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Settimana, quella appena trascorsa, tutta dedicata alle nazionali impegnate nella qualificazioni ai prossimi mondiali di Russia. L’UEFA, la confederazione calcistica europea, comprende ben 55 federazioni nazionali: dalle grandi di sempre, come Spagna, Germania, Italia, Inghilterra, alle nazionali dei microstati come San Marino, Liechtenstein, Andorra, fino ad arrivare agli ultimi arrivi rappresentati dalle selezioni nazionali di Gibilterra e Kosovo, con lo stato balcanico che è stato inserito last minute dopo che, recentemente, è riuscito ad ottenere la tanto agognata indipendenza dalla Serbia. Ma c’è una selezione, tra quelle degli stati indipendenti o comunque autonomi, che non rientra nel novero delle 55. Non è il Principato di Monaco, che rientra calcisticamente all’interno della federazione francese, essendo troppo minuscolo per poter organizzare una competizione nazionale. E nemmeno la Città del Vaticano, i cui “abitanti” sono in altre faccende affaccendati. L’unico stato, anzi megastato viste le dimensioni, a non poter competere in gare internazionali in quanto non affiliato né alla FIFA né ad altra organizzazione è la Groenlandia. Proprio così, l’isolona a ridosso del polo Nord, enorme ma abitata da poche migliaia di persone, non ha una nazionale di calcio riconosciuta ufficialmente; e dire che il calcio è lo sport nazionale sull’isola, dipendente della corona danese ma autonoma in quanto nazione costitutiva del Regno di Danimarca (un po’ come le “home nations”del Regno Unito). Ebbene, nazione autonoma a tutti gli effetti, col calcio sport nazionale ma nonostante tutto non affiliata; perché? Perché viste le temperature glaciali che si registrano sull’isola è impossibile costruire impianti in erba naturale come la FIFA impone. Secondo l’organizzazione internazionale del calcio infatti è obbligatorio per tutte le federazioni ospitare eventi ufficiali su campo in erba naturale. Ma l’erba in Groenlandia semplicemente non cresce! Quindi per i pur appassionati e volenterosi groenlandesi è impossibile aspirare a vedere i biancorossi, o orsetti polari, come sono affettuosamente chiamati i giocatori locali, affrontare le big del calcio europeo. Quindi? Che si fa? Un piccolo spiraglio sembra però arrivare dalle stanze dei bottoni di Zurigo, dove si starebbe studiando la possibilità di concedere speciali deroghe per quelle federazioni ubicate a latitudini improbabili. La Groenlandia spera e noi con loro. Ad affiliazione alla FIFA avvenuta, la federazione groenlandese, la Grønland Boldspil Union, dovrebbe decidere se affiliarsi all’UEFA seguendo la Danimarca come entità politica europea, oppure alla CONCACAF, cioè alla confederazione nordamericana, in quanto geograficamente appartenente al continente americano.
Il campionato locale, che si gioca dagli inizi degli anni ’70, si concentra tutto nei (pochi per la verità) mesi estivi, articolandosi in tre fasi: una locale, una regionale ed infine nella fase finale nazionale; due gruppi da quattro squadre quindi playoff finali tra le migliori quattro. Dominano le squadre di Nuuk, il capoluogo nonché maggior centro dell’isola; in particolare il B-67 di Nuuk vince ininterrottamente il torneo da cinque anni. Come dire, la Juventus del posto, sperando di trovare presto il B-67 in Champions League e la Groenlandia nella competizioni di qualificazioni ai grandi tornei per nazionali.

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