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Servizio di Maurizio Longhi @riproduzione riservata
Il Napoli è diventato una macchina perfetta, nonostante le beghe tra allenatore e presidente. Il primo, probabilmente, è affetto da qualche delirio di onnipotenza visto che si permette di rispondere in malo modo agli opinionisti, rei di rivolgergli domande a lui non gradite. Poi, il caro Sarri, che ha sempre detto di far fatica a considerare quello di allenatore un lavoro, evidentemente ha cambiato idea dal momento che ha dichiarato il desiderio di arricchirsi col prossimo contratto. Eh sì, a volte troppi complimenti fanno male, sarebbe il caso che qualcuno ricordasse al tecnico toscano d’adozione che non ha vinto ancora niente e, qualora dovesse farlo, e noi glielo auguriamo perché è un grande allenatore, non tutto gli sarebbe dovuto. Se è arrivato a questi livelli, deve ringraziare la sua dedizione al lavoro, i suoi sacrifici profusi partendo dalle categorie minori, ma poi non si deve offendere se qualcuno lo chiama maleducato.
Una discussione, anche in diretta televisiva, ci può stare, soprattutto nelle interviste post-gara, con animi ancora carichi di tensione e adrenalina, ma presentarsi ai microfoni con una espressione imbronciata e quasi svogliata, rispondendo in modo irritato arrivando addirittura a sbottare, come se qualcuno avesse utilizzato parole offensive, è un fare arrogante che denota una professionalità non all’altezza del contesto. La speranza è che Sarri non sia cambiato tra tutte queste lodi piovute sul suo conto, perché il Sarri di qualche anno fa era di una disponibilità straordinaria, concedeva tranquillamente interviste telefoniche e ringraziava, in poche parole, il massimo dell’umanità e dell’umiltà. Per questo motivo, perché conosciamo la semplicità di Sarri, forse meglio di un Bargiggia qualsiasi, ci dispiacerebbe constatarne un insuperbimento che non gioverebbe alla sua immagine. Per quanto sia un allenatore giustamente incensato dagli addetti ai lavori, se il Napoli rischia di chiudere il campionato al terzo posto, come sembra sempre più probabile, qualche responsabilità ce l’ha pure lui, ma di questo sicuramente ne è consapevole.
I suoi meriti, poi, sono copiosi, la squadra gioca a memoria, rintrona le avversarie con una qualità di gioco che davvero rimanda ai comandi di un videogame. Le statistiche sono favorevoli: dodici vittorie in trasferta e 46 gol segnati, 107 reti segnati in stagione (già record assoluto), vincendo anche le ultime due, si arriverebbe a quota 86 punti, non solo una media scudetto, ma migliore di quattro punti rispetto a quella dello scorso campionato, chiuso al secondo posto e definito straordinario da tutti. Se Roma-Juventus di ieri fosse stata una partita vera e non una farsa, probabilmente anche adesso si parlerebbe di un Napoli secondo, ma i campioni d’Italia hanno deciso di andare nella Capitale in gita. Se sul gioco degli azzurri non c’è alcun rilievo da muovere, si intravvedono passi avanti anche sul piano della mentalità, con la squadra che resta attenta e concentrata anche in vantaggio di cinque reti. Esplicativa in tal senso la reazione di Reina e Sarri una settimana fa dopo aver subito il gol del 3-1 dal Cagliari a tempo scaduto, un segnale di chi non ci sta a concedere alcunché anche a risultato acquisito. Ci sono tutti i presupposti perché questo ciclo da promettente diventi vincente, ma sappiamo che prima di tutto ci vuole umiltà, quella che speriamo l’attuale tecnico del Napoli non smarrisca.

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