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Un padre tifoso sfegatato, un suocero (Fausto Sara) che è stato presidente dell’Avellino. Insomma, per Cleo Murino certe scelte di cuore (sotto il profilo calcistico) sono state obbligate. Anche se, a dirla tutta, l’amore di Cleo Murino per i colori biancoverdi è sempre stato forte. Il destino, poi, lo ha messo di fronte a una grande opportunità: unire la sua passione alla professione. Non ci ha pensato su due volte ed è diventato addetto stampa della società irpina nel 2003-2004. Certo, fu un campionato balordo, culminato con una retrocessione già scritta a gennaio, eppure se chiedete a Cleo Murino di parlare di quella stagione assurda non esiterà a raccontarvi qualche aneddoto con il sorriso sulle labbra. Il motivo? Beh, non capita tutti i giorni di lavorare con Zeman. “Era unico. Un vero maestro: vedeva più in là degli altri. Pensa che Gennaro Sardo era criticato per i suoi piedi ruvidi. Ma Zeman lo stimava perchè era il primo ad arrivare al campo di allenamento e l’ultimo ad andarsene. Lo obbligava a calciare per intere sessioni il pallone contro il muro, come nelle scuole calcio. Aveva capito che la sua buona volontà lo avrebbe portato nella massima serie. Aveva ragione Zeman: infatti questo è il 12° campionato di Sardo in A”. Ma Cleo Murino esprime parole di elogio anche per Peppino Pavone, ds dell’Avellino in quel periodo. “Era un grande talent-scout. Quell’anno cercò di portare alla corte di Zeman un attaccante sconosciuto che si chiamava Quagliarella. L’affare saltò perchè Moggi si oppose, ma intanto Peppino aveva visto giusto. Ancora una volta”. E’ davvero piacevole ascoltare i ricordi di Cleo Murino sulla storia (più o meno) recente del club. Adesso, però, incombe sulla squadra di Toscano un presente ancora tutto da decifrare. Per capirne qualcosa in più abbiamo chiesto proprio a Cleo Murino questa intervista.
Comincio con una domanda un po’ assurda: cosa salvi della pessima gara dell’Avellino contro l’Entella?
“Nulla, davvero niente. Ho rivisto la squadra confusionaria del precampionato. Posso concedere delle attenuanti generiche a Toscano perchè ha dovuto fare a meno di alcuni uomini durante la fase di preparazione, ed è stato costretto a lanciare in prima squadra diversi ragazzini che necessitavano di un periodo di ambientamento. Comunque, la mia fiducia a Toscano è a tempo.
Donkor è salito sul banco degli imputati per alcuni errori marchiani nella partita di domenica. Ma è solo colpa sua?
No, non è colpa sua, ma è un giocatore che durante la preparazione non mi ha convinto. Le sue doti atletiche non si discutono, ha un fisico esplosivo, ma troppo spesso si distrae e rischia di combinarla grossa, come domenica o come nell’amichevole contro la Vultur Rionero. Tatticamente è un terzino e andrebbe bene in una difesa a 4, ma in una difesa a 3 no. E lo si è visto nella gara di Chiavari”.
Verde è uno dei giocatori più talentuosi in rosa, eppure viene schierato ancora con il contagocce: rischia di diventare un enigma tattico?
“Inizialmente Toscano voleva plasmare l’Avellino con il 3-4-3, con Verde esterno nel tridente e Castaldo punta centrale per ricevere cross dalla fasce. Poi il tecnico si è accorto che Castaldo non è una prima punta e che è sprecato in quel ruolo. Quindi Toscano ha cambiato rotta e accantonato il 3-4-3. Verde potrebbe giocare alle spalle del tandem di attacco, ma adesso sarebbe un azzardo, perchè in questo momento è difficile supportare Verde-Castaldo e Ardemagni, in quanto la difesa e la linea mediana non danno grande affidabilità in copertura”.
Sabato l’Avellino ospiterà il Trapani che l’anno scorso sfiorò la promozione in A. La squadra di Cosmi fa ancora paura come nell’ultimo campionato.
“Il Trapani visto con la Pro Vercelli no. L’organico non è più lo stesso, ma in panchina ha un vecchio volpone come Cosmi che è sinonimo di garanzia”
Pronostico?
“Non amo fare pronostici, ma siamo obbligati a vincere perchè dopo il Trapani c’è la trasferta proibitiva di Verona. Per questo l’Avellino non può fallire l’obiettivo dei tre punti sabato. Altrimenti dopo quattro giornate si ritroverebbe già con l’acqua alla gola”.
Mariano Messinese


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