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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata
C’era molto scetticismo intorno al Napoli dopo il mercato estivo privo di botti. Non che si mettesse in discussione il valore dei giocatori presenti in rosa ma, alla luce dei rinforzi delle altre big, si riteneva necessario dotare la squadra di ulteriori tasselli perché potesse ancora accreditarsi come l’anti-Juve. Le sconfitte nelle amichevoli pre-campionato contro Liverpool e Wolfsburg hanno ulteriormente acuito le perplessità dei tifosi, esasperati anche dalle inopportune e infelici dichiarazioni di De Laurentiis, in aperto scontro con la maggior parte della tifoseria. Il calendario, poi, non era stato neanche benevolo con la truppa di Ancelotti, dal momento che presentava all’esordio una delle trasferte più insidiose, in terra capitolina contro la Lazio. Una squadra già collaudata quella biancoceleste con una continuità tecnica data dalla permanenza sulla panchina di Simone Inzaghi, un tecnico appetito anche da club molto ambiziosi ma che Lotito ha saputo blindare, così come ha fatto con Milinkovic Savic, valutato sui 150 milioni di euro.
Prima della partita, la Juve faticava con il Chievo riuscendo ad imporsi solo a tempo quasi scaduto e, se i campionati si vincono con gli episodi, il battesimo bianconero non poteva essere più beneugurante. Poi il Chelsea di Sarri otteneva il secondo successo nelle prime due partite della Premier, ma stavolta aggiudicandosi il derby londinese contro l’Arsenal, e ciò aveva già dato fiato ai nostalgici del tecnico attualmente di stanza allo Stamford Bridge. Le premesse non erano le migliori per il Napoli ma Ancelotti, confermando il suo carisma di leader calmo, ha saputo infondere la giusta serenità alla squadra che, al di là di un impatto non felicissimo, ha fornito una prestazione convincente e anche vincente. Il vantaggio iniziale di Immobile era stato figlio di una clamorosa dissennatezza della retroguardia azzurra in fase di marcatura che ha consentito al bomber oplontino di eludere addirittura tre uomini battendo l’incolpevole Karnezis. Incassato il colpo, il Napoli ha preso il sopravvento pareggiando con Milik a fine primo tempo per poi portarsi avanti con un capolavoro di Insigne.
Ancelotti, pur con la sua aria serafica, si è fatto sentire dalla panchina, ha protestato per il gol annullato a Milik quando si era ancora in svantaggio, ha esultato a pugni chiusi al gol di Insigne, un modo per far capire che, avrà pure una espressione bonaria, ma sicuramente non impassibile. Il tecnico di Reggiolo ha optato per una conferma del 4-3-3 con il quale la squadra aveva trovato il proprio equilibrio nei tre anni di gestione sarriana schierando, ad eccezione del portiere, tutti giocatori della vecchia guardia. Hamsik, dopo qualche errore nella fase iniziale, si è destreggiato discretamente in cabina di regia, la speranza è che possa trovarsi sempre di più a suo agio nella nuova mansione, Zielinski ha dimostrato di essere una pedina importantissima giocando con grande personalità, mentre Allan è stato il migliore del reparto mettendoci il solito furore agonistico e una grande qualità in fase propositiva, uno come lui dovrebbe essere clonato. Non ha convinto il pacchetto arretrato in qualche circostanza, come se qualcosa dovesse ancora mettersi in rodaggio, nonostante qualche topica, la Lazio raramente si è resa pericolosa dalle parti di Karnezis.
L’attacco è stato esplosivo, Milik conferma di essere un rapace d’area di rigore e di avere un fiuto del gol degno di un vero bomber, Insigne pennella e colpisce, Callejon viene puntualmente dato per partente ad ogni cambio di allenatore ma poi risulta sempre decisivo con i suoi tagli e i suoi assist perfetti. Pur attorniato da un clima tiepido, il Napoli ha vinto con merito e autorevolezza in casa della Lazio, ma ciò non può cancellare una campagna acquisti che ha lasciato la squadra sguarnita in alcuni ruoli, soprattutto in quello cruciale di prima punta. Un errore marchiano lasciar partire Inglese senza sostituirlo, un altro con le caratteristiche di Milik non c’è in rosa, tra l’altro non si potrà pretendere un impiego ipertrofico per il polacco che viene comunque da due gravi infortuni. Si punta molto sulla capacità di Ancelotti di infondere alla squadra la giusta consapevolezza di sé, ciò che dovrà fare anche in vista della gara contro il suo passato, quel Milan che ha portato più volte nella vetta più alta d’Europa e che ha ripreso vigore con gli innesti arrivati da un mercato molto attivo.

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