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Servizio di Luca Alvieri @riproduzione riservata
Quella avvenuta l’estate scorsa, è la seconda rivoluzione dopo quella dell’estate del 2012, dove siamo passati dal Milan delle bandiere a quello delle nuove speranze, con El Shaarawy, Niang, Pato e tanti altri nomi che adesso non si sa nemmeno che campetto stiano calcando. L’unica differenza tra quella rivoluzione e quest’ultima avvenuta con l’avvento dei cinesi, è che questa guidata da Fassone e Mirabelli ha un piano ben preciso, ribadito ieri stesso dal Ds calabrese dopo la disfatta col Benevento: “Abbiamo fatto un mercato particolare, fatto di giocatori forti e giovani che poi andremo a puntellare stagione dopo stagione.”
La sconfitta di ieri non ha nulla da rimproverare alla società, alla gestione del mercato e tanto meno a quella di Gattuso, che è sempre il primo a metterci la faccia chiedendo scusa ai tifosi per la “figuraccia” fatta nella propria casa. Il tecnico rossonero è anche uno che impara in fretta e ammette quando sbaglia. Come nel caso di ieri sera, dove non è riuscito a trasmettere il giusto ardore nella mentalità dei suoi giocatori, entrati troppo scialbi e svogliati in campo. Anche sotto l’aspetto tattico sa di aver regalato mezz’ora di gioco al Benevento presentandosi con quel 4-4-2 e molto probabilmente da qui alla fine della stagione questo modulo lo vedremo ben poco.
Il più attaccato (e attaccabile) ieri sera è stato André Silva, che si ha giocato una pessima partita, ma non si merita per niente l’etichetta di “bidone”. E’ stato pagato troppo? E’ il mercato, chiunque adesso viene pagato fior di milioni. Non dobbiamo dimenticarci che questo è un ragazzo di soli 22 anni reduce da una sola stagione e mezza nel calcio professionistico con la maglia del Porto e che è alla sua prima esperienza all’estero in un campionato molto più competitivo e di livello di quello portoghese. André Silva va cresciuto, va capito e va soprattutto aspettato. Perché non è un caso che “se lo vendessimo domani mattina tutti lo comprerebbero”, come ha detto Gattuso in una delle sue primissime conferenze stampa. Il portoghese ha una tecnica assurda e vederlo al primo anno brutto, senza contare tanti fattori, sarebbe un errore colossale. Ma questo, per fortuna, Mirabelli lo sa.
La sconfitta di ieri capita, fa parte del gioco. Il Milan veniva da 4 pareggi consecutivi dove in almeno 3 di questi avrebbe meritato la vittoria. La partita col Benevento è stata approcciata male a livello tattico e mentale… e se si aggiunge anche la tecnica che affievolisce assieme al fiato, otteniamo questo. Sono errori, semplici errori di valutazione. Purtroppo è un errore che resterà impresso nella storia del Milan, ma tale rimarrà. Non è nessun segnale d’allarme o un inizio di una débâcle. Il Milan ha piazzato le basi per un nuovo ciclo vincente, ma serve fiducia… dategliela.

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