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Da che era una certezza, ora è in dubbio se utilizzarlo ancora o meno. Dalle certezze avute nei match con Spezia e Verona, sono sorti i dubbi della partita di Novara. Una partita, dove la Salernitana ha fatto ben poco, ed ha palesato limiti in attacco oltre alla solita amnesia difensiva. Sannino, in vista dell’anticipo contro il Vicenza, sta riflettendo, tra una strigliata e l’altra alla squadra, come proseguire il cammino. Andare avanti con la difesa a tre e col centrocampo a cinque che garantisce una maggiore copertura in mezzo al campo, o abdicare e ritornare al tanto amato 4-4-2? 3-5-2 o 4-4-2 …. E’ questo l’amletico dilemma che attanaglia il professore di Ottaviano, oltre ad alcuni nodi da sciogliere in tempi brevi. Come la posizione di Odjer: il Signore del centrocampo lotta, sgomita, sale in ascensore e va a recuperare una miriade di palloni anche di testa nonostante un fisico tutt’altro che da granatiere. Ma è quando bisogna organizzare la manovra che si scioglie come neve al sole. Appoggi semplici, tanti passaggi ma tutti fini a se stessi e ricerca sporadica della verticalizzazione e dell’imbucata. Va bene difendersi, ma soprattutto in casa bisogna anche saper menare le danze. E poi Rosina: anche la sua posizione in campo, che gli toglie fantasia e lucidità negli ultimi trenta metri, lì dove effettivamente servirebbe, è finita irrimediabilmente sotto la lente d’ingrandimento. Senza dimenticarsi di Alfredo Donnarumma, bomber dalle polveri bagnate che dopo un’estate…movimentata e trascorsa nell’attesa di una chiamata reale, concreta, dalla serie A è invece rimasto a Salerno che, tuttavia, attende ancora di vedere all’opera il miglior Alfredino. Mister Sannino cerca risposte ai suoi interrogativi e soluzioni per una Salernitana che dalla cintola in su fa una fatica immane a produrre gioco, ad essere pericolosa, anche a calciare in porta, semplicemente. Dalle prove tattiche di oggi potrebbe già trapelare qualcosa: non sugli uomini, dato che il tecnico fa sempre molta attenzione a mischiare le carte, bensì sul modulo. Tre le possibilità, al momento. La prima: continuare con la difesa a tre nonostante si giochi in casa contro una squadra temibile ma non irresistibile, magari alzando un po’ il baricentro anche se alcune peculiarità ed alcuni movimenti devi averli e farli tuoi dal principio e questa Salernitana, sempre terribilmente bassa e schiacciata nei pressi della propria area di rigore quando schierata con il sopracitato assetto tattico, ha dimostrato di non possederli. Seconda ipotesi: tornare al 4-4-2, inserendo Zito alto a sinistra e spostando Rosina sul lato opposto, mentre in difesa il sacrificato sarebbe Schiavi. Terza ipotesi, meno percorribile ma sicuramente affascinante: quella del tridente. Un 4-3-2-1, modulo ad albero di Natale tanto caro ad una delle squadre più forti degli ultimi 20 anni come il Milan di Carlo Ancelotti. Caccavallo e Rosina alle spalle di Massimo Coda, con Donnarumma sacrificato (ma qualsiasi sia il modulo di partenza la presenza dell’ex Teramo non è scontata, anzi). Così la Salernitana si schiererebbe nuovamente con tre centrocampisti, coprendo l’ampiezza del campo (anche se Odjer play non convince in fase di costruzione) ma soprattutto le spalle ad un tridente ben assortito: fantasia, esperienza, tenacia, imprevedibilità, spirito di sacrificio e cattiveria sotto porta. Ancora qualche giorno e poi sarà il momento delle scelte, con il ciclo di ferro di tre partite in sette giorni che giocherà un ruolo fondamentale.

Raffaele Cioffi

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