16 Maggio 2026
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Salernitana, zero arrivi !

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Le feste sono finite da un pezzo, il mercato è ormai iniziato da due settimane, ed a Salerno, la coppia Fabiani-Lotito dorme e vive in una fase di stallo. Il giorno del ritrovo al Volpe, l’ormai lontano 9 gennaio, però, Bollini non ha trovato alcun regalo, nonostante il mercato avesse già aperto i battenti da una settimana. Nessuna novità, nemmeno oggi, e probabilmente neanche domani. Non ci si meraviglia più a Salerno, questo ormai è il consolidato modus operandi attendista in campagna rafforzamenti. Lotito non ha mai nascosto le motivazioni: “Non è mica come comprare la frutta al mercato, bisogna anche attendere che ci siano le condizioni giuste”, anche e soprattutto dal punto di vista economico. Convenienza sì, a volte però anche boomerang.
Finora la Salernitana ha lavorato esclusivamente in uscita, in virtù degli addii di Franco, Laverone e Caccavallo. Nel merito, mentre il primo ha vestito la casacca granata da separato in casa già dallo scorso luglio (vedasi il trattamento a lui riservato nel ritiro estivo, preludio di un campionato con presenze e minuti all’attivo zero), la cessione degli ultimi due fa emergere nuovamente una coincidenza: i primi ad arrivare a giugno/luglio, sono poi anche i primi ad essere ceduti. Casualità, approssimazione, incomprensioni, aspettative non assecondate? La verità in tasca può averla solo la società, chi scrive può solo evidenziare i fatti. Così come un anno fa, quando dopo neppure sei mesi la società si privò di elementi su cui, almeno con l’ausilio dell’ars oratoria, aveva deciso di puntare (Eusepi, Troianiello, Sciaudone e Pollace esclusi alla prima finestra utile, per non parlare dei vari Fall e Russotto), anche stavolta la società ha smentito se stessa, concedendo nuovamente il benservito ai primi innesti estivi, sintomo chiaro di un persistente navigare a vista. Oltre ai due succitati elementi della rosa, la società ha inoltre già messo sull’uscio altri acquisti d’inizio stagione quali, gli oggetti misteriosi Joao Silva e Cenaj. Se due più due fa quattro, evidentemente la campagna rafforzamento estiva non ha seguito criteri funzionali. Ha seguito il criterio del peggior pasticcere. Che nella bolla per miscelare ed impastare, mette tutto ciò che trova, con la speranza che poi il dolce esca buono e commestibile. Gli esempi da citare sarebbero tanti, due stagioni fa, toccò a Giacomini primo innesto, con rescissione dopo la prima di campionato; tornando ancora più indietro, tre anni fa era toccato invece a Gigi Grassi.
In entrata la casella acquisti resta ancora inesorabilmente vuota, a metà gennaio (e metà mercato). Solito refrain: bisogna prima privarsi di chi non rientra più nei piani e poi, a tempo debito, colmare le (tante) lacune di un organico costruito, alla luce delle scelte tecniche del girone d’andata e di quelle del mercato, come uno smoking rattoppato. Un andamento che finisce per penalizzare l’allenatore di turno, costretto ad effettuare richiami di preparazione a ranghi ridotti (ci si mettono pure gli acciacchi), senza poter sfruttare pienamente la sosta lunga per amalgamare i rinforzi.
Una precisazione è doverosa: la Salernitana non può più circoscrivere le proprie operazioni di mercato in entrata ai soliti e finanche stucchevoli auto-encomi circa gli sforzi fatti nel trattenere i propri calciatori più ambiti, celebrandone puntualmente la permanenza come il vero rinforzo della campagna acquisti. Merito certamente al club due estati fa per aver scommesso su un Coda che era reduce da un infortunio a Parma, o nell’aver puntato su Donnarumma, Odjer e altri acquisti azzeccati. Onore e merito, però ora serve anche altro perchè alle mosse indovinate se ne sono aggiunte anche tante altre infruttuose, forse a tratti dannose per spogliatoio e casse sociali. Un po’ è vero, Salerno vuole sempre di più, a tratti la piazza sembra incontentabile. Ma l’apporto in termini numerici ai botteghini giustifica ampiamente le “pretese” della gente.
Non trattenendo calciatori come Coda e Donnarumma, è evidente, i granata metterebbero a serio rischio la propria permanenza nella categoria, ancor più data la mancanza di un vero e proprio sostituto di peso nel reparto avanzato. Inoltre, il desiderio di portare a termine un progetto calcistico lungimirante, più volte espresso dalla società come uno dei capisaldi per puntare in alto, impone alla stessa di investire – ma per davvero – su calciatori che sentano la fiducia della società che li ha scelti e che non vengano esclusi da un progetto tecnico che, nell’atto pratico, finisca poi per smentire le scelte di mercato effettuate dalla società. Lo spazio (non) trovato in questo girone d’andata dai vari Laverone, Caccavallo, Joao Silva, Grillo o Cenaj, infatti, è lo specchio di quanto mercato e progetto tecnico non solo non collimino, ma addirittura procedano in direzioni diametralmente opposte. Chissà cosa ne pensa Sannino, fautore di un 4-4-2 visto solo in Coppa Italia, peraltro in maniera rabberciata, oggi a casa senza panchina per le note vicissitudini (e più di un pizzico di proprio contributo). La lezione dello scorso anno pare essere rimasta ai primi di giugno, affissa sull’immagine di quei 25mila di Salernitana-Lanciano che, tra applausi e fischi, congedarono la squadra granata da un campionato di amarezze. “Cercheremo di non ripetere gli errori commessi”, si lasciò scappare Mezzaroma alla fine dello scorso campionato: c’è una finestra di mercato per provare (ancora) a riparare, alla proprietà non manca forza economica. Quindici giorni ancora, sarebbe stato preferibile però avere qualcosa prima. Forse il pasticcere, o i pasticceri, stanno ancora esaminando cosa hanno in credenza, per poi iniziare ad impastare il dolce.

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