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Servizio di Luca Alvieri @riproduzione riservata
Probabilmente se questa partita si fosse giocata tre mesi fa, il Milan l’avrebbe quasi sicuramente persa. Per fortuna però, che in questi tre mesi sono cambiate tante cose in casa rossonera. A partire dalla rosa, che è molto più completa e piena zeppa di campioni (anche se segna sempre Cutrone);
proprio come Suso, che con il suo sinistro è stato capace di risolvere una partita difficilissima per come si era messa. In fondo le grandi squadre sono anche queste: sofferenza e vittoria. Il saper soffrire è una virtù che pochi hanno. La maggior parte delle squadre, infatti, quando sono sotto nel punteggio, o vengono recuperate, entrano in uno stato confusionale che gli blocca completamente le gambe; tipo il Milan dell’anno scorso, che quando subiva il gioco dell’avversario, non c’era verso di capovolgere la partita. Ma la storia quest’anno è cambiata, ed è il Milan a dettare il gioco durante i 90 minuti. Anche ieri è stato cosi, o almeno lo è stato fino al palo di Sau. Dopo il legno i rossoblù hanno ricevuto un iniezione di fiducia e hanno attaccato a testa bassa come se fossero tori. Una reazione che forse il Milan non si aspettava e inizia a soffrire sulle ripartenze dei sardi, che sfruttano la velocità dei propri attaccanti per colpire alla prima disattenzione. Proprio come accade all’11° della ripresa, con Kessie che perde un bruttissimo pallone al limite dell’area(non una partita all’altezza per l’ivoriano), che permette agli avversari di liberare il sinistro vincente di Joao Pedro.
1-1 e tutto da rifare per il Milan, che però, dopo un periodo di sofferenza, torna davanti grazie alla punizione magica di Suso, che sigla il sorpasso finale.
Adesso, per fortuna, arriva la sosta, che aiuterà Vincenzo Montella a capire cosa sia successo sia tatticamente, che mentalmente (soprattutto). Al rientro i rossoneri sono già chiamati al primo test importante della stagione, che darà al tecnico campano il doppio delle risposte fin ora ricevute: si va all’Olimpico con la Lazio.

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