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servizio di Luca Bosio @riproduzione riservata
Colpa dell’arbitro. In Ita(g)lia è sempre colpa del direttore di gioco. O di un assistente. Minimo del quarto uomo. Magari c’entra pure un raccattapalle. Siamo fatti così. Questa rubrica si dissocia da tali posizioni, per semplice coerenza. Se pensasse che il calcio del Belpaese fosse “truccato”, “pilotato”, e che gli Scudetti fossero già assegnati a settembre, smetterebbe immediatamente di seguire il circo Barnum del pallone. Perché così è (se mi pare). Un campo di battaglia privo di etica e cultura, dove tutto è permesso (come in amore), purché vinca la propria squadra. Un avversario è stato penalizzato? Chi se ne frega, abbiamo vinto noi. Un tribunale dove i ruoli di giudice e imputato sono intercambiabili. Con avvocati pronti a dire tutto e il contrario di tutto. Una palestra di strada dove nessuno può dare lezioni a nessuno. I bulli possono diventare vittime e viceversa. In fondo, vale sempre la pena seguirlo, questo circo. Per passione, per divertimento, per amore di una palla che rotola, senza insulti, offese, violenza fisica o psicologica. Ci scusino i lettori per la breve divagazione, e veniamo ai fatti, alla partita, al luogo del relitto. Il Napoli non è sceso in campo, per più di un’ora. I calciatori sono rimasti a Doha o in vacanza con le famiglie. La Juventus, prima in classifica con dieci punti di vantaggio, non ha alcun interesse a alzare i ritmi, dato che non sta attraversando un periodo di forma brillante. Si limita a fare possesso palla e a verticalizzare quando può. I cannoni di fuoco degli azzurri sembrano petardi inesplosi dopo Capodanno. Higuaìn non trova spazi per impostare gioco sulla trequarti e concludere, Callejon si muove poco e male, De Guzman non è un esterno e si vede. L’olandese, però, ha sui piedi l’occasione per portare in vantaggio i suoi. E la sbaglia. Hamsik torna a recitare il suo ruolo preferito, quello di fantasma , soprattutto nelle partite che contano. Si vede solo la cresta e basta. Mai uno spunto, un’accelerazione, un dribbling. La coppia di fatto Lopez-Gargano non ha qualità e la difesa, ancora con Britos adattato nel ruolo di terzino sinistro, non dà mai l’impressione di essere solida. Anno nuovo, soliti problemi. La monotonia del cosiddetto “big match” del San Paolo è rotta da una gran giocata di Pogba. Il francese tira al volo, dal limite dell’area, sugli sviluppi di un’azione confusa, e porta in vantaggio i bianconeri. Si va al riposo. Nella ripresa, l’uomo in più, quello che non ti aspetti, è proprio Britos. Lasciato colpevolmente solo, in piena area di rigore, all’altezza del dischetto, dai difensori bianconeri, devia di sinistro un tiro d’angolo di Dries Mertens, subentrato al presunto campione slovacco. L’atmosfera si surriscalda. I cinquantamila dello stadio di Fuorigrotta sperano di vedere un Napoli finalmente arrembante. Debutta anche Manolo Gabbiadini, che prende il posto di uno spento Callejon. Gli uomini di Benitez, invece, rimuginano nel loro torpore. E la Juventus, dopo pochi minuti, raddoppia. Calcio di punizione di Pirlo, Caceres colpisce in beata solitudine e riporta avanti la Juventus. L’uruguaiano è in posizione di fuorigioco, ma l’assistente non lo vede. A quel punto,sarebbe lecito aspettarsi un Napoli in preda ai fumi del furore agonistico. Si sente, in effetti, qualcosa nell’aria, ma è camomilla. Gli uomini di Benitez non tirano mai in porta e non si rendono mai pericolosi, se non in mischie furibonde e confuse. In una di queste, Koulibaly si scontra con Buffon, facendogli perdere la palla dalle mani, che finisce in rete. Tagliavento annulla per fallo sull’estremo difensore bianconero. Il centrale del Napoli non protesta nemmeno, consapevole dell’innocente marachella, e abbraccia Buffon. Tragicomico il tuffo di Zapata in area di rigore, giustamente ammonito dal direttore di gara. Higuaìn potrebbe regalare il pareggio alla sua squadra, ma non riesce a inquadrare lo specchio della porta dopo una serpentina in dribbling a pochi passi da Buffon. Poi la beffa finale. Napoli tutto sbilanciato in avanti, Morata trova un’autostrada libera. La imbocca e serve Vidal, che, dal limite dell’area, fulmina con un bolide l’incolpevole Rafael. Finisce tre a uno. Sul campo. Per buona parte della stampa napoletana, invece, il risultato finale è uno a uno. Perché il gol di Caceres era da annullare (e in effetti era in fuorigioco), e Vidal non avrebbe, forse, messo dentro la terza marcatura. Veggenza pura.

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