16 Maggio 2026
  • www.footballweb.it e’ una testata giornalistica
  • registrata presso il Tribunale di Napoli Nord –
  • Numero registrazione 22 cronologico 4288/2016.
  • Editore: Gianni Pagnozzi;
  • Direttore Responsabile: Michele Pisani

D’Annunzio, il calcio e… lo scudetto

Views: 180

“Vinceremo il tricolor” è il coro che si sente nella curva di tutte le più grandi squadre dello stivale, come augurio o buona prospettiva per il futuro. Ma da dove viene l’usanza di cucire uno scudetto tricolore sulle maglie dei campioni d’Italia? Per trovare la risposta dobbiamo tornare indietro agli anni Venti del XX secolo, precisamente nella città di Fiume. Li un gruppo di italiani, che si facevano chiamare “Arditi” guidati da un giovane focoso e oltremisura intraprendente di nome Gabriele D’Annunzio. Il poeta “vate”, appassionato di calcio, decise di organizzare una partita tra una selezione locale e il suo gruppo di arditi italiani. La partita venne vinta dalla selezione locale, ma la cosa che qui ci interessa è che la selezione italiana giocò in camicia azzurra ma con uno scudo tricolore, di foggia sannitica, anziché con lo stemma sabaudo. E qui bisogna fare un altro passo indietro, giusto per non perderci nei meandri della storia del mondo del pallone; fin dai suoi esordi la nazionale italiana aveva adottato una casacca totalmente bianca. Alcuni dicono per il colore di mezzo della nostra bandiera, altri dicono per economizzare (all’epoca i tessuti colorati costavano), altri ancora dicono in onore della Pro Vercelli, ai tempi (siamo negli anni Dieci) la maggiore squadra del paese. Fatto sta che ben presto la casacca da bianca divenne azzurra in onore dei Savoia, casa reale d’Italia. Azzurra corredata con lo stemma sabaudo ovvero uno scudo rosso con croce bianca (lo stesso che oggi si può notare sullo scudetto del Savoia di Torre Annunziata). E allora perché D’Annunzio scelse il tricolore anziché lo scudo reale per la sua nazionale “improvvisata”.
Semplice! Perché il poeta era in rotta con tutto l’establishment politico del paese, sovrano compreso, rei di aver rinunciato all’Istria, territori considerati, a ragione, italiani a tutti gli effetti. In polemica dunque col suo stesso governo D’Annunzio boicotta lo stemma ufficiale. Da lì a comparire sulla maglia dei campioni d’Italia è passo breve. Su sua stessa proposta la FIGC acconsente al privilegio, per la squadra che avesse vinto il campionato, di fregiarsi dell’ormai famoso e leggendario scudetto. Fu il Genoa, nel 1924, la prima squadra a cucirsi il “tricolore” sulla maglia. Tempo due anni però e il regime fascista impose, al posto del tricolore, anche per i club, lo scudo sabaudo affiancato dal fascio. Il tricolore ritornerà solo nel 1946/1947 con il primo campionato di Serie A post-bellico. Così come la coccarda per i vincitori della Coppa Italia, rivisitazione dello scudetto, apparirà nel 1958 con la reistituzione della competizione dopo anni di abbandono. La prima squadra a fregiarsi della coccarda fu la Lazio.
D’Annunzio e il calcio ovvero la storia di un amore sfrenato e tormentato, come tutti quello del “vate” tra l’altro. Si racconta che avesse addirittura chiesto una rivincita ai fiumani, ma che alla seconda sconfitta di fila, in preda alla rabbia, abbia deciso di evitare altre magre figure. Ma in entrambe le partite il D’Annunzio non partecipò attivamente. Anni prima sulla spiaggia di Francavilla, vicino la sua Pescara, il poeta subì un grave infortunio che gli procurò la rottura di due denti; giurò che non avrebbe mai più giocato. Anche se usò quel dolore per procurarsi un enorme piacere: scrisse a una delle sue tante “amiche” chiedendogli un “trattamento particolare” per alleviare il dolore causatogli dalbtremendo scontro di gioco. In pieno stile dannunziano! Ma si com D’Annunzio era un poeta, sapeva usare molto bene le parole; ecco cosa scrisse pensando al calcio e preparando la sfida dei suoi contro i fiumani: “Questo campo è un campo di combattenti, questo giuoco è un giuoco di combattenti.
In una vecchia cronaca fiorentina si dice del calcio gioco proprio e antico della città di Firenze, a guisa di battaglia ordinata. I campioni di tutti i reparti qui si addestrano alla rapidità, all’agilità, al colpo d’occhio sicuro, al coraggio sprezzante, alla lunga lena. Qui si foggiano i muscoli forti e gli animi grandi. Il gioco a guisa di battaglia ordinata è la preparazione all’assalto d’armi. Perciò io non assisto alla festa di oggi se non come combattente capo di combattenti. Pronti? Io grido. E voi come mi rispondete? Pronti!”

About Vincenzo Di Siena 242 Articoli
Collaboratore del sito www.footballweb.it cura la Casertana

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.