16 Maggio 2026
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T.N. Soccer, Rota si confessa a FBW: “Il mio percorso tra l’Avellino e una famiglia straordinaria…”

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 Per avere appena 19 anni, compiuti all’alba del 2018, ha già tanta maturità da vendere. Carisma, leadership ed esempio di abnegazione negli allenamenti, ne hanno caratterizzato il percorso in questo mese e mezzo di lavoro col roster under del Team Napoli Soccer a Mugnano. Decisivo è stato per lui anche il biennio vissuto con la Primavera dell’Avellino, quando ha potuto assaporare il contatto con gli umori e gli atteggiamenti di veri e propri mostri sacri. Giovanni Rota, classe ’99, ha un fisico imponente, ben strutturato. Ma soprattutto una disinvoltura fuori dal comune che lo porta ad essere sempre ascoltato e considerato dai compagni nonostante la giovane età. Chiusa l’esperienza in biancoverde, il difensore di Ponticelli è uno degli elementi più appetiti sul mercato, tra D ed Eccellenza. Sarnese e Pomigliano (dove c’è un suo vecchio mentore, il Ds Peppe Ammaturo) ci hanno fatto un pensierino, ma la platea dei pretendenti si è allargata negli ultimi giorni. Chi prende Rota, sa di potersi assicurare non solo un difensore versatile, ma anche un piccolo-grande uomo spogliatoio. “In questo ritiro sono stato sperimentato come difensore centrale nelle partitelle, ma il mio ruolo naturale è quello di terzino sinistro – ci racconta -. Però, con l’aiuto degli allenatori che ci hanno seguiti, ho provato a lavorare per migliorare sempre di più in fase difensiva. Magari questa versatilità mi consentirà di accumulare più minutaggio e di poter coprire ogni esigenza. Ho ancora l’età giusta per imparare a disimpegnarmi in altri ruoli. Fatto sta che ho sempre giocato sulla fascia, avendo attitudini maggiormente offensive. Con mister Carannante, alla Sibilla Bacoli, facevo il quinto a sinistra, con Lepre dall’altro lato”.


Dicevamo della tua leadership. Parli molto nello spogliatoio, dai consigli in campo e fuori…

“A me piace principalmente aiutare il compagno in difficoltà, specie quello che vive un momento particolare di debolezza. Mi reputo una persona forte caratterialmente, ma sono consapevole che tanti giovanissimi vanno aiutati ad inserirsi in un contesto. Qualcuno si porta appresso le proprie timidezze nel rapportarsi ad altri ragazzi. Invece formare un gruppo è importante, in campo e fuori. L’armonia che regna fuori è fondamentale. In campo poi è necessaria la comunicazione, il capirsi. E allora sì, avere qualche leader in uno spogliatoio è necessario. E’ colui che poi crea l’unione interna. E l’unione fa la forza, perché il singolo da solo non può fare nulla. Quando si crea un gruppo è pure più facile giocare bene, dare spettacolo. Il calcio è questo. Noi giochiamo per i tifosi che ci vengono a vedere, oltre che per le società che ci pagano. Siamo tenuti ad onorare tutti, al di là del nostro stesso nome. Il bello del mondo del calcio è che può insegnarti a vivere, perché ci sono delle regole da seguire che poi ti disciplinano anche nella vita di tutti i giorni”.


Un bilancio della tua esperienza a Mugnano?

“Sono venuto qui un po’ sovrappeso. Ero rimasto fermo tre settimane dopo la fine del campionato Primavera. Allora ho pensato di rilassarmi per qualche giorno. Qui comunque ho trovato tecnici e preparatori atletici molto preparati e sempre pronti ad aiutarmi ed a mettermi a mio agio. Mi fa piacere aver suscitato anche qualche sensazione positiva nelle partitelle, anche se so che devo ancora imparare tanto. E ringrazio tutto lo staff del Team Napoli Soccer per questa opportunità che mi hanno concesso”.

Vieni da due stagioni ad Avellino, tra scossoni e cambiamenti dirigenziali nel vivaio: ne avrai di cose da raccontare…

“Ad Avellino ci sono stati tanti cambiamenti in due anni e si sa che, se non si crea un gruppo e un nucleo solido di calciatori, non si può fare bene. La scorsa estate, dopo la prima stagione con Renato Cioffi, mi ero aggregato al Benevento. Poi sono tornato ad Avellino ed ho trovato 50 ragazzi. Ne avevo lasciati più o meno 23. E’ difficile fare una preparazione adeguata con un gruppo così numeroso. In questo modo crescono le gelosie, le dicerie”.

E personalmente che ti lascia questa parentesi?

“Non sono mai stato convocato in prima squadra, ma in questi due anni mi sono allenato spesso con loro quando c’era mister Novellino. Per me è stata una bella soddisfazione personale, un premio che credo di aver meritato e che dedico alla mia famiglia. Averne una come la mia è un privilegio: mi sono sempre tutti vicini e mi danno forza e sostegno ogni giorno, non finendo mai di stimolarmi al massimo. Noi giovani soffriamo di tante problematiche al giorno d’oggi, molti prendono strade sbagliate. Ecco perché la famiglia ha un ruolo fondamentale nella formazione umana e caratteriale di un ragazzo”.

L’Avellino rischia di scomparire.

“Lo so e mi dispiace. Spero che tutto si risolva per il meglio, per l’onore di questi colori. E’ stato un club fondamentale per il mio cammino. Sono grato a loro e mi auguro possano festeggiare la riammissione in B”.

 

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Giornalista pubblicista e' uno dei fondatori di Footballweb

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