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Servizio di Maurizio Longhi – Vice Direttore FBW @riproduzione riservata
“Basta girovagare, allo stadio San Ciro vogliamo giocare”, il grido dei tifosi lanciato attraverso uno striscione affisso a Brusciano in occasione di Portici-Isola di Procida. Loro vogliono vedere la squadra giocare in città, soffrono per questo nomadismo continuo, come se ormai si fosse diventati una squadra itinerante, in campionato a Torre del Greco e in coppa a Brusciano. Ecco, almeno nelle gare infrasettimanali, dove già è uno sforzo seguire la squadra rispetto al week end, giocare al “San Ciro” sarebbe preferibile. È un po’ grottesca la situazione, magari Torre del Greco, essendo anche un comune vicino a Portici, può essere una soluzione più praticabile purché non diventi cronica, ma giocare a Brusciano è una vera e propria trasferta. Infatti, in questa gara di ritorno dei sedicesimi di coppa Italia, gli azzurri hanno giocato praticamente in trasferta, senza l’apporto del gruppo ultras che ha detto basta, non ne può più di questa umiliazione, perché trattasi di umiliazione.
Se non era per quel battito animale al 97′ di un classe ’99, la qualificazione era quasi compromessa, adesso non tanto per una sliding doors, ma è probabile che, giocando nel proprio stadio, sostenuti dalla propria città, l’Isola di Procida non avrebbe avuto proprio la forza di segnare tre gol in un tempo. È vero che il manto erboso è in condizioni impraticabili, si rischiano infortuni e non c’è la possibilità di sciorinare un gioco palla a terra ma, in attesa che chi di dovere prenda a cuore la questione stadio squarciando il velo di questa irritante indifferenza, giocare le partite di coppa al “San Ciro” avvicinerebbe la città alla squadra. Non è questa la finalità? Ci siamo dimenticati Portici-Herculaneum dello scorso dicembre? Sulla carta non c’era partita, si era andati anche sotto, ma come se la magia di quel contesto avesse un potere infallibile, si riuscì a pareggiare e si poteva anche vincere. L’anno scorso, si è battuto il Savoia nell’impianto di via Farina, quando era ancora Savoia anche se già in fase discendente con la diaspora dei migliori giocatori, conquistando la semifinale.
L’andata della quale si giocò a Portici e, solo un rigore generosissimo assegnato nel recupero alla Sessana, rimise tutto in discussione visto che, se la gara fosse terminata sul 2-0, probabilmente gli azzurri sarebbero andati in finale. Ma è un’altra sliding doors, meglio attenersi ai fatti e il messaggio dei tifosi è stato piuttosto chiaro. Loro amano la maglia e seguirebbero il Portici ovunque ma bisogna porre fine a questa farsa, proprio l’11 ottobre il “San Ciro” ha compiuto trent’anni di vita, peccato che gli ultimi siano stati di agonia. A soffrire sono soprattutto i porticesi, stufi e seccati di stare lontani dalla loro casa. Il sogno è quello di vedere tifosi con la sciarpa azzurra intorno alla vita mentre attraversano via San Cristoforo, padri che portano i propri figli allo stadio tenendoli per mano, ragazze che, grazie al fratello, al cugino o al fidanzato, si appassionano alla squadra. La passione per il 1906 deve coinvolgere anche il sacerdote della parrocchia dei Ferrovieri tra le cui mura, è stato scientificamente provato, si sentono forti e chiari i cori dei tifosi. Ma tutto questo come può diventare possibile se si gioca a Brusciano?

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