16 Maggio 2026
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Juventus, squadra piu’ odiata o piu’ amata ?

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Isisoro Niola - Redazione - Servizio di Isidoro Niola @riproduzione riservata

Un’ossessione, un chiodo fisso, una malattia. Questo è la Juve per i tifosi del Napoli, la squadra più odiata (ma anche più amata) da parte di metà del popolo partenopeo. Nella terra di Partenope non ci sono vie di mezzo. La Juve o si odia o si ama. Figurarsi se un calciatore che veste la casacca azzurra passasse con il “nemico” che veste la casacca a strisce bianconere. Il “casus belli” che tiene banco in queste ore è quello relativo al passaggio in bianconero di Gonzalo Higuain, fino a poco tempo fa idolo dei tifosi azzurri, secondo solo a Maradona nel cuore del popolo napoletano. Il passaggio al nemico giurato equivarrebbe ad un tradimento che, nel regno della sceneggiata, va punito con il sangue… Eppure tra Juventus e Napoli tanti calciatori sono passati dall’una all’altra sponda, in barba alla rivalità vera o presunta tra le due squadre. Tutto ha inizio cinquant’anni fa, nell’estate del 1965, quando un idolo delle folle bianconere passa al Napoli. Omar Sivori, probabilmente uno dei più grandi giocatori di sempre, pupillo dell’Avvocato Agnelli, lascia Torino per Napoli alla corte del comandante Achille Lauro, patron della società azzurra. Sivori è stanco del suo allenatore, il paraguaiano Heriberto Herrera, chiamato il ginnasiarca per i suoi metodi di allenamento. L’argentino, che con la maglia bianconera ha vinto tre scudetti, due coppe Italia ed un pallone d’oro quale miglior giocatore in un campionato europeo, arriva a Napoli all’età di trent’anni e per lui sarà vivere una seconda giovinezza. Anche se non vincerà alcun trofeo, in coppia con Altafini (ricordate bene questo nome) per quattro stagioni sarà il nuovo idolo dei napoletani. Lascerà l’Italia nel 1968 dopo un Napoli-Juve (quando si dice il destino). Verrà espulso per un bruttissimo fallo sullo juventino Favalli e verrà squalificato per sei giornate capendo che il suo tempo in Italia e’ ormai finito. Arriviamo al 1972. Il Napoli ha cambiato padrone. Da tre anni a guidare la società partenopea è un giovane ingegnere di origini calabresi, si chiama Corrado Ferlaino che ha comprato le azioni del comandante Lauro. Gli azzurri hanno due pezzi pregiati. Uno gioca in porta, Dino Zoff, l’altro è il centravanti, Jose Altafini, trentaquattrenne con un po’ di pancetta. La Juve non se li fa scappare e quel volpone di Italo Allodi, general manager bianconero, li mette sotto contratto. Sarà proprio Altafini a dare un immenso dispiacere ai napoletani quando nello scontro diretto per le sorti dello scudetto del 6 aprile 1975, segnerà il gol del 2-1 a tre minuti dalla fine. Da allora verrà chiamato “core ngrato”. Arriviamo agli anni ’80. Nel 1984 a Napoli è arrivato Maradona e con lui Bagni e Bertoni. Si sogna lo scudetto. Dalla Juve arriva un attaccante che in maglia bianconera non ha avuto troppa fortuna. Si chiama Domenico Penzo, ha le gambe ad ics e giocherà all’ombra del Vesuvio un solo anno senza gloria. Nel 1989 al Napoli passa un’ala destra di grande talento che a Torino con Platini ha vinto lo scudetto nel 1986 e la Coppa Intercontinentale. Per la cronaca, prima di venire alla Juve, ha giocato con l’Udinese con un certo Arthur Zico. Lui si chiama Massimo Mauro, di Soverato in provincia di Catanzaro. Con Maradona vincerà uno scudetto e una Supercoppa Italiana nel 1990. Anni ’90. Maradona non c’è più. Il potere calcistico si è spostato sull’asse Milano-Torino, sponda Juve. È’ il 1994 ed Il Napoli naviga in brutte acque sul piano economico anche se ha appena conquistato un posto in Coppa UEFA. Sulla panchina azzurra siede un giovane allenatore che somiglia tanto a Paul Newmann ma è nato nell’italianissima Viareggio. Si chiama Marcello Lippi e piace tanto alla famiglia Agnelli. Nel Napoli gioca anche un difensore cresciuto nelle giovanili e con Maradona ha vinto due scudetti, una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana. Lui si chiama Ciro Ferrara. La Juventus, diretta da Luciano Moggi, ha l’occhio lungo e non se li fa scappare. Lippi e Ferrara con la Juve vinceranno tutto quello che c’è da vincere, in Italia, in Europa e nel Mondo. Arriviamo al 2010. Nel Napoli targato Aurelio De Laurentiis, dopo il purgatorio della serie C e della B, gioca un giovanotto nativo di Castellammare di Stabia. Si chiama Fabio Quagliarella, di professione attaccante. Alla Juve, in fase di ricostruzione e di transizione, ha appena dato forti dispiaceri. Lo stabiese però con l’ambiente napoletano non ha mai legato e così il presidente De Laurentiis lo vende alla Juve. Quagliarella a Torino giocherà quattro stagioni vincendo tre scudetti e due Supercoppe Italiane.

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Giornalista sportivo, iscritto all'albo dopo una lunghissima gavetta. Una passione malcelata per la Formula Uno.