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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata
Il campionato del Napoli resta ottimo sebbene lo scudetto sia andato ancora una volta alla Juventus, ma ci sono diversi rilievi da muovere a tutte le parti in causa. Prima di tutto, De Laurentiis non può permettersi di rilasciare quelle dichiarazioni, tra l’altro intempestive, in cui imputa a Sarri un utilizzo troppo parsimonioso dei giocatori in organico. Se gli avesse messo a disposizione qualche tassello più pronto per essere impiegato, e non gli acerbi Ounas e Machach, allora avrebbero avuto più legittimità le sue parole, invece, a gennaio la società ha denunciato tutta la sua inadeguatezza. Ma, del resto, c’è da aspettarsi poco da chi concede accrediti stampa a chi esercita le professioni più disparate tranne quelle di giornalista e addirittura a chi è sprovvisto del tesserino, per la serie “a chi figli e a chi figliastri”. Anche quando il Napoli era saldo in testa alla classifica, la società mostrava di essere di categoria inferiore, anche questo è uno dei motivi per cui è una impresa vincere il tricolore. Impresa che diventa ancora più ardua se, alle evidenti manchevolezze partenopee, si aggiungono i soliti aiutini, o meglio, aiutoni degli arbitri alla Juventus che, per la forza che esprime, ne potrebbe fare tranquillamente a meno.
Ma, siccome tutte le squadre, anche le più forti, attraversano momenti di flessione, se in quei momenti ci pensano le giacchette nere a ripristinare gli equilibri, allora il campionato diventa tutta una farsa. Incredibile l’uso distorto che è stato fatto del Var quando in campo c’era la Juve, e nessuno ci venisse a dire che siamo di parte, qui parlano i fatti, anche perché non ci risulta che siamo stati mai teneri col Napoli e, a maggior ragione, non lo saremo adesso. Anzi, tutto ciò, ci fa essere ancora più duri nei confronti di una squadra che, dopo l’impresa di Torino, ha dato solo prova di provincialismo, come se all’Allianz Stadium fosse già finito il campionato. Era lecito festeggiare, per carità, la città ha fatto benissimo ad esultare perché vincere lì ha sempre un sapore particolare, figurarsi una vittoria che dava a tutti la sensazione che potesse essere decisiva per assegnare lo scudetto agli uomini di Sarri. Invece, al di là delle nefandezze arbitrali nella gara tra Inter e Juve, il Napoli aveva l’obbligo di andare a Firenze e vincere e non a soccombere senza mai tirare in porta, trincerarsi dietro l’alibi della prematura espulsione di Koulibaly non regge. La Juve, in maniera vergognosa e spudorata, ha beneficiato di favori anche nella gara casalinga contro il Bologna, che si era messa male dopo il primo tempo con il vantaggio felsineo, ma se il Napoli si fa recuperare due volte dal Torino, allora deve più incolpare se stesso che gridare al complotto.
Una squadra, soprattutto se accompagnata da un pubblico immenso nonostante l’addio a “quel sogno nel cuore”, non può mollare così, rischiando di chiudere il campionato ad una distanza considerevole dalla Juve, a quel punto si avrebbe ancora il coraggio di parlare di arbitri? Per vincere occorre la mentalità vincente, quella che Sarri in tre anni non è riuscito ad infondere a squadra e ambiente, si è rivelato uno straordinario maestro di calcio, capace di dare un gioco brillante, propositivo ed equilibrato (questo non sempre) ai suoi giocatori, ma è stato anche ostaggio dei suoi limiti. Spiace dirlo, ma se, come sembra, la sua avventura all’ombra del Vesuvio è giunta al capolinea, lascia da perdente, quando proprio ieri ha incontrato un suo collega, attualmente alla guida del Toro, che a Napoli, pur con una rosa nettamente inferiore, ha vinto una coppa Italia contro la forte Juve di Conte e la Supercoppa gliel’hanno letteralmente rubata a Pechino, purtroppo quando si gioca contro la Vecchia Signora tutto ciò va messo in conto, è il campionato italiano, bellezza! Ora, prima di pensare al futuro, sarebbe il caso di concentrarsi sulle gare contro Samp e Crotone, superare la soglia dei 90 punti coronerebbe comunque un campionato che ha visto il Napoli protagonista.

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