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Il centrocampista della Roma ha accumulato, nella sua carriera, 37 turni di squalifica per espulsioni e prove tv. Praticamente, è come se avesse saltato quasi un intero campionato di Serie A. Oggi, l’ennesima stangata: 2 turni di squalifica per lo schiaffo a Lapadula.
Giocatore di cuore, capitano e bandiera della Roma; e di carattere che, troppe volte, si è trasformato in esuberanza costringendolo a commettere gravi errori in termini sportivi e disciplinari. Dalle scuse di due settimane fa ai giocatori svedesi a causa dei fischi vergognosi di San Siro all’inno della Svezia, sintomo di maturità e di professionismo, alle scuse convenzionali dovute al ceffone a Lapadula. Questo è Daniele De Rossi: due facce della stessa medaglia. Le sue doti calcistiche sono note in tutto il mondo. È sicuramente un giocatore che ha scritto pagine importanti della storia del calcio italiano ed internazionale. Anche lui ha fatto parte di quella nazionale italiana che ci ha regalato nel 2006, dopo ventiquattro anni, il mondiale. Anche in quell’occasione, purtroppo, è stato in grado di contraddistinguersi, non per le sue qualità calcistiche, ma per la solita gomitata di turno: espulsione e quattro giornate di squalifica.
Domenica scorsa l’ultimo capitolo di una storia lunga una carriera a cui è difficile trovare un lieto fine. A 34 anni, e con un campionato saltato (considerando il numero di turni di squalifica), diventa difficile ricordare il suo percorso senza imperfezioni.

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