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Servizio di Valerio Lauri ©riproduzione riservata
“Basta crederci”. E’ uno dei tormentoni del web. Il trucco sta nell’utilizzare la parola “basta” a proprio piacimento. Ci sono gli ottimisti, quegli inguaribili sognatori che a Sanremo puntavano su Zarrillo, che vedono il bicchiere mezzo pieno, nonostante una sconfitta col Real Madrid, che costringe gli azzurri a cercare il passaggio del turno attraverso un’impresa. Ci sono i pessimisti, quelli che non vogliono illudersi che tutto sia possibile, che la vita sulla Terra non raggiunga una scadenza prima che il presidente azzurro dica cose sensate. E poi ci sono i realisti, quelli aperti ad entrambe le possibilità, come anche quella che lo stesso presidente del Napoli possa aver sbagliato a rovinare una serata comunque da altissimi livelli.
Per vincere al Bernabèu, forse, non sarebbe bastato il miglior Napoli. Sarebbe servito un Luka Modric col raffreddore, un Kroos che non si diverte a sciabolare il campo con frustate al pallone o rasoiate all’angolino e magari un Benzema osannato dalla stampa locale, invece che continuamente spronato, che prima o poi quello ti ripaga. Invece, è venuta fuori una prestazione ottima, nonostante il solito Marcelo impegnato a flirtare con le proiezioni offensive e un Cristiano Ronaldo assistman, ma poco killer. Per fortuna, verrebbe da dire. Perchè, fosse stato il miglior Real, a quest’ora staremmo parlando di Napoli come Barcelona, in toni negativi ovviamente.
E invece. E invece ci sono novanta minuti novanta da giocare. C’è l’urlo del San Paolo da ascoltare, con Cristiano Ronaldo che, se s’è stupito a Madrid nel suo stadio, figuriamoci in trasferta a Fuorigrotta come possa sentire le sue muscolose articolazioni cigolare avvolto dal “The Champions”. Piano, si scade nell’ottimismo. Però vuoi mettere che al San Paolo gli irrigatori funzionino a dovere e non li dimentichino attivati per tutta la notte, in modo che il terreno di gioco eviti di diventare una pista da curling? Vuoi mettere che Casemiro torni ad essere un ottimo frangiflutti di centrocampo, ma non un cecchino irreprensibile? Vuoi mettere che, tra tre settimane, Koulibaly torni finalmente dall’Africa e, oltre a indossare la sua 26, decida pure di scendere in campo? Vuoi mettere che Milik recuperi la condizione fisica per sudare dal primo minuto e spendersi in qualche sportellata a Varane e Ramos? No, non grattatevi. Il 7 marzo ci saranno migliaia di variabili impazzite, pronte a scatenarsi nella massima competizione calcistica europea.
Certo, occorrerà lasciare in terra spagnola la paura. Il mostro sacro dalle 22 grandi orecchie collezionate nella sua ultrasecolare storia e dalla camiseta blanca incuterà meno timore, perchè lo si conosce un po’ di più. Certo, occorrerà stare attenti, perchè nessuno ti regala nulla e una rete subita potrebbe intonare il mesto de profundis. Tanto meno faciliteranno tutto gli uomini di Zidane, uno che il popopopo in terra tedesca l’ha regalato solo dopo una capocciata.
Servirà, però, unità. “Unidos somos imbatibles” era lo striscione che campeggiava ieri nello stadio madrileno. Dalle parti di Madrid lo sanno bene che solo uniti si vince. Un 3-1 che lascia aperto il discorso qualificazione, proprio come fu con il grande Mazzarri del 2012, che poi fece comunque le valigie a Londra. Forse, sarebbe il caso che lo si spiegasse anche a qualcun altro, che trova il momento meno adatto per esprimere le sue opinioni tecnico-tattiche. Che poi, a voler ben vedere, la sua conoscenza in merito viene tutta da un film chiamato “Tifosi”, al massimo. Ironie a parte, del futuro non v’è certezza, ma il presente deve averne. Il presente si chiama Sarri e lo si sposa tanto nelle vittorie, quanto nelle sconfitte. Che a scaricare l’allenatore come un Zamparini qualunque o a preferirgli Brocchi son bravi tutti.
Non sarà semplice e no, l’organico del Napoli non vale quello del Real, nemmeno a voler chiudere un’occhio sugli ingaggi e sul costo dei calciatori. Quella è un’ottica da imprenditore, che punta all’utile da realizzare nella vendita dei campioni. Non sarà impossibile, però. Non sarebbe la prima volta che il Real, dopo un 3-1 nel turno d’andata, si concedesse una vacanza nel ritorno, uscendo dalla Champions. La statistica dice 4 volte su 6 e chissà che non diventi 5 su 7. Se la statistica tende una mano, l’altra deve metterla il Napoli. Squadra, tifosi e società.

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