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Servizio di Valerio Lauri ©riproduzione riservata
Quest’anno va così. Un attimo prima pensi che ormai sia finita e l’attimo dopo il Milan ti fa rimangiare tutto. Un attimo prima stai inveendo contro Gomez e De Sciglio e l’attimo dopo li stai amando alla follia (esagerando). Un attimo prima pensi che Montella, anche stavolta, ha sbagliato completamente formazione e cambi e l’attimo dopo affermi, imperturbabile: “Io? Non è vero, mai detta questa cosa”. Anche in Coppa Italia, i rossoneri non deludono le attese e, contro un Torino in palla e dinamico, ribaltano una situazione di svantaggio che suonava già di eliminazione e rischiano addirittura di spegnere le luci sul match prima del fischio finale. Quest’ultima prerogativa non è ancora contemplata nel copione del Milan. Per cui, dopo il vantaggio di Belotti, la rimonta firmata Kucka-Bonaventura e vari colpi di grazia falliti, gli spettatori di San Siro sono costretti a rimanere caldi (nonostante le rigide temperature) fino al minuto 97′, quando Russo col fischio finale sancisce il passaggio ai quarti dei loro beniamini.
SABBIE MOBILI – Solita partenza in sordina, solita sonnolenza da primo tempo e solito contropiede al cloroformio per la difesa. Nulla di nuovo sotto il cielo del Meazza. Mihajlovic conosce bene le caratteristiche della sua ex squadra e la imbriglia sulle fasce, costringendola ad una manovra lenta e prevedibile, amplificate dalle difficoltà di velocizzare il gioco di mister 8 milioni Sosa e di un Bertolacci non ancora al meglio. De Silvestri e Barreca accompagnano Ljajic e Iturbe nell’assedio iniziale e Benassi e Baselli mordono i già timidi centrocampisti rossoneri. D’altronde, il centrocampo è l’unica zona del campo dove Montella sa di potersi permettere un turnover più ampio. In difesa, appena appena uno spazio a Gomez e in attacco minuti preziosi per il mai domo Lapadula.
PIANO DI PRIMA – Sorprende (ma nemmeno troppo) la verve del Toro all’inizio. Ljajic è ispirato, il tifoso milanista Belotti è battagliero fuori da ogni dubbio e Iturbe lascia intravedere qualche lampo di quelli che fecero innamorare Verona. La maggiore pericolosità è granata sin da subito e, paradossalmente, il parto del gol del ‘Gallo’ è un’occasione milanista con un tiro telefonato di Bertolacci da posizione defilata. Sul ribaltamento di fronte, il pessimo posizionamento di Gomez fa il resto, con Belotti imbeccato da Benassi che può alzare la cresta sotto la curva Sud, infilando Donnarumma sul primo palo. Magic moment per il Gallo dalle uova d’oro (vista la clausola da 100 milioni fissata da Cairo): è l’unico giocatore dei top 5 campionati europei, che in stagione ha segnato almeno 5 gol di testa, 5 di destro, 5 di sinistro. La reazione non è delle migliori e si riassume tutta in un gran tiro al volo di Kucka che si trascina sul fondo gli “uhh” di meraviglia di San Siro. Pochi mugugni all’intervallo dagli spalti: la platea, abituata a riprese di tutt’altro tenore, pregusta un secondo tempo quanto meno diverso.
IL CAMBIO DI PASSO – Le premesse non vengono disattese nella ripresa. La squadra di Montella mette piede sul ghiacciato manto erboso con i tacchetti da rimonta e non fallisce la mini-impresa. Gli stessi tacchetti con cui Lapadula, involontariamente, ferisce Hart in uscita, costretto a una vistosa fasciatura al capo. Il portiere inglese, forse intontito, al quarto d’ora non trattiene un mancino di Suso non irresistibile, Bonaventura rimette in mezzo la respinta e Kucka sbuca sul secondo palo, insaccando a porta praticamente sguarnita. San Siro esplode anche pochi minuti dopo, quando Suso telecomanda un pallone sul piede di Bonaventura in area, che completa il ribaltone in maniera mirabile. Proprio lui che, nel primo tempo a reti ancora inviolate, si era letteralmente mangiato un’occasione colossale di 1 contro 1 con Hart, facendosi rimontare da Barreca (che aveva rimediato così all’errore da cui era nata l’azione e che si fa espellere poi nel finale). Quello che resta è pura cronaca. Donnarumma fa quello che sa fare meglio (cioè il fenomeno) su Belotti in uscita e Lapadula, dopo aver scartato Hart e anche i fotografi, decide di tenere tutti ancora sulle spine sparando addosso a Morretti sulla linea il pallone del possibile 3-1. Sette minuti sette di sofferenza e poi ancora Juve-Milan nel tabellone, stavolta ai quarti.
Il Torino paga i troppi errori nel controllo del match e l’incapacità di chiudere le gare quando l’avversario e alle corde, come spesso ultimamente accade. Tutta esperienza da metabolizzare in quattro giorni, esattamente quanti ne mancano al prossimo impegno di campionato proprio contro i rossoneri, dove lo scenario sarà l’Olimpico granata. I limiti tecnici di alcuni componenti, la rosa corta e lo scampato pericolo vengono ancora una volta sommersi dall’enorme carattere e cuore della squadra di Montella. E’ una macchina perfetta tranne che nel telaio, che necessita evidentemente di sforzi sul mercato, possibilmente già a gennaio, più verosimilmente a giugno. Tuttavia, parafrasando Orietta Berti: “Finchè il Milan va, lascialo andare.”

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