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È bastato un goal di Maxi Lopez a regalare la vittoria alla bestia nera del Napoli. A Fuorigrotta vince il Chievo operaio di Maxi Lopez e Izco. Specializzato però, perché abbina una discreta qualità alla legna in attacco e in mezzo al campo. Il centravanti argentino non si fa pregare, e buca la porta di Rafael. Sotto accusa, come sempre, la difesa del Napoli. Distratti i due centrali titolari, ancora più in confusione Inler, che non vede l’inserimento dell’avversario e non offre copertura. Il centrocampo, sempre in inferiorità numerica, non riesce a costruire gioco con velocità e precisione. L’attacco sbaglia, e tanto. Higuain si divora un rigore, Insigne sbaglia per l’ennesima volta quello che dovrebbe essere il suo punto di forza. Hamsik, apparso in leggera ripresa, prende l’iniziativa e ha almeno il merito di centrare la porta. Ma Bardi para tutto. Nella ripresa, spazio al consueto turnover tanto caro al tecnico spagnolo. Dentro prima l’attesissimo Mertens per l’evanescente “talento” di Frattamaggiore, poi De Guzman per Callejon, altro grande assente, infine l’arma segreta. Che però si chiama solo Duvan, anche Zapata, ma alla fine non cambia nulla. Gli innesti non cambiano volto alla partita. Troppo lenti e in evidente ritardo di preparazione gli azzurri. E c’è una domanda che turba i sogni di tanti tifosi azzurri. Il modulo è fisso e immutabile? Possibile che un tecnico preparato e esperto come Benitez non sappia o non riesca a cambiare la disposizione degli uomini in campo? Al campo l’ardua sentenza. In merito ai singoli, i voti non si distaccano dall’insufficienza generale, con qualche quattro sul registro. Maggio, l’ex motorino. Tecnicamente ha un controllo di palla tipico di un giocatore di categoria inferiore. E non corre neanche più. Albiol vive di gloria e di onore, ma il suo campionato non è ancora iniziato. Sono troppe le sbavature, non degne di un professionista esperto quale è lui. Insigne continua a passare per talento da sostenere e supportare, ma ancora non dimostra un decimo del valore che gli è stato assegnato d’ufficio da stampa e tifosi veraci. E i panchinari si possono chiamare con tutte le locuzioni e gli aggettivi di questo mondo, ma sono calciatori di seconda fascia. Per usare un eufemismo. Insomma, nuovo campionato, vecchi problemi. Che la società ha ignorato per l’intera sessione di calcio mercato. Basteranno Benitez e un generico “ambiente compatto” invocato dallo stesso mister a produrre risultati?

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