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Inutile girarci intorno, la Salernitana sembra avere un problema, ed il tecnico, o la società o tutte due insieme, devono trovare la via d’uscita. Al termine di una partita sofferta e giocata male per lunghi tratti, la Salernitana aggiunge un altro punticino alla sua classifica. Inizio di torneo noioso e scialbo, già appare improcrastinabile un’inversione di tendenza, prima che il campionato scivoli gradualmente dall’essere insignificante e senza sussulti, alla tribolazione per la paura di perdere la cadetteria.
Bollini, dopo aver accettato un progetto tecnico solo parzialmente aderente ai suoi principi calcistici, è chiamato a dare alla sua squadra una palese organizzazione tattica, creando le condizioni per esprimere solidità difensiva e qualità della proposta offensiva. Al momento la Salernitana è una compagine che si esprime a sprazzi, ancora decisamente lontana da un progetto calcistico efficiente e godibile, al di là delle frasi di rito pronunciate dal tecnico lombardo a fine partita. E’ evidente che alla base di ogni discorso risiede anche un po’ d’approssimazione della società granata in sede di campagna acquisti. Però è altrettanto importante, se si vuol uscire dall’attuale crisi di gioco e di risultati, che cresca la consapevolezza del tecnico di dover abbandonare sterili vittimismi ed irreali visioni di partite ben giocate dai suoi uomini, Quattro punti in cinque gare, conquistati contro squadre destinate ad un ruolo di secondo piano in questo torneo, impongono un lavoro umile e silenzioso, non autoreferenziali scenari positivi che non trovano riscontro sul rettangolo verde.
L’inizio di gara della Salernitana è un condensato di morbidezza e pachidermica andatura, con l’iniziativa lasciata completamente nei piedi degli avversari, i quali immettendo nella contesa impeto agonistico, dinamismo e coraggio riescono ad entrare abbastanza agevolmente tra le maglie e le linee granata. In soli due minuti i padroni di casa sfiorano il gol (Bifulco e Firenze) e collezionano una manciata di corner a favore. Gli uomini di Bollini faticano ad arginare la costruzione dal basso della manovra rivale, con Vives ed i due centrali difensivi (Legati e Bergamelli) che impostano a loro piacimento il gioco, agevolati dalla completa assenza di pressing ad opera dei centrocampisti granata, i quali manifestano un’irritante indolenza all’interno di un controllo sterile delle posizioni assegnate loro dal tecnico. Troppo facile per il regista ex Toro ed i centrali vercellesi pescare compagni liberi sulla trequarti o effettuare cambi di gioco che, nell’immediata copertura laterale, trovano quasi sempre in ritardo la Salernitana, la quale prova a fare densità nella propria metà campo e preferisce lasciare parzialmente sguarnite le corsie esterne. Grassadonia ha preparato la gara meticolosamente, ordinando ai suoi difensori centrali di fare gioco quando Signorelli e Gonzales riescono ad intralciare le geometrie di Vives. Una densità che lascia a desiderare dal punto di vista difensivo, considerato che Raicevic controlla indisturbato il pallone ai venticinque metri e lascia partire un tiro centrale bloccato a terra da Radunovic. Il copione offensivo dei calciatori vercellesi prevede la ricerca costante della verticalizzazione, ben conoscendo l’incostante capacità di filtro della mediana granata e i momenti di amnesia di una linea difensiva che non sempre accorcia tempestivamente sul centrocampo (Germano per poco non approfitta di un buco clamoroso prodotto da Vitale e Bernardini). I padroni di casa mostrano temperamento superiore e ferrea applicazione mentale, ma anche una maggiore gamma di soluzioni offensive dalla cintola in avanti. Il 4-3-3 della Pro Vercelli si lascia apprezzare per la vivacità delle due catene laterali, dove gli interpreti (Germano e Bifulco a destra, Firenze e Vajushi a sinistra) scambiano sovente le posizioni, regalando pochi riferimenti agli uomini di Bollini. Il tutto governato dalla regia volitiva e senza fronzoli di un Vives che non dimostra assolutamente le trentasette primavere compiute. La Salernitana esce parzialmente dal guscio al minuto venti, quando capisce che, essendo priva a centrocampo di imprevedibilità, corsa ed idee, può sperare di incidere pressando alto, conquistando palla e verticalizzando immediatamente per il terzetto offensivo. Prima un tiro in corsa di Vitale, poi un assist di Alex per Rodriguez che temporeggia troppo, ed infine una percussione dell’esterno basso napoletano che serve un invitante traversone a Minala, certificano il tardivo ingresso nel match di Bernardini e compagni. Però, come spesso accade nel calcio, la Salernitana subisce gol nel suo momento migliore. Storia del minuto trentanove, quando Schiavi non calcola bene la tempistica dell’intervento aereo su Raicevic, permettendo a quest’ultimo di effettuare un’ottima sponda per l’accorrente Firenze dalle retrovie, il quale approfitta della mancata diagonale di Perico per realizzare il classico gol scaturito dall’ inserimento tipico della mezzala incursiva. I granata accusano il colpo e rischiano di capitolare nuovamente sull’ennesimo raid di un centrocampista bianconero (Germano) e, soprattutto, in seguito ad un chirurgico tiro a giro di Raicevic – bravo a decentrarsi e a dettare il passaggio – sul quale Radunovic compie un’autentica prodezza.
Termina il primo tempo e la Salernitana può riordinare le idee in vista della seconda frazione di gioco. Speranza disattesa sin dai primi minuti, quando gli uomini di Bollini, nonostante i frequenti cambi di modulo (4-1-3-1-1 e 4-2-4) favoriti dall’ingresso in campo di Rossi al posto dell’infortunato Alex e Di Roberto in luogo di Signorelli, danno vita a venti minuti calcisticamente poveri di contenuti e snervanti per i tifosi al seguito e quelli rimasti a casa. Come già accaduto nella parte iniziale del primo tempo, in campo si vede soprattutto la Pro Vercelli, che, con i movimenti senza palla dei suoi centrocampisti (Germano su tutti), sempre accompagnati dalla vivida presenza mentale del carismatico Vives, continua ad imperversare alle spalle della mediana granata, costringendo la retroguardia ospite a fronteggiare diverse azioni a palla scoperta. Raicevic e Vives non assestano il colpo di grazia, consentendo alla Salernitana di rientrare in partita, anche se il corner da cui scaturisce la deviazione sotto misura di Schiavi non ha nulla da spartire con una nitida trama di gioco. Il merito, infatti, è da attribuire alla caparbietà del giovane Rossi, che riesce a guadagnare l’insperato calcio d’angolo contendendo ai difensori locali un pallone che sembrava ormai perso. Intanto, lo spinto 4-2-4 della Salernitana accentua i problemi del centrocampo granata, che, scarsamente supportato da una difesa troppo bassa e da esterni offensivi non sempre solerti in fase di non possesso, vede sbucare minacciosamente maglie bianche da tutte le parti. Però adesso la gara è equilibrata, perché il pari infonde coraggio e temperamento agli uomini di Bollini, anche se l’organizzazione tattica e la qualità del gioco continuano a latitare. Merito della rinascita ospite è anche dei padroni di casa, che, stanchi e resi un po’ affranti dall’immeritato pari rivale, cominciano a sbagliare tanti facili disimpegni, favorendo le insidiose ripartenze dei calciatori granata. Ancora una volta ad essere protagonista è il giovane Rossi, che sfugge a Legati prima di servire a Rodriguez un’occasione da rete più difficile da sbagliare che da tramutare in gol; l’argentino riesce nell’impresa di non scagliare il pallone nella porta custodita da Marcone. Il pericolo sventato e l’esuberanza atletica dell’entusiasta Rossi suggeriscono a Grassadonia che è tempo di non rischiare più la parità numerica difensiva contro l’attacco granata. Il tecnico salernitano opera allora un cambio conservativo: dentro il centrale Konatè in luogo di Bifulco, mentre il precedenza Castiglia aveva preso il posto di Vajushi. I piemontesi passano ad un abbottonato 5-3-2, pur non abbandonando l’idea di continuare a colpire con gli inserimenti dei centrocampisti, sempre pronti a supportare l’ariete Raicevic. Però il cambio tattico di Grassadonia è anche un messaggio intriso di paura, che viene immediatamente recepito dalla Salernitana. La squadra granata prova a giocare con maggiore protagonismo e riversa sul campo una diversa applicazione mentale e la giusta carica agonistica. Sono Minala e compagni a fare la partita, forti anche del baricentro ormai basso dei padroni di casa, ma la qualità della proposta offensiva continua a latitare, così come merce rara appaiono le rifiniture negli ultimi trenta metri. La Pro Vercelli è per la prima volta in discreta difficoltà, ma quando si distende in avanti, approfittando di una Salernitana sempre lunga e sfilacciata, regala sempre l’impressione di poter trovare il guizzo vincente con uno dei suoi dinamici calciatori. Insomma, le due squadre non abbandonano l’idea di poter conquistare l’intera posta in palio, ma il frutto del loro sforzo è un enorme ‘vorrei ma non posso’.

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