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Servizio di Maurizio Longhi – Vice Direttore FBW @riproduzione riservata
Ogni settimana visita un museo, lo fa perché l’arte per lui è sia un passione ma anche una professione. Però, il capolavoro più bello che abbia mai visto è quell’azzurro della maglia del Portici, così immenso che non potrebbe essere confinato all’interno di mura e pareti perché è itinerante quanto glorioso. Paky Romano è un giovane tifoso del Portici, spesso parte dal Viale Camaggio insieme ad un gruppo di amici, sempre più numeroso, in direzione stadio. È un art director, come si dice in gergo, cura la direzione artistica di eventi e serate in giro per l’Italia ma si diletta anche come deejay perché, come sostiene con forza, anche la musica è una forma di arte. L’amore per il Portici 1906 gli batte così forte nel petto che, quando si trova fuori regione per lavoro, cerca di trasmettere la passione per la squadra della sua città lungo lo Stivale. Ha uno spirito eclettico ma quando c’è la partita del Portici tutto passa in secondo piano, ne ha girati di musei ma uno come il “San Ciro” non ha eguali, non c’è opera che tenga dinanzi alla maestosità dello stadio porticese.
Se l’arte va interpretata, la maglia del 1906 va amata, sic et simpliciter, e lui la ama follemente, da anni, da una gara in particolare e ce lo racconta adesso: “Ero adolescente quando ho iniziato a seguire il Portici, frequentavo una scuola calcio dove ci invitavano a vedere le partite della prima squadra. Ci allenavamo al vecchio “Campo a Valle” e ci capitava anche di vedere i giocatori che la domenica andavamo a vedere al “San Ciro”. Ricordo la prima partita che andai a vedere, mi accompagnò mio padre, era la stagione 2000-2001, il Portici piegò la Barrese 3-1 se la memoria non mi inganna. Era una domenica mattina che non dimenticherò mai, come alcuni dettagli, fui colpito da quel gruppo ultras che trovava posto nella Curva Vesuvio, quella che subito salta all’occhio salendo le scale degli spogliatoi. Quella mattina ero in compagnia di mio padre ma poi iniziai ad andare da solo alle partite, ai tempi delle scuole medie ero proprio un tifoso sfegatato, da piccolino ammetto che avevo qualche simpatia per il Milan ma il Portici l’ha totalmente spazzata via. Ora mi piace seguire le partite del Napoli ma lo faccio con un trasporto emotivo diverso rispetto a quando vedo il Portici o la Nazionale Italiana. Non possiamo dominare le sensazioni, mi è successo addirittura di non aver dormito prima di qualche gara importante del Portici, questo spiego tutto…”.
Segue il Portici da quando era poco più che un bambino e, dopo tanti e tanti campionati trascorsi sugli spalti ad incitare, soffrire e trepidare, viene spontaneo chiedere a Paky che partita gli sia rimasta più impressa rispetto alle altre: “Mi viene naturale pensare a Teggiano. Lì è scappata la lacrima, è stata una emozione unica, non solo la partita in sé, piena di colpi di scena, ma anche il seguito. Siamo arrivati a p.zza San Ciro ed è partita la festa per il ritorno in Eccellenza, c’era tantissima gente e anche chi chiedeva cosa stesse succedendo, tutti si incuriosivano e ci trovavamo abbracciati al grido di forza Portici. Ma come ci sono state queste partite bellissime da ricordare, ce ne sono state altre un po’ amare con una posta in palio ricchissima. Penso allo spareggio perso con la Mons Taurus, quello a San Giorgio di qualche mese fa ma il campionato scorso mi ha regalato anche una gioia immensa. Non potevo perdermi Herculaneum-Portici e, quando ho saputo del divieto di trasferta per noi tifosi porticesi, mi sono subito industriato per trovare una soluzione. Trovata immediatamente. Ho seguito la partita da un balcone e chi si aspettava che avremmo vinto in modo così netto, segnando tre reti in casa della capolista. Ad ogni gol esultavo come se stessi allo stadio”.
Ad uno che ama l’arte in tutte le sue sfaccettature non possiamo non chiedere cosa gli piaccia di Portici città, un occhio come il suo può cogliere aspetti che possono sfuggire ai più: “Definisco la nostra Portici una metropoli in miniatura, dotata di storia e cultura. Le nostre bellezze possono fare invidia anche alle grandi città e non penso di essere eretico dicendo questo visto che, come piccolo comune di provincia molto vicino a Napoli, non ci manca niente. Abbiamo una storia tutta da scoprire che affonda le radici dai tempi antichissimi e che poi è stata solo nobilitata dall’insediamento dei Borbone. Possiamo vantare una ferrovia, la prima d’Italia, due fermate della Circumvesuviana, un bosco, un Palazzo Reale, ville settecentesche, ci manca solo un aeroporto. Questo per dire che i servizi non ci mancano e dobbiamo essere fieri del nostro territorio”. Ora passiamo al Portici attuale, a questa squadra che, in queste prime uscite stagionali, ha impressionato così tanto andando addirittura al di là delle aspettative. Paky, che ha seguito il 1906 anche in tempi di vacche magre, sogna una epopea azzurra ma adesso preferisce un profilo basso: “Il vero Portici è ancora da vedere. Non dimentichiamo che abbiamo affrontato due squadre di categoria inferiore, il nostro vero valore verrà fuori quando incontreremo chi, sulla carta, può tenerci testa. Ciò non toglie che questo inizio scoppiettante ha fatto felici tutti, me compreso, sempre meglio vincere che arrancare, mi sembra ovvio. Le vittorie, poi, servono sempre per dare morale ma, anche dopo ciò che è successo l’anno scorso con un Portici molto diverso tra andata e ritorno, ci tengo a mantenere i piedi ben saldi per terra. Non me la sento di sbilanciarmi, ora aspetto che battiamo qualche avversaria di rango più alto, lì daremmo una grande dimostrazione della nostra forza”.
L’entusiasmo tra i tifosi sta crescendo ma, proprio come è successo lo scorso 1 maggio, è emozionante vedere una città intera mobilitarsi per andare a sostenere il Portici. Chiediamo a Paky, da giovane tifoso, cosa si sente di consigliare a chi è indeciso se venire o meno allo stadio: “Per me la squadra della propria città deve avere sempre la priorità, non tanto per una questione di mero campanilismo, ma perché l’ho sempre pensata così. E la si deve seguire indipendentemente dalla categoria, personalmente credo alle favole nel calcio, che ne sappiamo dove saremo tra qualche anno? Non credo sia una questione romantica ma un pensiero legato ad un sogno, ritengo che abbiamo tutti i requisiti per poterci fare spazio tra i grandi. Ma questo è solo un mio sogno da tifoso, tornando a noi, mi dispiace quando qualcuno snobba il Portici per la categoria, il contesto passa in secondo piano quando gioca la squadra della tua città”.

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