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Tutta un’altra storia. L’anno scorso, l’Udinese fu capace di strappare ben 6 punti al Milan. La musica, però, è cambiata, con le sinfonie di mercato di Fassone e Mirabelli. Ma soprattutto con il VAR (o la VAR). L’anno scorso, a San Siro furono la sfortuna e l’inconsistenza offensiva di Bacca a farla da padrone. Al Friuli, invece, il VAR avrebbe condannato De Paul all’espulsione per il fallo-killer su De Sciglio. Lo stesso De Paul che di lì a poco avrebbe segnato (col Milan ancora in 10 uomini) il gol vittoria. Ieri, si è consumata una piccola vendetta in salsa rossonera.
IL MODULO – I primi frutti di un cambio annunciato, propiziato dal poker subito a Roma con la Lazio, si sono visti. Dopo la gara di Vienna in Europa League, che si è rivelata poco più di un’amichevole, era fondamentale testare la presa del nuovo schema su un impegno più probante. In questo senso, l’Udinese era la squadra perfetta: una compagine da metà classifica, arcigna al punto giusto da non regalarti campo e punti facili. Primo esame per il triumvirato Musacchio-Bonucci-Romagnoli: promozione piena solo per l’ex Villarreal. Per il capitano, qualche svarione di troppo, mentre per Romagnoli la macchia di una decina di minuti di follia, in cui un cartellino giallo e la rete del pari provvisorio regalata fungono da prova inconfutabile. Anche qui, il VAR ha fatto la sua parte, annullando la rete di Lasagna per fuorigioco (netto, ma non segnalato dall’assistente), che avrebbe regalato ai friulani il vantaggio. Se le fasce hanno tratto benefici evidenti dal nuovo modulo, con Calabria e Rodriguez sugli scudi, non si può dire lo stesso di Bonaventura e Suso. Il “Jack” rossonero è rimasto invischiato nel traffico, mentre il mancino spagnolo non sembra ancora nel suo periodo di forma migliore, ostaggio di una leziosità superflua.
IL K2 – Un promontorio insormontabile si è eretto a San Siro: due giganti con la K iniziale del cognome. Franck Kessiè è sicuramente la nota più lieta del centrocampo rossonero di inizio stagione. Un maggiordomo tuttofare, capace di conquistare una quantità innumerabile di palloni, ma anche di toccarli con la leggiadrìa che compete a ben altri ruoli. Nell’ombra, ma non troppo, l’ivoriano fa spellare le mani al Meazza intero. Applausi a scena aperta, anche per la prima doppietta in rossonero di Nikola Kalinìc. L’ex viola croato, con la numero 7 che fu di Shevchenko, sta sul palco con determinazione. Se l’era preso, nei cuori rossoneri, già rifiutando le offerte di mezza Europa, per attendere il Milan. Le residue dosi di scetticismo dei casciavìt più snob (baùscia mutati) si sono dissolte proprio ieri. Una prestazione maiuscola, un palo colpito, due gol a tabellino e uno annullato dal VAR. Eh sì, anche il “condor” della Dalmazia cade sotto i colpi della tecnologia, privato di una tripletta e del pallone da portare a casa per pochi centimetri di fuorigioco. A proposito, l’assist era di Kessiè.
I RITARDI – Nell’evolversi di una creatura che va plasmandosi coi minuti di gioco, appare chiaro che la condizione fisica degli elementi non è omogenea. La preparazione anticipata per i preliminari di Europa League ha avuto effetti diversi sui rossoneri. Se l’iperpolmonato Kessiè può permettersi di proporsi in zona-gol anche nel recupero, Cutrone continua a scrollarsi di dosso l’etichetta di meteora estiva e Calhanoglu sembra finalmente su livelli prossimi all’elite, non si può dire lo stesso di altri. Romagnoli, reduce da infortuni, sembra ancora incerto, così come Bonucci non ha ancora dimostrato appieno di meritare i gradi di generale. Menzione a parte per Montella, che fa storcere il naso ai più per il cambio Kalinic-Locatelli (accusa di difensivismo) nel finale, che però rientra nell’ottica di una gestione uniforme di una rosa finalmente ampia da cui attingere. Forse, proprio la critica alla minuzia di chi guarda con amore ai colori rossoneri è il sintomo di un Milan che sta tornando sui livelli che gli competono.
Servizio di Valerio Lauri ©riproduzione riservata
Twitter: @Val_CohenLauri

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