16 Maggio 2026
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Gravina e la Lega Pro a 60. Sicuri che sia un bene?

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Gravina, presidente della Lega Pro, ha recentemente commentato: “Dopo il 4 agosto mi toglierò qualche sassolino dalla scarpa specialmente nei confronti di chi dubitava della mia presa di posizione sul ritorno a 60 squadre. Qualcuno resterà sicuramente deluso”. Sappiamo che l’appiglio dei “promotori” del campionato a 60 squadre è rappresentato dalle norme federali che prevedono chiaramente che la terza serie debba essere strutturata su tre gironi da venti squadre ciascuno. Questa la legge, poi c’è la realtà dei fatti. E siccome chi deve sostenere una tesi la deve anche provare riportiamo alcuni numeri (che fanno riferimento alle ultime stagioni esclusa ovviamente quella appena terminata e quella che sta per cominciare).
Dati FIGC alla mano (aggiornati alla stagione 2014-2015) a fronte di un fatturato medio di 3,1 milioni di euro di utili, una squadra di Lega Pro ne vede uscire dalle proprie casse 4,2 (cifra che comprende ovviamente i costi di gestione e altre spese). Quindi di media, ogni squadra di terza serie, euro più euro meno, finisce la stagione con una perdita di circa un milione di euro; passivo che non tutte le società riescono a sanare nell’immediato e, per chi non riesce poi a far quadrare i conti, ecco apparire lo spettro del fallimento (anche quest’anno, come del resto accade da almeno una quindicina di anni, alcune squadre non sono riuscite a far fronte all’impegno scomparendo dal calcio professionistico). E non è tutto: le uscite più imponenti sono da addebitare agli ingaggi di giocatori, dirigenti e collaboratori. E’ stato calcolato che la media stipendi in terza serie è pari a circa 25.000 euro a calciatore (ovviamente anche qui bisogna leggere bene il numero che è una media che naturalmente appiattisce il dato al “centro”). Ora, il rapporto tra le spese di ingaggi per i tesserati e il fatturato totale di un club si aggira intorno al 78%, un’enormità a ben vedere.
Se a ciò si aggiunge una copertura televisiva pressocchè inesistente (sulla questione torneremo) e sponsor che non sono incentivati ad elargire molto denaro, ecco che il quadro è completo. Tralasciando l’annosa questione degli stadi, molti dei quali, fatiscenti e/o troppo piccoli, farebbero fatica anche ad ospitare una gara di Serie D.
I presidenti sono costretti a racimolare quello che possono e ad accontentarsi dei ben miseri contributi che le serie superiori versano e che poi vengono redistribuiti.
Ultimo dato significativo: dal 2000 al 2015 (escludendo quest’anno) sono ben 107 le squadre che non sono riuscite ad iscriversi, con la Campania ad avere il triste primato di società sparite dai radar del calcio professionistico.
Allora, leggendo questi dati inquietanti, e tenendo conto che il fatturato delle società di terza serie è paradossalmente in crescita, qualsiasi dirigente correrebbe ai ripari. E il fatto che dall’anno prossimo la tv della Lega Pro da gratuita diventerà a pagamento, se da un lato potrebbe dare una mano per la causa delle società, dall’altro potrebbe disincentivare i tifosi (non tutti saranno concordi nel pagare, anche se le somme sono basse).
Sembra persino banale sentenziare che la Lega Pro così com’è andrebbe ulteriormente snellita; d’altronde seppure i campionati esprimono un buon livello e uno spettacolo allettante, le presenze allo stadio sono davvero basse, soprattutto in alcune piazze minori.
Premesso che anche la Serie A e la Serie B necessiterebbero di una sforbiciata, la situazione è più drammatica quanto più si scende di livello. Stesso discorso per la Serie D, dove davvero bisognerebbe fare una statua a chi decide di investire e di portare avanti un’attività sportiva. Ribadiamo una battaglia che il nostro sito porta avanti da tempo: sarebbe cosa buona e giusta avere una Lega Pro strutturata su due gironi (per un totale magari di 40 squadre) con un meccanismo di promozioni e retrocessioni che ricalchi la vecchia serie C1. Le vincenti dei due gironi più le vincenti dei play-off dei due gironi andrebbero in B; analogamente le ultime due più le due perdenti per girone dei play-out retrocederebbero tra i dilettanti per un totale di quattro promozioni e sei retrocessioni.
Si darebbe anche un bello slancio alla competitività e all’interesse dei campionati (evitando misure assurde come quelle di allargare i play-off a tantissime squadre dopo ben 38 giornate di campionato).

P.S. Magari eliminando una competizione come la Coppa Italia di Lega Pro, della quale personalmente non ho mai compreso il motivo d’essere.

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Collaboratore del sito www.footballweb.it cura la Casertana

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