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Come hai scoperto il calcio? “Essendo nato negli anni ’80, la scoperta è avvenuta soprattutto grazie al grande Milan di Arrigo Sacchi e ai suoi campioni. Partite in tv, allo stadio: insomma, un po’ tutto. Ricordo che rimasi sveglio fino a tarda notte per vedere Milan-Nacional Medellin, finale Intercontinentale. Era un altro tipo di calcio, forse più romantico e meno economico”.
Come hai capito potesse diventare un lavoro “Ho sempre sperato che potesse diventarlo. Dapprima volevo fare il telecronista, tanto che per tutte le partite della nazionale italiana di calcio a Usa ’94 cercavo di andare “sopra la voce” di Bruno Pizzul. Poi sono iniziate le prime collaborazioni: pagate poco, dove si lavorava tanto. Ma quando c’è la passione, si fa anche questo”.
Come hai iniziato la tua carriera di giornalista. “Ho iniziato collaborando per un settimanale che si occupava di calcio dilettantistico oggi non più esistente, che si chiamava “Lombardia Calcio”. Da lì, poi, la Prealpina, Tuttosport, Corriere dello Sport e così via… una lunga gavetta, ma ne è valsa la pena”.
Scrivi per Il Giorno e Il Giornale e hai un tuo sito parlaci del sito. “Da qualche anno curo un sito che si chiama Milanosportiva (www.milanosportiva.com). E’ stata un’idea nata quasi per caso, per un’esigenza particolare: io ho sempre lavorato sullo sport a Milano; un giorno cercavo una news sul web ma non riuscii a trovarla. Da lì nacque l’idea di diventare un portale di riferimento per tutta la città e la provincia. Ad oggi è diventato un vero e proprio sito d’informazione, dove dal singolo siamo passati ad essere diverse persone che lavorano su singoli argomenti. Che sia un buon lavoro lo si capisce quando società o aziende ti chiamano a questa o quella conferenza dicendo espressamente che vogliono la testata presente: sono vere soddisfazioni”.
Cosa pensi del mercato sino ad ora. “Rispetto agli ultimi anni, molto mogi e tristi, decisamente scoppiettante. Molto l’ha fatto anche il ritorno del Milan ad alti livelli, ma non è solo questo: la Serie A si è rivalutata molto e, da ultimo “parcheggio” per campioni sul viale del tramonto, è diventato invece trampolino di lancio per futuri campioni e torneo dove può giocare anche chi ha qualità. Due esempi su tutti: Coutinho, che dovrebbe diventare il nuovo Neymar del Barcellona; e Higuain”.
Var, cosa pensi della tecnologia nel calcio. “Penso sia necessaria, ma penso che ci vorrà ancora molto tempo per vedere il calcio ai livelli, ad esempio, del basket. E’ un problema di cultura e di gelosia del ruolo degli arbitri: che andrebbero a perdere parte del loro potere a causa di una macchina. E poi sia chiaro: ci sono alcuni episodi che non possono essere totalmente identificabili nemmeno con la tecnologia; traducendo: le polemiche ci sono e resteranno per sempre”.
Molti club italiani sono di proprietà estera cosa pensi di questo fenomeno. “Dovuto, purtroppo. In Italia imprenditori disposti a gettarsi nel calderone calcio ce ne sono sempre pochi e questo anche per colpa proprio di chi abita il mondo calcio; troppi riflettori accesi, troppa voglia di protagonismo. Questo allontana chi vuole investire. Noi, oggi, abbiamo gente che vuole apparire, come i cinesi del Milan e dell’Inter ad esempio. E questo è quello che offre il calcio italiano”.
Ci sono sempre più stranieri nei vivai italiani cosa pensi di questo fenomeno. “E’ la società che cambia: una volta erano pochissimi gli stranieri presenti in Italia, figurarsi quelli che mandavano i propri figli a giocare a calcio a 5/6 anni. Oggi ci sono italiani di colore e con i tratti orientali. Nati qui da genitori stranieri; che li mandano ad imparare uno sport. Tutto normale, è la società che cambia e si evolve”.
Ci puoi rivelare la tua fede calcistica? “Certamente. Tutti sanno che sono tifoso milanista. Lo sono stato nella gioia e nel dolore, nelle vittorie di Manchester e Atene in Champions come nella sconfitta casalinga contro il Crotone. Il tifoso è così, ma deve anche essere obiettivo. Ancor di più se è un giornalista”.

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