ma anche altri tifosi). A scuola (Istituto per ragionieri e periti commerciali ‘Ferdinando Galiani’) il Lunedì mattina, se mancavo i professori si chiedevano: “ma ieri ha perso l’Avellino?“. Ho conosciuto tutti i più grandi calciatori, dai fantastici ragazzi del ’72 sino a quelli che hanno vinto lo spareggio contro il Napoli nel 2005. Per me basta e avanza per poter dire che sono stato uno tra loro e che mai dimenticherò le loro gesta ma soprattutto che mi considerano un loro amico.


Purtroppo le storie belle non durano tutta la vita. C’è sempre l’incognita dietro l’angolo. Eccola spuntare come un fulmine a ciel sereno.  La delusione più grande per un tifoso? il fallimento calcistico. E’ successo nel 2009, ho impiegato alcuni anni prima di capire che quel verde sbiadito di quelle maglie era lo stesso degli anni d’oro. Non era così, almeno secondo il mio modesto parere. E’ successo ancora e proprio mentre qualcuno sosteneva che non sarebbe mai più accaduto. Ci dicono che non siamo falliti ma che non hanno iscritto l’Avellino in B. C’è differenza ma non la vediamo. A volte mi domando se è un bene non vivere nel capoluogo irpino, non respirarne l’aria dopo questa pesantissima delusione ma e soprattutto, scusate se è poco, non incrociare per il corso chi si ostina a dire che i responsabili sono altri e mi fermo qui, meglio per tutti.


Il campionato di massima serie è iniziato. C’è Ronaldo ed assieme all’asso portoghese tanti altri campioni di livello mondiale ma non c’è l’Avellino. E’ iniziato anche quello cadetto, l’anticamera del grande calcio. Ci sono Palermo, Verona, Venezia, Lecce, Ascoli, Crotone, Pescara ed il ritorno del Cosenza. C’è il Benevento, la Salernitana. I due derby. Anche qui non trovo la mia squadra del cuore. Cerco in Lega Pro ma con lo stesso risultato. Ripartiremo dai dilettanti, un’altra volta. Così vanno le cose ma la prossima volta prendetevela con i colpevoli perché i tifosi non dovrebbero mai vedere fallire la propria squadra del cuore, non è giusto ma anche questo succede.

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Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta. Una passione malcelata per la Formula Uno.

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