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Non le manda a dire Rosario Campana, tecnico del Gragnano, dopo la sconfitta interna col Potenza (1-3). Nel mirino la conduzione di gara dell’arbitro, il signor Michele Giordano della sezione di Novara, e, soprattutto, il rigore concesso per un fallo di mani assai dubbio di Gatto su staffilata di Guaita. Un episodio che ha cambiato il volto della partita, fino a quel momento molto equilibrata, col Gragnano in vantaggio ma poi costretto in 10.
L’ANALISI – “Avevamo preparato bene la partita ed eravamo meritatamente in vantaggio. Abbiamo mancato qualche gol in più di un’occasione. Siamo una squadra giovanissima ed avremmo meritato di più. Le partite durano 100 minuti e si sa che chi vince racconta, mentre chi perde spiega. E noi siamo qui a dover spiegare tutta una serie di situazioni che giudichiamo penalizzanti”.
ARBITRAGGIO OSTILE – “Al di là dei complimenti, a noi servono i punti. E, se li meritiamo in campo, non deve poi esserci qualcosa di extracalcistico che ce li faccia perdere. Oggi la parzialità della terna è stata clamorosa, nel computo sia delle ammonizioni sia delle decisioni tecniche. Al Potenza è stato regalato un rigore, a noi ce ne manca uno netto su Gassama. Sul fronte ammonizioni, ho dovuto fare dei cambi per evitare ulteriori problemi in vista della prossima gara. Noi venivamo ammoniti per qualsiasi episodio, anche giustamente. Ma lo stesso metro di misura non veniva adottato per il Potenza. Noi siamo una squadra che non può permettersi espulsioni. Noi dobbiamo giocare sempre con tutti gli effettivi perché abbiamo una buona organizzazione. Nel momento in cui viene a mancare una pedina così importante come Gatto, un vertice basso fondamentale per quanto riguarda sia l’inizio delle azioni sia le chiusure preventive, comincia un’altra partita. Loro hanno preso più campo anche se noi non abbiamo mai rinunciato ad offendere. E’ chiaro che la situazione si è fatta più difficile e i ragazzi si sono demoralizzati per via di quanto stava accadendo. Nel secondo tempo ho visto un altro arbitro, più stanco forse perché la partita viveva ritmi alti e questo non lo ha messo in condizione di prendere certe decisioni con la giusta lucidità”.
SUL SUO ALLONTANAMENTO DALLA PANCHINA – “Non posso essere sempre la vittima sacrificale. Se io sono rumoroso in panchina, e gli altri possono fare quello che vogliono, non va bene. Questo è già un campo piccolo che ti mette in condizione di oltrepessare l’area tecnica”.
ERRORE SUL CENTRO DI SICLARI – “E’ chiaro che in campo ci sono anche gli avversari. Il Potenza è una squadra importante, costruita per stracciare il campionato. Martedì ne parleremo perché, forse, qualche indecisione c’è stata e magari non si è avuta la giusta attenzione su quella traiettoria. Ma penso che tutto vada rapportato ad un aspetto mentale legato alla delusione per quello che stava succedendo. Normale in una squadra con un’età media di 19 anni e mezzo, anche se non è un aspetto positivo. Siclari a fine partita ha fatto dei gesti che non sono degni di una città come Potenza e di un club con un presidente che stimo tanto per il modo con cui gestisce la società, al di là degli investimenti fatti. Siclari se lo poteva risparmiare. In campo si può fare di tutto ma, alla fine, ogni cosa deve rimanere nella massima correttezza. Noi a Gragnano abbiamo un pubblico eccezionale ma certi comportamenti possono generare reazioni che poi non sono positive. Comunque arbitro ed assistente dicono che hanno visto tutto”.

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