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“Sono queste le partite che alla fine fanno la differenza” aveva detto il d.s. Piero Ausilio nel pre-gara di Crotone-Inter, ben conscio della tradizione nerazzurra nel fare pessime figure contro avversari meno quotati, buttando via valanghe di punti fondamentali in ottica campionato. Eppure i 90 minuti della Beneamata allo “Scida” sono i peggiori di questo inizio di stagione, sulla falsa riga delle annate scorse; lenti e compassati, privi di idee e addirittura più volte a rischio contro le ripartenze di una squadra, il Crotone, messa magnificamente in campo da Davide Nicola. Poi, però, ha sibilato il vento dell’est.
Non stiamo parlando né del celebre film di Godard che alimentò la Nouvelle Vague francese degli anni ’70, nè della canzone di Gian Pieretti di addirittura qualche anno prima; ma parliamo delle parate di Samir Handanovic, del puntatone di Milan Skriniar, e della continuità di Ivan Perisic. E’ il minuto 82 quando, dopo una mischia furibonda in area pitagorica, Skiniar ci mette il piedone e sblocca una partita davvero difficilissima per l’Inter. Un gol di cattiveria, di caparbietà ma anche di tecnica da parte dello slovacco, alla prima firma in Serie A; una rete da bomber d’area, perché ci vuole velocità di pensiero ma anche di esecuzione per mettere in porta un pallone del genere. Passano dieci minuti e, nel secondo dei sette (!?) di recupero assegnati da Banti, ci pensa ancora Perisic a mettere in ghiaccio il risultato. Servito da Joao Mario in contropiede il croato controlla, elude la marcatura del difensore calabrese e insacca alle spalle di Cordaz; è il terzo sigillo di Perisic in quattro partite, una continuità mai avuta prima in carriera. Decisivo, sempre e comunque.

Prima di tutto questo, come detto, la noia leopardiana. Primo tempo tremendamente abulico, con poco Crotone e pochissima Inter, che aveva però il dovere di alzare i ritmi. I padroni di casa chiudono tutti gli spazi, per l’Inter le trame di gioco sono prevedibili ed assolutamente innocue; manovra lenta, giropalla sterile, Icardi non pervenuto. Solo a fine frazione arriva l’unica grande occasione del match, eccetto i gol, che vede Joao Mario lanciato a rete non inquadrare incredibilmente la porta davanti a Cordaz: il suo sinistro termina di poco a lato. Nel secondo tempo il copione non cambia, ma aumentano addirittura gli errori da parte degli interpreti nerazzurri, che permettono al Crotone di rendersi pericoloso almeno due volte in contropiede. Grandissime le parate di Handanovic prima su Tonev, poi su un colpo di testa ravvicinato di Rohdén, che tengono a galla l’Inter fino al sibilo di Skriniar.
Sono dunque 12 i punti dell’Inter, a punteggio pieno e capolista solitaria per una notte. Un poker di vittorie fondamentale, così come importantissimo è stato mantenere la porta inviolata per la terza gara su quattro (di Dzeko l’unica rete subita finora). La fiducia di e su Miranda e Skriniar cresce di gara in gara, e se iniziano anche a segnare gol così pesanti rischiano davvero di diventare insostituibili.

L’altra faccia della medaglia, tuttavia, è una lenta ma continua discesa in quanto a prestazioni; se contro la Fiorentina e la Roma la squadra aveva destato ottime impressioni, contro la Spal si sono viste le prime incertezze; a Crotone, poi, è mancato solo il naufragio. Si può dire che sia proprio questa la grande differenza tra la gestione Spalletti e quelle precedenti: se prima si aveva quasi la certezza che l’Inter avrebbe perso la partita, quest’anno la sensazione è che si aspetti l’evento per sbloccarla a proprio favore. Un cambio di mentalità evidente che potrà fare le fortune nerazzurre. E’ innegabile altresì che questa sia una squadra costruita più per giocare in contropiede, con gli spazi e il campo aperto, piuttosto che per fare gioco e dominare la partita; quando l’avversario si chiude dietro, infatti, ci vuole il classico episodio per girare il match. Il rischio è che l’episodio si possa non verificare.
Da capolista, tuttavia, martedì sera si va a Bologna, per continuare a guardare tutti dall’alto al basso. Proprio come spesso succede a quel gigante di Milan Skriniar. Già idolo, e da oggi ancor di più, della tifoseria interista.

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