16 Maggio 2026
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RuggInter! Chievo sbranato a San Siro

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Un girone esatto era passato da quel Chievo 2-0 Inter, che segnava l’amarissimo battesimo di Frank De Boer sulla panchina nerazzurra. Le prodezze di Birsa avevano già in qualche modo scalfito i facili entusiasmi del popolo interista, e diedero il La alla serie di pessimi risultati che poi sentenziarono l’epilogo del tecnico olandese nella sua avventura milanese.

InterE pensare che già dopo il primo tempo di ieri sera c’era già chi malediceva la fatal (Chievo) Verona, al termine di 45 minuti in cui l’Inter ha prodotto forse la sua massima espressione calcistica potenziale. Perisic, Icardi, Candreva, Joao Mario, Gagliardini, D’Ambrosio, Ansaldi… Un vero e proprio diluvio di occasioni per i padroni di casa, frutto di un gioco avvolgente e a tratti travolgente che ha di fatto stritolato la squadra di Maran, che dal canto suo non riusciva nemmeno ad abbozzare una trama di come era stata pensata e preparata la gara: mai un contropiede, mai un ingresso nell’area di Handanovic, neanche per sbaglio. Ecco perché il vantaggio firmato Pellissier, al 34′ su angolo battuto da Birsa, ha assunto i contorni del comico; immagino che tutto il parterre di Montecatini, dove Gigi Proietti stava riproponendo uno dei suoi favolosi show con il suo esilarante repertorio, avesse disertato il “Teatro Verdi” per andare a vedere lo spettacolo ancor più spassoso ed appagante del “Meazza”. Le sfuriate dell’Inter sbattevano su Stefano Sorrentino, autentico fenomeno del ruolo quando si trova di fronte ad Icardi & Co. Il record finale di parate in una singola partita la dice lunga sulla prestazione extraterrestre del portierone ex Palermo.

Il secondo tempo si sviluppa sulla falsa riga del primo, con i nerazzurri riversati nella metà campo clivense e gli ospiti arroccati nella propria area, come i Troiani di fronte all’assalto dei Mirmidoni di Achille e degli Achei di Agamennone. Dopo una quantità innumerevole di cross (sbagliati), per la legge dei grandi numeri Candreva riesce finalmente a trovare Mauro Icardi nel cuore dell’area al minuto 69; il capitano nerazzurro devia a mezz’aria il pallone e mette fine al travaglio di San Siro, è 1-1. Come ad Udine, e sempre in rimonta, la gara si decide allo scadere: è l’87’ minuto quando Icardi va a recuperare un pallone a centrocampo, servendo poi il solito Ivan Perisic versione supereroe che dal limite dell’area fa partire il suo destro che batte ancora Sorrentino. Dopo l’aggancio, il sorpasso. A quel punto il Chievo si sfalda del tutto, e nel recupero c’è gloria anche per i neo entrati; Palacio trova Eder con un suggerimento delizioso, l’italo-brasiliano non si fa pregare e scarica in rete il bolide del 3-1: game, set and match.

Se due indizi fanno una prova, le 5 vittorie consecutive dell’Inter fanno una sorta di redenzione. Quello di San Siro è stato uno show nerazzurro, che ha prodotto 90 minuti di intensità e gioco concreto a cospetto di una squadra, quella di Maran, esperta ed amalgamata, una squadra che riesce solitamente a snaturare e a far sfigurare l’avversario di turno. Un undici di leoni affamati che hanno davvero sbranato il Chievo, ecco perché la prestazione della squadra di Pioli assume ancor più rilevanza.

-C’era grande curiosità per l’esordio in nerazzurro di Roberto Gagliardini, appena arrivato dall’Atalanta. Il giovane centrocampista classe 1994 ha incantato la Scala del Calcio come il miglior Pavarotti. Recita di enorme personalità sin dalle prime battute, letture perfette delle situazioni di gioco, dinamismo sia in fase difensiva che offensiva e anche due grandi occasioni per fare gol. Insomma, esordio sopra le righe per il bergamasco, che ora si candida come titolare dello scacchiere di Pioli al fianco di Brozovic o Kondogbia (positivo anche lui, ieri). E pazienza se c’è ancora chi mormora che i 22 milioni (+5 di bonus) sborsati all’Atalanta siano eccessivi: Suning ha investito su di lui per un’Inter sempre più Nazionale.

Icardi e Perisic, Perisic e Icardi. Sono (quasi) sempre loro a togliere le castagne dal fuoco in casa nerazzurra; il bomber di Rosario è arrivato a quota 15 reti in campionato per il terzo anno di fila; prima di lui, nella storia del club, solo Vieri e Zlatan Ibrahimovic c’erano riusciti, non proprio due nomi a caso. Perisic invece sta vivendo un periodo di forma strepitoso, sempre decisivo, sempre on fire. La risalita dell’Inter passa anche e sopratutto dal croato.

-I cambi di Stefano Pioli, determinanti. L’ingresso di Ever Banega ha cambiato il gioco nerazzurro; l’argentino aveva una voglia matta di dimostrare, e ha deliziato la platea con le solite traiettorie che vede solo lui. I movimenti di Icardi, poi, sono sembrati perfettamente congeniali all’idea di calcio del Tanguito. Anche lo stesso Eder ha dimostrato la voglia di spaccare il mondo, quello che serviva all’Inter in quel momento per trovare il vantaggio; solite conclusioni velenose dalla distanza, solite accelerazioni, solita rapidità d’esecuzione. E alla fine il meritato gol che ha chiuso la gara.

-Tre le note negative, che riportano a tre nomi: Candreva; Joao Mario; D’Ambrosio. Al primo non è bastato l’assist per il primo gol per riequilibrare il giudizio. Prestazione di troppa, esasperante, quantità al cospetto di zero qualità. Decine e decine di traversoni sballati, il 99% dei quali preda della difesa gialloblù. A volte la generosità non può bastare. Male anche il portoghese, svagato, appannato, lento di piedi e di pensiero; basti vedere come l’avvicendamento con Banega abbia stravolto la manovra dell’Inter. Rimandato. Per D’Ambrosio è la classica situazione in cui il calcio si rivela ingrato; la gara dell’ex Torino complessivamente è stata onesta e discreta, ma l’episodio del gol di Pellissier, marcato proprio dal terzino nerazzurro, stava per rivelarsi troppo decisivo. Sfortunato.

Grandi sorrisi dunque in casa Inter: ad oggi il terzo posto è tutt’altro che utopia. La Beneamata ha ripreso a correre, e non si ferma più. Ora Bologna in Coppa Italia, poi Palermo e Pescara prima del big match dello Juventus Stadium: occhio al ruggito dei leoni, sono usciti dalla gabbia.

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