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A priori sarebbe dovuta essere una giornata chiave per lo sviluppo del campionato, con Napoli-Fiorentina e Juventus-Inter in programma, e la Roma pronta ad approfittarne: nella pratica, tuttavia, è cambiato poco o nulla. Tre 0-0 piuttosto deludenti -ognuno con la sua storia, certo- che non hanno mosso le acque in vetta alla classifica ma che, specie nel derby d’Italia, ci lasciano molto in eredità.
Innanzitutto c’è da geolocalizzare il concetto di “estetica del calcio”: se in Spagna o in Inghilterra è raro assistere ai cosiddetti big-match con pochi gol, in Italia questo è pane quotidiano. Lo 0-0 maturato allo “Stadium” racconta una perfezione tattica con pochi eguali, tra allenatori tra i più preparati nell’annullare il gioco avversario. Anche questa può essere bellezza, e i puristi del pallone se ne faranno una ragione.
La Juventus ha provato a fare la partita, sfruttando la propria superiorità a metà campo. Ma alla fine gode Spalletti. La sensazione è che alla fine della fiera l’Inter riesca sempre ad ottenere ciò che vuole, ciò che si pone come obiettivo. Attenzione: gli ospiti non sono entrati in campo per il pari, ed è evidente innanzitutto considerando le formazioni iniziali, con Gagliardini in panchina e Brozovic titolare. Atteggiamento “spavaldo” e maggiore qualità per non dare punti di riferimento tra le linee e provare a prendere in mano la partita. Partita che però si è evoluta più volte nel corso dei 90′, in cui l’Inter gioco-forza si è ritrovata a doversi adattare al maggior tasso tecnico bianconero. Nel secondo tempo sopratutto è emersa la garra juventina, con Spalletti che è corso ai ripari inserendo Gagliardini per Candreva e lanciando alla squadra un chiaro segnale: se non si può vincere, è certamente un bene non perdere. E così è stato: l’Inter è uscita indenne anche da Torino, dopo aver vinto a Roma e pareggiato a Napoli, e mantiene la vetta della classifica.

Innegabile, comunque, che la Juventus c’è. Chi parlava di appagamento dopo i 6 scudetti consecutivi, o di fine di un ciclo, deve rivedere i suoi calcoli. La squadra di Allegri è lì a due punti dal primo posto ed ha concluso una settimana di fuoco che l’ha vista vincente a Napoli e qualificata agli ottavi di Champions, prima del pari con l’Inter. Risposte importanti che confermano come la Vecchia Signora sia sempre lì, in cima tra le favorite del nostro campionato. C’è da migliorare la condizione fisica, come ammesso dallo stesso tecnico toscano, ma è evidente da anni che questa squadra entri nella sua fase ottimale con l’arrivo della Primavera, quando gli scontri peseranno ancor di più. Insomma, la Juventus può solo migliorare; e partendo con gli attuali soli due punti di handicap siamo certi che dirà ancora la sua.
Ci si aspettava la Guerra dei Mondi tra Higuaìn ed Icardi, è stata la notte delle difese. Chiellini, Miranda, Benatia e Skriniar: che partita! I centraloni juventini hanno annullato Maurito, che non è mai riuscito a fare la differenza nè a toccare molti palloni (dieci tocchi in totale in 90 minuti!), Skriniar si è confermato come miglior difensore di questo inizio di stagione e, aiutato da un redivivo Miranda (forse la miglior prestazione in maglia nerazzurra) hanno disinnescato un Pipita che veniva dal gol decisivo del San Paolo. E poi Samir Handanovic, forse il miglior portiere del mondo in questo momento: splendido il suo intervento su Mandzukic ad inizio gara, poi salvato dalla traversa ancora su tentativo del croato. Lo sloveno si conferma come uno dei pilastri fondanti dell’Inter, e Spalletti ringrazia.

Resta un po’ di rammarico, tra le fila degli ospiti, per la pessima serata di Perisic e Candreva. I due esterni, nelle idee di Spalletti, sarebbero dovuti essere elementi chiave nelle ripartenze ospiti. Candreva tuttavia è stato troppo occupato in fase difensiva, non riuscendo mai a rendersi pericoloso in avanti; Perisic è stato forse il peggiore in campo in assoluto, davvero troppo poco incisivo per qualità che possiede. Risulta normale conseguenza, dunque, l’altrettanto gara negativa di Icardi.
Inter 40, Napoli 39, Juventus 38, Roma 35 e con una gara in meno. In termini di classifica non è cambiato niente, regna ancora l’equilibrio. Vedremo chi lo spezzerà.

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