Views: 2
Leggete cosa ha detto Marcello Nicchi a Radio Crc, per gli ormai pochissimi che non lo conoscessero il capo degli arbitri italiani, ancora in merito alla VAR:
“Abbiamo aderito al progetto della tecnologia in campo e stiamo lavorando duro per la sperimentazione offline, ma lo stiamo facendo con serenità. Gli arbitri sono pronti, l’Aia anche ed ho chiesto di anticipare il tutto di un anno perché sarebbe stato inutile aspettare ancora soprattutto perché le verifiche ci danno la certezza di essere già operativi per la prima giornata di campionato. La sperimentazione è stata positiva e dobbiamo ringraziare gli arbitri e le loro commissioni che hanno lavorato duro. Abbiamo constatato che c’è grande capacità e non ne avevamo dubbi perché i nostri arbitri sono all’altezza e siamo pronti per partire. La FIFA ci ha dato il beneplacito e aspettiamo di mettere su in modo dettagliato il protocollo che sarà reso noto a tutti attraverso una conferenza stampa”.
Fin qui tutto bene, nulla da eccepire. Ma poi ecco il conservatore Nicchi, famoso per le sue battaglie, tutte puntualmente perse. “Con la tecnologia l’arbitro sarà sempre libero di prendere la decisione che ritiene opportuna, per quanto riguarda l’applicazione, i casi specifici in cui sarà applicata saranno resi noti in questo protocollo. La tecnologia, quando ci sarà, interverrà come da regola solo nei casi certi e non dove ci sono dubbi. Caso certo significa che la palla è certamente dentro, che c’è uno sgambetto plateale non visto o un gol in fuorigioco. Ci sono poi i casi non certi in cui la tecnologia non verrà applicata perché il protocollo che stanno approfondendo non lo contempla e quando c’è dubbio interpretativo, la tecnologia rimane fuori. La tecnologia interverrà quando è certo che il gol è in fuorigioco e nel caso contrario non si controllerà se il fuorigioco è di un naso o di un ginocchio perché quello ritorna ad essere un caso non certo. La macchina non sarà totalmente infallibile e diciamo che è difficile che sbagli, ma può capitare”.
Al di là dell’ovvietà banale di certi passaggi di questo secondo stralcio di intervista (tipo che sarà sempre l’arbitro a prendere la decisione finale, e ci mancherebbe altro!) il tono e la perentorietà con la quale il Nicchi nazionale sottolinea certe contraddizioni lascia intendere che le nubi all’orizzonte non si sono ancora diradate del tutto. Che bisogna stare ancora all’erta e vigilare sulla corretta regolamentazione del tutto.
Conclude Nicchi: “Ma chi si aspetta una rivoluzione resterà deluso: quest’anno i momenti in cui sarebbe intervenuta la macchina, non supera i due casi a giornata. Questo significa che l’arbitro in campo fa bene il suo lavoro e cose clamorose non ce ne sono state. Diciamo che dei 70 casi, la macchina per il 70% conferma la decisione arbitrale”. Siete senza parole come chi vi scrive? La domanda, a cui lasciamo a voi la risposta è come si fa dichiarare che la VAR non rappresenti una rivoluzione?
Nicchi è semplicemente un uomo sbagliato al posto sbagliato, uomo di un tempo superato, speriamo sconfitto. Il calcio italiano ha bisogno di serenità, trasparenza e innovazione. E la VAR le può garantire tutte e tre. Deve consolarsi il buon Nicchi, consolarsi e rassegnarsi soprattutto. Lo strapotere di alcuni ambienti conservatori e arroganti, arrocati nel proprio castello assediato è destinato a finire. Quanto a noi tifosi non resta che un compito, gravoso ma fondamentale: vigilare affinché tutto proceda secondo logica e secondo buon senso.

Lascia un commento