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La sconfitta di ieri sera della Juventus nella consueta bolgia di Firenze, tipica di ogni qual volta al “Franchi” arrivano gli odiati bianconeri, ha contribuito a dare un po’ più di brio a un campionato che torna equilibrato; anche se la partita in meno della Juventus (rinviata a causa dell’impegno dei torinesi in Supercoppa italiana) e l’oggettiva superiorità della truppa di Allegri non autorizza a fare troppe previsioni catastrofiche. Una bella lotta al vertice, sia per il tricolore, con Roma e Napoli che cercano di tenere il passo non mollando nemmeno un centimetro, sia per un piazzamento in Champions, o comunque in Europa, con la bellissima e tenace Lazio di Inzaghi jr (ma senior contando il cammino sulle panchine), la fantastica Atalanta di Gasperini, il ritorno delle due milanesi, e outsider di blasone come la Fiorentina. Quindi una pletora di squadre, almeno una diecina, per le quali il campionato è già finito, archiviato. Perchè? Perchè mai come quest’anno la lotta per non retrocedere in B sembra essersi già decisa, e non da oggi. Obiettivamente, al di la dei problemi di un Palermo, dovuti a un ambiente instabile (per tanti motivi: da un presidente “sfasciacarrozze” a una tifoseria divisa), che sulla carta comunque sembrava più competitivo di quello che effettivamente sta dimostrando di (non) essere, ci sono i due fanalini di coda, entrambe neopromosse, che, non ce ne vogliano i diretti interessati, sembrano davvero non c’entrare nulla con un campionato di massima serie. E lo diciamo convinti del fatto che l’inferiorità sul campo non è certo dovuta a un gioco o a schemi non all’altezza, anzi: sia Crotone che Pescara, soprattutto la squadra di Oddo, lasciano intravedere anche ottime cose. Ma la classifica parla chiaro: nove punti in venti giornate rasentano record negativi a iosa. Pur con la partita in meno del Crotone (ma da recuperare con una Juventus ancor più pericolosa perchè ora braccata dalle dirette concorrenti; e quindi non passeremo per pazzi dicendo che i favori del pronostico propendono ancor di più verso i bianconeri), la proiezione alla trentottesima e ultima giornata, guardando a chi ora occupa la terzultima e la quartultima posizione, ovvero Palermo ed Empoli, è imbarazzante per un campionato che ambisce a definirsi di prima fascia. Alla diciannovesima giornata infatti, l’Empoli, che occupa l’ultima posizione buona per salvarsi, totalizzava diciassette punti, mentre il Palermo, terzultimo, appena dieci, uno in più delle ultime due classificate. Il che, tradotto, significa che per salvarsi basterebbero, in proiezione, almeno ventuno punti, cioè, per fare un esempio appena sei in più di chi attualmente occupa l’ultima posizione in Premier League (Sunderland e Swansea; ma con una gara in più, 21). Il quadro è ancor più melodrammatico se si tiene conto che l’unica vittoria del Pescara, fin’ora, è stata ottenuta a tavolino (contro il Sassuolo, in una gara vinta, sul campo, dagli emiliani). In pratica due campionati, se non addirittura tre. Stesso discorso vale anche per la Liga spagnola dove Sporting Gijon, Granada e Osasuna sembrano già tagliate fuori.
Cosa significa tutto questo? Che in quei paesi dove i soldi dei diritti televisivi vanno ai soliti noti la forbice tra le prime e le ultime è inevitabilmente allargata. Ergo, il sistema non può sostenere venti squadre, pena un pauroso abbassamento del tasso tecnico. Chi si ostina a non voler considerare tutto ciò lascia che il sistema collassi su se stesso: a maggior ragione dunque onore all’Atalanta e a quelle squadre, come il Milan nuovo corso, ovvero “portafogli presidenziali chiusi in attesa del closing”, che stanno sfornando giovani di qualità. Perchè in tutto questo marasma, le prime conseguenze saranno avvertite dalle squadre nazionali, il cui serbatoio primario non può che essere il campionato di riferimento.
E noi, o almeno chi vi scrive, nel suo modestissimo parere, e nella nostra piccolissima cassa di risonanza, continuiamo a pensare che la miglior soluzione sarebbe un immediato ritorno della Serie A almeno a 18 squadre, con una revisione della mutualità verso le serie minori, e un passaggio a una più equa distribuzione delle risorse economiche garantite dalle tv. Ne gioverebbe non solo il campionato maggiore, ma le stesse leghe minori.
Speranze che ciò accada? Poche, pochissime! Le parole di Tavecchio di qualche giorno fa, che sostanzialmente accantonava quella che lui stesso definì “la madre di tutte le riforme”, non lasciano sperare nulla di propositivo. Non lo biasimiamo. A breve si rivoterà per la presidenza federale e il “Tavecchio nazionale” ha bisogno dell’appoggio della Lega di Serie A, la quale alle ultime elezioni, almeno inizialmente e in maniera “quasi” “compatta” (virgolette d’obbligo) si schierò con Albertini.
A Tavecchio non auguriamo nulla: a “Opti Poba” e ad altri scivoloni pseudorazzisti (come l’altra perla sul calcio femminile) ora si aggiunge la derubricazione da “madre di tutte le riforme” a “parente collaterale acquisita e di ennesimo grado di tutte le riforme”.

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