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Servizio di Maurizio Longhi – Vice Direttore FBW @riproduzione riservata
Questa rubrica è nata per permettere ai tifosi di esternare tutto il loro amore per il Portici ma, nello stesso tempo, vogliamo che emerga non solo il quadro del tifoso ma anche il profilo della persona, perché un cuore che tifa è anche un cuore che vive una storia esclusiva e inviolabile. Ogni tifoso è una persona che, dopo aver seguito la propria squadra del cuore, poi ritorna alla sua vita, ai suoi impegni, ai suoi affetti. Questa volta facciamo accomodare nel nostro spazio Luigi Neri, definito l’Harrison Ford di Portici e, quando glielo si ricorda, si schermisce e derubrica il tutto ad una sana lepidezza amicale. Come professione fa fiorire il deserto, così se qualcuno l’ha associato ad un noto attore statunitense, noi lo facciamo passare per una ascetica guida spirituale. Bando alle ironie, anche se lui sa stare al gioco, Luigi Neri da Chicago, cioè da Portici, è il direttore tecnico di un’azienda che realizza il verde e cura il paesaggio. Il nostro ospite è un ingegnere naturalistico e ambientale, e il tema ecologico è più attuale che mai da indurre tanti scrittori a produrre pubblicazioni sulla tematica, finanche Papa Francesco, che è qualcosa in più di uno scrittore
La tutela del patrimonio paesaggistico, quindi, rientra tra le mansioni di Luigi Neri che, dal suo lavoro, ha ereditato il senso dell’estetica con cui assiste anche alle partite del Portici: “Sono un amante del calcio dilettantistico ma soprattutto della sfera tecnico-tattica, tant’è che, quando giro l’Italia per lavoro, mi viene la curiosità di seguire le squadre del posto in cui mi trovo per studiarle, vivisezionarle. Proprio per il mio girovagare, ho avuto a che fare con tanti allenatori con i quali ho intrattenuto lunghe dissertazioni tecnico-tattiche, ma poi la squadra che seguo più da vicino è una sola…”. E gli chiediamo di parlarci di questa squadra e cosa provi per essa: “Mi sembra ovvio e scontato che stiamo parlando del Portici, squadra della città in cui vivo e che seguo da anni fino a perderne il conto. Nel corso di tutti questi anni, ho maturato un amore viscerale per la maglia, le partite le seguo con un grande trasporto emotivo”. Anche lui è un tifoso di vecchia data benché non sia vecchio a livello anagrafico, lo precisiamo perché non vogliamo essere noi a demitizzare chi gode di un certo appeal come lui visto il pesante soprannome affibbiatogli. In questi anni, ci sono state partite memorabili, epiche, da leggenda, mentre altre che vorrà cancellare dalla memoria ma non ci riesce: “Il campionato di quattro anni fa che ci ha condotto in Eccellenza è stata una cavalcata emozionante, anche perché non eravamo particolarmente accreditati, quella squadra non brillava per mezzi tecnici ma aveva un cuore immenso. Quel cuore che la portò a scrivere una favola nella famosa trasferta di Teggiano, che impresa vincere in sei uomini contro dieci, qualcosa di unico e irripetibile. Sembrava tutto sfumato, invece, l’orgoglio porticese fece sì che, nel mors tua vita mea, affiorassero quelle risorse che resero possibile il blitz. Poi, come ci sono i ricordi piacevoli ce ne sono anche altri meno belli, come una cinquina subita dalla Frattese, è vero che i nerostellati erano una corazzata e noi una matricola, ma quel passivo fu imbarazzante. Da tifoso, ricordando quell’amarezza al triplice fischio, dico che la speranza è quella di non vivere mai più una simile sensazione”.
Questo Portici qui, magari evitiamo di chiamarlo corazzata, ma è una squadra di tutto rispetto, candidata ad un campionato importante e, chissà, anche trionfante. È l’augurio di tutti noi, l’inizio è stato anche positivo al di là del tonfo di San Giorgio, ma la reazione è stata immediata e l’entusiasmo tra la tifoseria è altissimo. Luigi Neri, però, preferisce non fare voli pindarici e predicare calma: “Voglio essere sincero, come qualità dell’organico, non ho dubbi nel dire che c’è stato un netto miglioramento rispetto allo scorso anno ma, nello stesso tempo, ho notato una involuzione sul piano del gioco. Di solito, capita che si acquistino elementi per vincere un campionato e poi, proprio questi, si rivelano meno devastanti del previsto. Ci si può issare in alto, ma voglio mantenere i piedi per terra e pensare partita dopo partita, senza guardare troppo in avanti, perché il cammino è lungo e più difficile di quanto ci si aspetti”. Cambiamo argomento e, da uno con un grande senso dell’estetica, non possiamo non chiedere cosa gli piaccia di più della città di Portici: “Il fatto che sia una città che, pur vivendo come satellite di Napoli, brilla di luce propria per la storia che la caratterizza, la cultura che offre, l’estrazione medio-borghese dei suoi abitanti, tutto questo rendono Portici unica, sicuramente un orgoglio per tutta l’area vesuviana”. Per chiudere, gli chiediamo di fare un appello a quei tifosi ancora indecisi se venire o meno a seguire il Portici: “Consiglio a tutti di venire perché questo Portici comunque fa divertire, segna tanto e, quindi, non annoia. In queste prime partite, le vittorie sono state sempre larghe, quest’anno si può contare su un attacco particolarmente prolifico. E poi sentirsi parte di una comunità passa anche per il tifo verso la squadra della propria città, in questo modo aumenta il senso di appartenenza alla comunità stessa ed è già una vittoria, un passo importante per costruire una identità collettiva”.

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