16 Maggio 2026
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Pura emotività

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Lazio-Inter si presentava, all’alba della penultima giornata di questo campionato, come una delle partite più insignificanti, a livello di classifica, del turno. In particolare dopo il successo del Milan nel pomeriggio di Domenica che estrometteva definitivamente i nerazzurri dalla poco serrata corsa all’Europa minoritaria. La Lazio, dal canto suo, lotta ancora con un’Atalanta restia ad arrendersi, a -1 dai biancocelesti e dal quarto posto conseguente, che equivale a dire qualificazione diretta ai gironi della prossima Europa League.

“Proveremo qualcosa di diverso”, aveva annunciato Mister Vecchi in conferenza stampa; così in effetti è stato. L’Inter si è presentata all’Olimpico con uno schieramento mascherato, con uno stampo di difesa a 3 (totalmente rimaneggiata, specie dopo l’infortunio di Murillo al 25′ del primo tempo) D’ambrosio-Murillo-Andreolli, con Nagatomo e Candreva sulle fasce e Perisic a fare da partner offensivo di Eder, titolare visto il ko di Mauro Icardi.

L’inizio gara degli ospiti non è stato tuttavia dei più incoraggianti; in apertura subito un rischioso intervento di Murillo su Keita (ci stava il calcio di rigore), poi le continue angosce di Nagatomo sulla sinistra, alle prese con un Felipe Anderson sempre delizioso, sempre ispirato, quando vede nerazzurro. Al minuto 18, allora, ecco il calcio di rigore a favore dei Laziali, molto più dubbio in realtà di quello non assegnato ad inizio gara; Felipe Anderson e Murillo combattono in area di rigore, su una leggera spinta del 10 biancoceleste scivola il colombiano, franando di fatto addosso all’attaccante della Lazio. Keita va sul dischetto e non sbaglia, firmando l’ottavo gol nelle ultime 5 partite. Il pari dell’Inter arriva al 31′, in modo un po’ episodico, su calcio d’angolo; svetta Andreolli sfruttando una sponda di Perisic e trova la prima gioia personale della stagione. E’ un gol, come dicevamo, un po’ casuale, ma che sveglia incredibilmente i nerazzurri. Passano 6 minuti e Candreva mette un pallone teso in area sul quale goffamente si getta Hoedt; il difensore laziale è sfortunato nella deviazione, che batte Vargic e timbra il sorpasso ospite.

Nel secondo tempo l’Inter continua a spingere, galvanizzata in qualche modo dal sorprendente 2-1; numerose le occasioni non sfruttate da Eder, intervallate dal brivido della traversa colpita da Ciro Immobile, prima dell’espulsione di Keita. Anche in questo caso decisione molto dubbia di Di Bello, che punisce l’ex-Barcellona per una simulazione in area che, ad onor del vero, non sembra esistere. In 11 contro 10, l’Inter trova la rete del 3-1 proprio con Eder, al secondo sigillo consecutivo, abile a ribadire in rete su tap-in dopo una progressione di Candreva. La Lazio resta poi in 9 per l’espulsione di Senad Lulic, e la gara si chiude di fatto qui. Da segnalare solo l’ingresso in campo del baby Pinamonti, tra le file nerazzurre, protagonista di un’ottima conclusione al volo all’ultimo istante di gioco.

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L’Inter ritrova una vittoria che mancava da ben 9 giornate, un’eternità. La Beneamata ha certamente approfittato di una Lazio forse stanca, e ancora nervosa, dopo la finale di Coppa Italia persa in settimana contro la Juventus. I nerazzurri si confermano una squadra totalmente in balia del pathossia in senso negativo che positivo. Incredibile infatti come la squadra di Vecchi si sia svegliata dopo il sigillo di Andreolli; un gruppo trasformatosi dalla notte al giorno, dall’ombra alla luce, con facilità irrisoria. Emotività allo stato puro: questa è l’Inter, storicamente e attualmente. Si spiegano cosi le 7 vittorie consecutive di Gennaio-Marzo, striscia evidentemente condizionata dallo stato psicologico dell’allora squadra di Pioli; si spiegano così anche le 8 partite senza i tre punti, seconda peggior parentesi della storia del club.

Beffardo questo campionato: il mini-segnale di luce che i tifosi aspettavano da tempo è arrivato proprio allo scadere, quando non contava più. Non resta dunque che chiudere dignitosamente in casa contro l’Udinese per poi fare le valigie, in vista delle ennesime, immeritate, vacanze estive.

 

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